Il Primo

Difficile il primo, iniziare.
Difficile pensare a quello che si vuol dire (si ha qualcosa da dire?).
Difficile ragionare sul corretto modo d’esprimersi (la parola ha ancora valore, in quest’epoca, oppure è ormai sorpassata e quindi struprabile, storpiabile?).
Difficile pensare a che messaggio dare (possiamo ancora veicolare un messaggio?).
Difficile.

Scusate, richiamo dopo.

Avevo in mente una presentazione decente, in fondo il primo post è un po’ quello che dà il taglio a tutto il resto, una specie di traccia guida, così per dire, quindi avrei voluto fosse qualcosa di modicamente cazzuto e ben articolato ma, in ultima analisi, sono costretto a concludere che le cose cazzute e ben articolate non fanno per me.
Decisamente no.
Quindi vado a braccio, improvviso, convinto del fatto che almeno tre o quattrocento grammar-nazi si solleveranno contro di me in una crociata a favore de lo bello stile. Che, poi, sollevarsi: non mi ritengo così degno d’attenzione e correggerò dicendo che si limiteranno ad arricciare l’angolo destro del labbro, espirando forte col naso.
Un modo carino per dire “Ignorante sgrammaticato dei miei rattrappiti zebedei”.

Sì, scusate, richiamo dopo.

Dunque, veniamo al succo che sennò si fa notte.
Perché Ed Felson?
Vorrei davvero fare l’elitario (potrei quasi dire “elitarista”, mi è concesso?) e negarvi questa spiegazione perché, come dicono certe intelligentissime teste sotto vuoto spinto, le informazioni, nell’era digitale, sono là fuori e potreste ottenerle facilmente, verrebbe da dire senza sforzo.
Però, personalmente, sentirmi dire una cosa simile mi manderebbe su tutte le furie e, seguendo il mantra del “non fare agli altri ciò che non vuoi gli altri facciano a te stesso”, mi sento praticamente in dovere di fornire una spiegazione.
Più corretto, mi si permetta, sarebbe dire un’infarinatura: non voglio portare a scuola nessuno, non sono nessuno per portare a scuola nessun altro. E perdonatemi la ripetizione del nessuno. Nessuno.
Cazzate a parte, torniamo al punto di partenza: perché Ed Felson?
Non voglio dilungarmi troppo, andrò quindi, in modo scarno, procedendo per punti cardine.
Dunque, per arrivare a spiegare Ed Felson bisogna partire da Walter Stone Tevis, scrittore statunitense del secolo scorso scomparso prematuramente all’età di cinquantasei anni il nove agosto 1984 (era nato il 28 febbraio 1928).
Il buon Walter, il geniale Walter, è l’autore di due romanzi scritti a distanza di 25 anni l’uno dall’altro, “Lo Spaccone” e “Il Colore dei Soldi”, che rappresentano, senza metafore, l’inizio e la fine della sua carriera letteraria.
“Lo Spaccone” rese famoso lo zio Walter, in mezzo ci furono vent’anni di buio e alcolismo, “Il Colore dei Soldi” è il seguito del primo successo dell’autore, che morì quattro giorni dopo la sua pubblicazione (dando così modo a Martin Scorsese di poter rovinare un bellissimo libro).
Ed Felson è il protagonista di queste due opere, Eddie Felson detto “Fast” per il suo modo di giocare  il biliardo.
Lo troviamo, il buon Eddie, giovane e arrogante, sicuro dei propri mezzi nel primo libro e ormai vecchio, disilluso e non ancora realizzato nel seguito della storia. E’ un uomo che si trova a dover combattere col cambiamento dei tempi: lo vediamo prima poco più che ventenne a giocare a centoventicinque nelle sale da biliardo di Chicago e, dopo, cinquantenne a dover imparare il gioco a nove palle nei bar, in un mondo che sta vedendo scomparire le sale da biliardo.
E’ un ragazzo che diventa uomo e si trova costretto ad accettare il fatto che il mondo stia cambiando davanti ai suoi occhi, senza che lui possa far nulla per arrestare il processo. E, come il suo autore, anche il buon Eddie ha un buco di vent’anni, vent’anni passati in sordina, letteralmente “seduto sul proprio talento” come scriverà l’autore riferendosi probabilmente anche a se stesso.
Non entro nei dettagli della storia, non vi rovino nulla, perché se volete i libri, forse, li stampa ancora la Minimum Fax.
E non scelgo il suo nome perché sono un critico letterario, ma più per quel che questo nome rappresenta: Eddie è un personaggio umano, profondamente umano col suo fare molto spesso insopportabile, con le sue debolezze, coi suoi errori, coi suoi successi. Eddie è, forse, il simbolo d’un qualcosa che sta scomparendo, in un’epoca fatta di smartphone e social network e distanze che si riducono. In un’epoca dove tutto e tutti devono essere perfetti e belli, sempre pronti.
Ed Felson è ormai fuori moda, come fuori moda sono i film con Paul Newman, attore che ne interpretò il personaggio sul grande schermo.
Ed Felson è, per me, un angolo in cui rifugiarmi quando voglio qualcosa che vada oltre quello che vedo giornalmente; l’angolo in cui andare quando cerco parole che possiedano sia significante che significato.
Per restare umano, come direbbe (o avrebbe potuto dire) Albert Camus.
Tutto questo per dire che, in sostanza, in questo luogo, in Ed Felson si cerca (male) di celebrare un qualche contenuto (esiste?).
Per dirla in maniera quasi Postmoderna: il contenuto è morto, viva il contenuto.
Vi allego i link per conoscere meglio Walter Tevis, che non ha scritto solo questi due libri.
Per tutto il resto Scusate, richiamo dopo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Tevis

http://www.minimumfax.com/libri/scheda_autore/392

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