Che, poi, il più stupido sono io

Stare insieme ad una persona dovrebbe essere una cosa bella, penso di non sbagliare affermando ciò.
E chiedo perdono per l’incipit, ma il vulcano sta eruttando: non c’è tempo per la cazzo di forma.
Stare con una persona dovrebbe essere un qualcosa di gioioso, una festa, qualcosa di cui essere contenti: ho al mio fianco quello che reputo tra le cose più importanti della mia vita.
Il rapporto di coppia dovrebbe essere un gioco di complicità, di spalla contro spalla, di Don Chisciotte e Sancho Panza contro i mulini a vento, contro i fottuti mulini a vento.
La paura che finisca, il costante terrore che qualcosa cambi, l’ansia del “come sarà domani”, a mio avviso – e contando tutto ciò che ho affermato poco sopra – non dovrebbero esserci.
La paura che la persona al nostro fianco muti, si evolva, si distacchi; la paura di perdere quello che si ha, a mio parere, non dovrebbe esserci.
Perché devo avere paura di perdere qualcosa che ho?
Perché, a causa di un’eventualità abbastanza esigua, di una variabile nemmeno troppo impazzita, dovrei temere che tutto finisca?
Perché devo concentrarmi su quello di cui non ho certezza al posto di stare sul pezzo, restare a contatto con quello che sta accadendo in questo momento, davanti ai miei occhi, nel presente che, poi, è l’unica dimensione temporale in cui abbiamo un qualche potere attivo?
Santi numi, è come se, adesso, continuassi ad andare al frigorifero, per vedere se c’è ancora acqua, senza bere quella che ho poggiata sulla scrivania, qui davanti a me.
Non lo so, sarò imbecille io – e innumerevoli volte sono stato pure tacciato di menefreghismo – però, santissimi numi, che senso ha vivere con l’ansia del “dopo”?
Perché, che senso c’è nel restare concentrati su quello che non è ancora accaduto al posto di vivere, per Dio, vivere quello che sta succedendo nel presente?
Che poi – e mi sembra un ragionamento plausibile – ciò che accade oggi, adesso, influenza quello che accadrà domani, dopo. E io come potrei influenzare in positivo l’adesso, se sull’adesso non mi concentro nemmeno?
Perché dovrei essere così insicuro, così poco convinto dei miei mezzi?
Se ho deciso di corteggiarti, è perché pensavo di meritarti. E siccome penso di meritarti, dono e metto tutto me stesso in quello che faccio o che ti dico. E siccome compio tutte queste azioni, in conclusione, perché dovrei avere paura di perderti? Perché dovrei essere insicuro?
Se sono consapevole che sto dando il massimo, se sono consapevole che sono al 100 e oltre non posso andare, che cosa potrei mai rimproverarmi nel caso tu decida di camminare lontano da me?
Come se non lo sapessi, come se non lo sapessimo tutti, poi, che le cose finiscono (possono finire).
Voglio dire, Zeus aiutami, viviamo in un mondo finito: guardando fuori dalla finestra non vedo cose sempiterne, vedo cose che si logorano, vedo persone che moriranno. Persino il mio cane – gli voglio un bene della madonna – anche il mio cane morirà.
E quindi, seguitemi, con quale presunzione noi, effimeri e mortali esseri, possiamo pensare di avere tra le mani qualcosa di infinito, tanto infinito dal permetterci di non concentrarci nemmeno sul presente, su quello che sta succedendo, esistendo mentre viviamo?
Non dico che bisogna essere pessimisti, o che non ha senso viversi le cose.
Dico che il timore della fine, più che un timore, dovrebbe essere una consapevolezza: sono consapevole d’avere, consapevole che tutto ha la data di scadenza stampigliata sopra e quindi è meglio impegnarsi a vivere bene e a fondo ciò che accade.
Consapevolezza che, siano due minuti o un giorno, il tempo passato a litigare è tempo buttato.
Consapevolezza che il tempo passato col muso lungo è tempo buttato.
Consapevolezza che le ore in attesa delle scuse sono ore buttate.
Consapevolezza che l’orgoglio, la permalosità, la gelosia, la paura sono cose controproducenti.
Non è amore se è così?
Perché l’amore dev’essere per forza irrazionale?
Perché dovrei mandarti a fanculo quando mi manchi?
Dirti che ti odio e che non ti voglio vedere se sono triste?
Perché devo aspettarmi che tu faccia sempre la cosa giusta, l’espressione giusta, che tu abbia sempre la frase giusta e il tempismo giusto?
Perché devo caricarti di responsabilità e aspettative che tu, che nessuno può soddisfare?
Perché dovrei passare il mio tempo a pretendere la luna, quando semplicemente vivere un giorno al tuo fianco mi riempie di gioia?
Ah, certo, mi si potrebbe dire che “se ami veramente qualcuno, perderlo fa un male cane, ci si sente incompleti, senza ragione di vivere”.
Tutto giusto, però: è qualcosa di così atroce? E’ così brutto?
Quando sto male da cani per qualcosa, quando la mattina non ho nemmeno voglia di alzarmi dal letto perché mi fa schifo tutto, sono consapevole che è per qualcosa d’importante, che ha significato molto, che mi ha reso quello che sono adesso.
Che cosa c’è di così atroce in questo da farmi salire il terrore che quello che vivo finisca e, di conseguenza, farmi passare la metà del mio tempo ad aver paura del futuro?
Rifiutiamo il dolore come se fosse satana: se imparassimo ad accettarlo vivremmo decisamente meglio.
Perché ci prendiamo così tremendamente sul serio?
Perché siamo convinti che la leggerezza corrisponda alle superficialità?
Perché non ci rendiamo conto che condividere la vita con qualcun altro è il gioco più bello del mondo, un gioco che, se ben condotto, può durare fino a che non scorrono i titoli di coda, quelli veri, quelli del grande buio?
Perché siamo così seri?
I bambini – i bambini santo iddio! –  fanno in modo estremamente ligio e meticoloso tutto quello che fanno, senza paura che nulla finisca. E non perché sono scemi.
Lo fanno perché, per loro, tutto è come se  fosse un gioco.
I bambini non hanno il domani, hanno solo il presente.
E infatti, osservandoli, si può notare che i bambini vivono fottutamente bene.

Vi lascio, perdonate la ripetizione, a una canzone per bimbi.
Come dicevo ieri, a volte sono molto più sagge le cose per bambini di quelle per gli adulti.

 

Matrioska “E’ solo un gioco”

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2 thoughts on “Che, poi, il più stupido sono io

Add yours

  1. e perchè lo stupido saresti tu??

    dovremmo un po’ tutti recuperare lo spirito bambinesco che abita dentro di noi….
    e mandare al diavolo tutte le paranoie che ci oscurano i pensieri.

    Mi piace

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