Programmi per un domani dormiente

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Necessità primordiale di sfogarsi, liberarsi, scrollarsi di dosso le polveri pesanti d’un carattere tremendamente lunatico e umorale. Mai umoristico, mai.
Voglia improvvisa e brutale di cercare delle risposte in fondo ad una bottiglia di vetro verde opaco, con un’etichetta francese e un tappo di sughero di prima scelta. Toccare il fondo, scendere in picchiata verso il peggio di me stesso, dare spettacoli grotteschi in mezzo a una miriade di persone, spedire a fanculo tutto il carnet di belle cose che ronzano intorno alla mia carne di questi tempi.
Voglia di distruggere, voglia di non rischiare, voglia di dribblare il problema con abilità stupefacente.
Voglia di assumere un qualsivoglia tipo di stupefacente. Desiderio di provare dolore che sia vero, del tutto indotto, empatico e patetico. Voglia di far pena alla gente.
Percorrere la Est a velocità folle, zigzagare tra le macchine, scivolare via come una variabile impazzita, accelerare, accelerare ancora, ancora un po’ e quel che deve succedere, succeda pure.
Fragoroso bisogno di battersene il cazzo per almeno un quarto d’ora, disinteressarsi dell’orario, fregarsene dell’emotività di chicchessia, dare alle parole il valore che meritano: niente.
Dimenticare i volti, gli sguardi, i nomi: dimenticare come ti chiami, come se la tua esistenza non fosse roba che mi riguarda. Odiarti, con tutto me stesso e anche col me stesso che non ho. Ucciderti, almeno trecento volte, nella mia mente.
Bisogno di sopperire un malsano quanto inspiegabile desiderio di violenza, brutale, sanguigna, delirante e degenerante. Degenerare in qualcosa che l’occidente ancora non abbia conosciuto. Fare paura, terrorizzare, allontanare le persone. Cancellarle.
Riuscire ad esimermi dal bisogno di provare una qualunque forma d’affetto per chicchessia. Trionfare nel cinismo. Troneggiare nel menefreghismo. Bandire qualunque forma di emotività. Aggredirvi.
Farmi chiamare pazzo e confermare la vostra teoria. Riuscire ad essere il peggiore tra i peggiori, l’ultima ruota bucata del rimorchio, la lisca di pesce che costantemente ti si mette di traverso in gola.
Dare fastidio. Dare fuoco. Incendiare. Radere al suolo.
Inerpicarmi in strade e pensieri mai percorsi, scoprire nuovi orizzonti, nuovi confini, abbattere le barriere imposte. Abolire il pedaggio ai caselli. Abolire i casellanti. Abolire e basta.
Proibire i matrimoni, sparare a vista alle coppiette felici. Denunciare alla santa inquisizione la fornicazione saltuaria, la ginnastica sessuale in letti sconosciuti e avvolti da sentimenti di plastica. Giustiziare tutti quelli che si giustificano dicendo che “Lo faccio perché è bello”. Abbattere con decisione la mancanza di contenuti che aleggia nei rapporti umani. Riproporre il sesso come incontro tra Persone, fucilare chi lo considera semplice divertimento. Fucilare chi lo fa con facilità. Trucidare chi non riesce ad essere indipendente dal primo e animalesco istinto che inevitabilmente nasce nelle meningi. Uccidere la spaventosa mancanza di significato che caratterizza i tempi moderni. Tornare indietro. Rifondare la poesia. Togliere la plastica dai sogni e lasciarci solo la sacrosanta fantasia. Debellare il soldo. Valorizzare la carne, sgonfiare la spiritualità.
Contraddirsi, riconfermandosi ad ogni contraddizione. Essere confuso, confusionale, confusionario. Visionario. Fottervi, truffarvi, prendervi in giro. Abbindolarvi.
E, alla fine, andarmene a letto. E dormire davvero. Senza tutti quei pensieri che mi svegliano col Cristo storto alle quattro e mezza del mattino.
La prima cazzata te la insegnano alle elementari: futuro semplice.

 

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