‘Cause when you have more than you think, you need more space (J. Hannan)

Ho poco tempo e, se non fosse partita questa canzone maledetta, non sarei qui a scrivere.
Punteggiatura, sintassi, cura delle frasi: secondo piano. Ho poco tempo.
Tic-tac la lancetta corre.
Vedo: un paio di scarpe lise a bordo strada, i jeans sporchi di polvere e terra e notti passate a dormire sotto gli alberi; uno zaino scalfito dalle intemperie, un Ferrino da trentacinque litri, uno zaino da eroe; una maglia azzurra e lisa, un buco abbastanza grande nella suddetta maglia, aree più chiare, sulle spalle, dove il tessuto è più liso.
Lo zaino dondola, il paesaggio è sfuocato ché l’obiettivo è tutto aperto. Lo zaino, blu e rosso, dondola a destra e a sinistra seguendo la cadenza lenta dei passi.
Le macchine corrono lungo la statale, a ogni passaggio sollevano polvere, ne aggiungono altra a quella già poggiata sui pantaloni.
La strada è dritta, non finirà mai e farla piedi sarà un’impresa.
La strada, che non sai nemmeno dove ti stia portando.
Dove ti sta portando?

Ma non è questo, non volevo parlare di questo.
Ce l’avevo tutto in mente, poi altre immagini si sono sovrapposte alle parole e il discorso è scivolato via.
Come tutto. Come molte cose. Come le barche di sughero che facevo da piccolo e che poi liberavo nei ruscelli di montagna. Come quel mio libro che, maledetto me, ho appoggiato sull’erba troppo vicino al fiume. Chissà dove sarai arrivato, al mare? Hai visto le colonne d’Ercole? Dondolato nella corrente calda del golfo del Messico? Hai visto la California del Sur? Le megattere, hai visto le megattere?
T’immagino, in balia delle correnti, mentre doppi il capo di Buona Speranza, tra onde alte tre metri, schiuma opalescente, mare nero e scuro come la pece, minaccioso, violento.
Il mare che quando t’inghiotte non ti sputa più.
Il mare – non la polvere – da cui veniamo e nel quale moriremmo se non tenessimo la testa fuori dall’acqua.

Come quella notte sul Mar Baltico, sul ponte di quella nave.
Il freddo che mi mangiava la faccia, la sigaretta che si fumava col vento, il buio, il rumore dell’acqua, dell’ignoto.
La vastità dell’infinito che ti apre lo stomaco e lo riempie di vita, pura vita, infinita vita.
Rossa, calda, rassicurante; amorevole, bollente, purpurea.
Come il sangue, come la linfa che scorre nelle vene.
Era buio pesto, ero da solo, seduto sulla panca umida a dondolare insieme alla nave, a rollare il tabacco riempiendo i polmoni di fumo congelato.
Era buio pesto ed ero solo finché non si sono diradate le nuvole, non è sorta la luna, grande, gigante, gigantesca.
Finché il mare non s’è riempito d’innumerevoli chiazze argentee, talmente tante che sembrava cosparso di diamanti, di lucciole – sono anni che non vedo le lucciole nei prati! – e mi sembrava d’esser tornato bambino, quando le mettevo in un barattolo coi buchi e dormivo con la mia lucciola sul comodino.
Mi mancano le lucciole. Mi mancano le favole di mia nonna.
Ma è stato quando mi sono alzato, quando mi sono appoggiato sul parapetto che il cielo s’è aperto, il tempo – benedetto, maledetto tempo – s’è fermato, immobilizzato.
Quando mi sono poggiato al parapetto l’ho sentito, prima di vederlo.
Il soffio, il getto, lo spruzzo.
Alto, potente, incredibile. E poi la pinna, la pelle rischiarata dalla luna piena, la coda, una coda tanto grande da farti dire “Non ci credo”.
Uno, due, tre, quattro spruzzi.
Schiene d’argento sotto stelle luminescenti, puntate dal grande occhio di bue che è la luna nei cieli del nord.
Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, m’è venuta in mente una vecchia canzone, ho detto “grazie”.
Ho perdonato.
Per quanto si possa essere incazzati neri col Grande Capo, per quanto gli si possa rimproverare tutte le merdate che combina, per quanto si sia diffidenti nei suoi confronti, quando ci si trova davanti a situazioni così, davanti alla Bellezza, davanti alla Potenza, davanti al vero Infinito, di fronte a quello che c’era prima e spero ci sarà dopo il nostro deleterio passaggio, quando ci si trova di fronte a tutto ciò non si può che perdonarlo.
Chi crea uno spettacolo tanto bello non può essere cattivo. Distratto. Ma non cattivo.
Quella notte ho recitato la mia personalissima preghiera, il mio personalissimo Deo Gratias.
Poggiato a quel parapetto, dondolante nelle onde, con gli occhi appannati che rendevano quello spettacolo tanto salato quanto dolce, quella notte ho posto fine alla mia intima e personale guerra con Dio.
Non l’ho trovato nelle chiese, non l’ho trovato negli uomini né nei libri da questi scritti.
L’ho trovato nel nulla, in un posto tanto vasto da far pensare che fosse dimenticato anche dal Direttore.
E invece no. E invece era lì.
E’ stato il mio peyote.
Il mio viaggio interiore.
La pace con tutto quello che non riuscivo a perdonarmi né perdonarGli.
Inutile dire che non vado in chiesa, non recito i salmi, non mi inchino né prego.
La pace non proviene da un rapporto di fedeltà.
La sicurezza, forse.
Ma la pace, la pace io l’ho trovata nel Mar Baltico.

 

 

Eddie Vedder “Society”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

#See What I See

"Nessuno è te. questo è il tuo potere" E questa sono io.

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Day Off Londra

pensieri,parole,opere,omissioni di un cervello in fuga..

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Mamma for dummies

...quelle che se arriva sera ed è ancora vivo è già un successo!

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

UN PESCO IN FORNO

Appunti di controcultura queer & femminista

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

gatt(A) randagi(A)

(non tutte le streghe sono state bruciate!)

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

M for Maverick

Yesterday is history, tomorrow is a mistery.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: