I try to kill it all away, but I remember everything (Nine Inch Nails)

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La verità è che, qui in mezzo, nessuno ci capisce mai nulla.
Camminiamo nella polvere, la si vede alzarsi in nuvole dense ad ogni nostro passo. La respiriamo, mentre affanniamo verso l’orizzonte.
Verso il sole rosso che scende dietro quella linea tremendamente continua, tremendamente piatta, tremendamente lontana.
Dovremmo fare seriamente qualcosa, qualcosa per mettere un freno a tutto questo. Per uccidere, uccidere l’incessante susseguirsi di giorni, uno dopo l’altro, a catena, senza pausa. Per uccidere il tempo che passa, le malattie che vengono, i colpi che subiamo.
Non è più come quando eravamo nello spazio dedicato ai bambini, con tutte quelle palle colorate e la rete protettiva e l’inserviente che stava a guardare che non ci fossero pericoli.
Qui siamo fuori, nel mondo reale. Qui ci si fa male sul serio, se non si sta attenti.

The man in black sta suonando una canzone, la senti? Chitarra dolce, voce inconfondibile di chi è andato e tornato dall’inferno almeno un centinaio di volte.
Balla con me, vieni qui. Balla con me per ammazzare la morte.
Per non avere paura, almeno per quattro minuti della nostra vita.
Guardami negli occhi mentre giriamo su noi stessi, mentre la stanza ruota intorno a noi, mentre la voce cresce d’intensità, la ritmica si fa più forte, il cuore batte per uscire dal petto e farsi un giro pure lui in questo brutto mondo.
Non ci sono regole, non ci sono manuali. Non ci sono morali, non ci sono leggi, non ci sono buoni costumi.
E’ un mondo dove, per non dire che ci stanno coglionando, hanno inventato il termine policy. Un mondo dove chi fa le leggi ne è al di sopra, immune. Un mondo dove la parità di diritti non esiste. Dove ti fanno credere che il male assoluto sia cessato il 10 Novembre 1989 e nessuno, nessuno, si accorge che in terra santa c’è una cosa che richiama molto, almeno simbolicamente, quella costruzione. Dove un paese non è sovrano, se un altro non lo vuole, e, così, ad esempio, un 11 settembre 1973 qualunque viene bombardata la Moneda, viene ucciso il presidente, vengono fatti sparire i dissidenti. Viene instaurato un regime.
Un mondo dove le regole valgono solo per chi non le fa.
Non è una guerra, è una sconfitta a priori. Possiamo solo accettarlo e riderci sopra, ballarci sopra.
Perso, partita finita. Chi ha vinto? Chi ti pare.
Chi ti pare: Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Il Terzo Reich, Augusto Pinochet, Negroponte e suoi cazzo di Contras di merda; Francisco Franco, Benito Mussolini, Italo Balbo, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Giorgio Almirante; Richard Nixon, Iosif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin, il governo Tambroni, Scelba e i proiettili sugli operai, Delfo Zorzi e Piazza Fontana.
Chi ti pare: Mao Tse-Tung, Ho Chi Minh, Nikita Sergeevič Chruščëv, Jorge Rafael Videla, Ariel Sharon, Avigdor Lieberman, Adam Smith, John Locke, Thomas Hobbes, Georg Wilhelm Friedrich Hegel.
I mulini a vento, i fottuti mulini a vento.
E la verità è che io di politica non ci capisco un cazzo, altrimenti non starei dicendo queste puttanate.

Vorrei essere una persona migliore, migliore per te.
Vorrei non deluderti mai, non farti mai del male.
Fare sempre la cosa giusta. Ma non ne sono capace.
Non sono nemmeno stato in grado di scegliere la parte giusta di questa barricata immaginaria, che, forse, nemmeno esiste più.
Vorrei che questo ballo durasse tutta la vita. Tutta la vita.
Non sarà così. Lo sappiamo entrambi.
Godiamocelo fino in fondo, al massimo.
Il resto, come si diceva quando si voleva l’immaginazione al potere, verrà seppellito da una risata.
Verrà seppellito da una risata.

Un risata li seppellirà.

 

 

Johnny Cash “Hurt” (originale dei Nine Inch Nails)

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