Ma mio padre è un ragazzo tranquillo, la mattina legge molti giornali. E’ convinto di avere delle idee e suo figlio è una nave pirata (F. De Gregori)

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I poeti, che brutte creature! Ogni volta che parlano è una truffa.

 

“Sì, uhm, dunque… va bene, avevo degli appunti proprio qui… un attimo… ok.”

Un soffuso brusio riempie l’ampio salone, le poltrone rosse tutte occupate da sguardi più o meno attenti, montature d’occhiali più o meno spesse, capelli più o meno caduti.
Non vedo, in nessuna fila, uno sguardo amico, un viso con cui scambiare un’occhiata d’intesa.
Ho un pubblico che non è il mio. A Oxford qualcuno direbbe che sono cazzi.

“Dunque, fondamentalmente l’idea Romantica nel tempo si è evoluta in modo… mutamento del senso comune… caduti i grandi temi del XIX e del XX secolo non è rimasta che la sfera intima e individuale dell’uomo… una scomparsa dell’idea che fu all’origine del movimento.”

Il brusio non c’è più, ora sono tutti fintamente concentrati, gli occhi fermi a dissimulare una piena e completa comprensione del testo esposto.
Chissà se la forfora l’han comprata insieme alle giacche o se ce l’hanno messa dopo.
Chissà se i capelli li han persi impegnandosi a mantenere l’aria di chi intende sempre tutto alla perfezione.
Che, poi, questi son quelli che han sempre l’ultima parola, che han letto solo libri coi controcoglioni, che “Stai buono tu, te lo spiego io come funziona”.
Ma non ci sarà, nella mia testa, una digressione politica. Sto cercando di disintossicarmi.

Domanda: “Quindi, il momento più alto nel Cyrano, risiede nella dichiarazione d’amore alla patria per cui sta morendo il protagonista?”.
Risposta proveniente dalla mia destra: “Possiamo ipotizzarlo, sì. Rispecchierebbe il canone romantico dell’amor patrio…”

Sono insofferente, nemmeno ascolto, vorrei essere da tutt’altra parte.
Che, poi, non frega nulla a me che sto seduto qui, figuriamoci a quelli giù in platea.
A cosa potrà mai servire sapere cosa sia in realtà il romanticismo, quando non si ha nulla – o non si vuole avere nulla – per cui combattere?
Probabilmente solo per far vedere ad altri, come sempre, che ne si sa sempre una in più.
Cazzo, che figata eh!?
Le vittorie di Pirro della piccola umanità: ciò che di meno affascinante possa esistere.
Vorrei bombardarli tutti con gavettoni d’acqua e farina, tempestarli d’una pioggia d’uova sode e col guscio.
Fissarli, ridere, citare Cienfuegos che, come si presume, dice “Una risata vi seppellirà”.

Domanda: “E come mai quest’idea di romanticismo è andata perdendosi nel tempo, lasciando spazio a quello che oggi intendiamo come romanticismo?”.

Per rispondere a questa domanda si potrebbe star qui dei mesi e, comunque, si potrebbe non arrivare a una conclusione.
La merdata delle scienze umane è che non sono mai in una condizione di scienza normale, sono costantemente in movimento, in discussione. Tutti possono avere ragione, nessuno può avere ragione.
Esaltante. Frustrante.
Se, poi, sei Giuliano Ferrara ci vai a nozze: spari cazzate epocali vomitando minchiate e ti pagano pure.
Nella prossima vita voglio essere Giuliano Ferrara, forfora, bava all’angolo della bocca e occhio vacuo e languido compresi. Lo trovo sexy. Sexy in modo verace, primitivo, primitivo come un primate.
E, poi, a far l’amore con il sapore son buoni tutti. La virtù risiede nell’amare l’orrido.
E orrido non è una donna con il monociglio e un porro grosso come lo stato del Massachusetts sotto l’occhio destro, i denti gialli e storti, l’alitosi, le placche sulla lingua e tre peli neri, tre, che fanno capolino sul mento. Un wanna be pizzetto carino e affascinante, che fa venir voglia d’accarezzarlo.
No. Questo potrei definirlo, al contrario, affascinante. Il dionisiaco è sempre, in ogni sua manifestazione, più affascinante dell’apollineo.
Orride sono le idee. Orrido era Julius Evola. Orrido era Goebbels. Orrido era Pino Rauti. Orrido è Salvini.
Orride sono le idee, non gli involucri estetici dentro i quali queste sono contenute.

Domanda: “Quindi voi vorreste riabilitare questo ideale?”

Torniamo all’orrido. Il coraggio di amare l’orrido.
Il coraggio d’amare l’orrido è andare da uno che ha appena malmenato una signora senegalese sull’autobus urlando “Stai lontana che mi attacchi l’ebola!” e dirgli, carezzandogli il viso, “Voglio fare l’amore con te”.
Il brutto. Brutti non sono i nasi storti, gli sguardi affetti da strabismo. Brutte sono le idee becere, le concezioni del mondo che non comprendono la sfera della sensibilità, della consapevolezza che anche l’altro è un essere umano. Che, anche l’altro, sanguina, se tagliato.
Ho conosciuto un sacco di persone orrende con nasi perfetti, con cui non avrei fatto sesso nemmeno a pagamento. E ho conosciuto anche un sacco di persone con nasi storti, con cui ho fatto sesso più che volentieri e divertendomi e ricordandomelo la mattina dopo.
L’estetica. L’estetica dei corpi è un concetto che mi fa schifo. Lo rifiuto.
L’estetica. L’estetica delle idee è l’unica che concedo a me stesso.
Non devono essere come le mie, per essere belle, le idee altrui. Però non devono nemmeno essere come quelli che “Stop invasione!”, “Padroni a casa nostra!”, “Ci invadono!”.
Quelle non sono idee, sono parti prematuri cui la natura non ha saputo porre fine con un aborto spontaneo.
E potranno anche avere culi parlanti, seni che vincono la forza di gravità, occhi perforanti.
Queste cose, senza una corrispondenza con i canoni dell’estetica delle idee, sono come le supercar di lusso: inutili vezzi che servono solo ad apparire meglio, senza essere davvero niente.

Applauso dalla platea e “Grazie, grazie a tutti per essere venuti”.

Osservando un uomo annoiato uscire per mano con la presunta moglie, la giacca nera che cade perfettamente dalle spalle, la camminata cadenzata, mi perdo per un attimo in constatazioni frivole.
Su tutto: la tristezza insita nella cosiddetta perfezione.
La perfezione che fa sì che non ci si stupisca mai di nulla, di niente.
E non c’entra nulla con le constatazioni sull’orrido.
E mi viene in mente un spezzone d’una canzone, d’una vecchia canzone.
La reazione ballata alla banalità del sapere sempre tutto.
Una chitarra, voce profonda e

 

Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani

Francesco De Gregori “Le Storie di Ieri”


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