Walk with me through my fanfare (J. Frusciante)

Sei qui che cammini al mio fianco.
Io con la mia brava sigaretta tra le dita della destra, tu che ti guardi i piedi, passo dopo l’altro.
Stiamo discutendo se sia o meno giusto prendere una decisione d’istinto, di pancia.
Stiamo discutendo di te, di un problema che hai tu.
Sto cercando di aiutarti.
Ho appena detto che, non sempre, le scelte di pancia sono le migliori.
Ti ho detto, basandomi sulla mia esperienza, che un sacco di volte ho preso decisioni d’istinto e, altrettante volte, dette decisioni mi hanno condotto in luoghi in cui non ho trovato molto.
Solo una volta, forse due, ho trovato qualcosa, ho trovato tanto, ho trovato tutto.
Sto cercando di spiegarti che correre non sempre è una buona cosa.
Dico che, prima di prendere una decisione così importante, bisogna ragionarci per bene, a fondo.
Dico che le scelte di pancia rischiano di rovinare una vita.
Ti sto dicendo questo perché tu mi hai chiesto come mai non dovresti seguire il tuo istinto.
“E quindi i baci improvvisi, le pazzie, le cose fatte senza preciso motivo?” domandi ora, mentre mi guardi dal basso, una ciocca di capelli poggiata sul tuo naso. Ti brillano gli occhi, luccicano. Sorridi.
Spengo la sigaretta, butto fuori il fumo, mi dico che dovrei smettere di fumare e bere tutti i caffè che bevo.
Poi “Se decidessi di baciarti ora, di getto, non sarebbe una cosa negativa. Sarebbe una cosa avventata, dettata da quello che sento nel profondo del mio stomaco. Diventerebbe negativa se, per quello che sento nella pancia, pensassi di poter passare tutta una vita con te”.
Tu incalzi “E quando smetterebbe d’essere qualcosa di negativo e diventerebbe qualcosa da prendere in considerazione?”.
Io sto pensando, in questo momento, che odio Fabio Volo.
Da quando c’è lui in circolazione non si può più dire nulla di serio, anche quello che non è frivolo lo è diventato. Una volta, giuro, ho scritto su un foglio “Tienteli i tuoi sogni!  Mi consola la voce / Solo chi è matto ne ha di così belli!” e un mio amico m’ha detto “Chi sei? Fabio Volo?”.
No, cazzo: è Baudelaire! E i versi son tratti da “La voce”, poesia contenuta ne “I Relitti”.
Fabio Volo ha ammazzato tutto, ne ha fatto un deserto e l’ha chiamato pace.
Magari non lui direttamente. Anzi, sicuramente lui non voleva tutto questo. Spero.

Ritorno al presente, ritorno sulla terra.
Ti guardo, sorrido.
E poi rispondo “Quando questo pensiero non è più dettato dal vederti, o dall’ascoltare le cose intelligenti che dici, dalla birra, dalla notte. Quando questo pensiero rimane anche quando sono da solo, anche la mattina appena sveglio e tutte le volte che mi metto a riflettere sulle mie cose. Quando si smette di pensare a qualcuno come un semplice brivido e si inizia a reputarlo una presenza. Non un’emozione, ma un sentimento”.
Non voglio ritornare al buon Fabio ma, insomma, sembra una cazzata immane.
Tu non sei dello stesso avviso, stai camminando al mio fianco, tieni gli occhi fissi nei miei.
I tuoi occhi brillano, luccicano.
“E noi? Noi a che punto siamo?”.
Vaffanculo Fabio Volo.
Fanculo Federico Moccia.
Fanculo io che mi metto a parlare di queste cose con te.
Fanculo io che non ho pensato dove il discorso potesse andare a parare.
Siamo partiti parlando di te, del fatto che non sapevi come mai non volessi più stare col tuo ragazzo.
Stavo cercando di convincerti a provarci, a non vanificare una storia di cinque anni.
Come ho fatto a non rendermi conto dove sarebbe finito questo discorso?

Non siamo mai andati a letto insieme e la confidenza è quella di chi fa l’amore tutti i giorni.
La leggerezza dei discorsi, la semplicità con cui si affrontano le questioni.
La facilità con la quale si arriva su questi terreni pericolosi riuscendo, ogni volta, a non andare oltre, a restare corretti e integerrimi. Quasi.
Sono sette anni che non ti abbraccio, che non ti sfioro.
Beh, sì, l’amore lo facevamo quando eravamo ragazzini, prima che decidessimo di crescere su strade parallele.
Non sembra nemmeno vero, a raccontarlo. Non sembra vero a me, figuriamoci agli altri.
Solo nei libri di F.V. due persone diventano grandi fianco a fianco. Inconsapevolmente, questo povero cristo bersagliato da tutti, ha reso frivole le cose stupende.
Oddio, volendo c’è anche un bellissimo film intitolato Dieci Inverni. Ma sto andando fuori tema.

“No, a questo non rispondo” dico ridendo, guardando prima te e poi il cielo nero di Milano.
E Viale Lombardia non sarà gli Champs-Elysées, ma a volte può risultare quasi suggestivo.
Alla luce dei lampioni gialli filtrata dai rami degli alberi, con i tuoi occhi brillanti mi fissi e mi interroghi.
Mi chiedi in silenzio perché non ti abbia dato un’altra risposta.
“Non è il momento, non è opportuno, non è saggio”.
Sempre questa saggezza fottuta.
Sempre questa beffa delle domande giuste che arrivano nei momenti, nei tempi sbagliati.
“Va bene” mi dici tu, che forse hai capito, che non sei stupida, che lo sai pure tu.
Che mi hai fatto una domanda quasi retorica.
Siamo due giocolieri d’emozioni che si divertono a giocare col fuoco.
Che si divertono ad arrivare così vicino, l’uno all’altro, da poter sentire i battiti dei cuori.
Ma senza toccarsi mai.
Senza mai lasciare che il facciamo finta  si realizzi.
E, in questo momento, una bomba nucleare è appena esplosa vicino alla bocca del mio stomaco.
Ed è stupendo.
Non lo cambierei con niente al mondo.

John Frusciante “Fanfare”

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