Epopea di parole – anche: scrivo post troppo lunghi – anche: arrivare alla fine sarà impresa eroica – anche: perdonatemi

Ci lavoro da un po’, il che non vuol dire che sia venuto bene. O che sia valido.

 

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La premessa:
Riguardo il cosiddetto trash, la penso come Andrea Straniero, protagonista di Santa Maradona, un film del 2001 scritto e diretto da Marco Ponti.
Lo svolgimento:
Trovo che, commissionato ad altre fonti d’informazione, il trash contribuisca all’ampliamento del proprio bagaglio personale. Perché il punto non è avere un criterio di giudizio che sia di qualità, il punto è possedere il più alto numero di criteri possibile, così da potersi rapportare col più alto numero di situazioni.
Esempio: chi ascolta solo Bach, non può giudicare a pieno la musica contemporanea. Chi ascolta solo contemporanea, di conseguenza, non capisce uno zebe di Bach. Chi ascolta entrambi, invece, è a proprio agio su ambo i terreni. Ergo: in una querelle ha, diciamo, il cinquanta percento di possibilità in più di spuntarla. Perché ogni situazione richiede un livello diverso. Al bar non si adotta lo stesso registro verbale che, ad esempio, si usa in ambito accademico. Se partecipi ad una discussione da bar parlando come – cazzoneso? – Umberto Eco, è difficile che qualcuno ti prenda in considerazione.
L’errore che, a parer mio, si commette il più delle volte, è ritenere che, abbassando il livello del nostro registro, s’abbassa anche il contenuto del nostro messaggio.
E, di conseguenza, diventano cazzi degli altri il fatto, esempio, di non sapere cosa voglia dire diritto positivo.
Altro esempio: mi capitò, una volta, di litigare con una persona intelligentissima e stupidissima allo stesso tempo. Il soggetto in questione si lamentava che alle persone non fregasse nulla dei contenuti e, parlando con me, utilizzava citazioni in latino. Questo è un esempio di scelta errata di registro verbale. Perché, all’una di notte in un locale di Milano, che cazzo ti metti a parlare in latino? Che io conoscessi quella lingua morta è un fatto relativo, perché avrei potuto benissimo non conoscerla e non capire una sega di ciò che mi veniva detto. Quindi il tale in questione, in sostanza, ossimoricamente – probabile neologismo! –  si lamentava che alle persone non fregasse nulla del contenuto, veicolando i propri contenuti in modo criptico.
E’ come se io, per dire che sto male, dicessi che sto bene e me ne lamentassi pure. Avrei bisogno di prender qualche badilata sui denti, forse.

Ora, visto che sembro un miscuglio tra Marat e Saint-Just, novello amico del popolo, ribaltiamo lo specchio.

Veniamo al Five Starz Army, che, peraltro, suona molto più figo di Movimento Cinque Stelle.
Saltiamo subito tutti i luoghi comuni del miracolo, persone diverse tutte insieme, individui politicamente incompatibili che collaborano, cosa mai vista, perché risale agli anni Cinquanta del secolo scorso – mi pare – il Fronte Dell’Uomo Qualunque che, oltre ad avere un nome mooolto più cazzuto, non era nient’altro che la versione beat del movimento del comico di Genova. Certo, nacque da teorie socio-politiche diverse, perché allora l’idea era che non potesse esistere una politica di massa e oggi è tutto il contrario. Ma, in sostanza, anche lì persone diverse, che non necessariamente la pensavano allo stesso modo, collaboravano insieme.
Quindi Mr. Cricket non ha inventato una beneamata.
E stai divagando, stringi, per favore.
Sì, torno nei ranghi.
L’errore, o gli errori, del Five Starz Army risiedono in null’altro, se non nella scelta del registro verbale con cui comunicano. Una delle regole fondamentali per essere accettati da un’istituzione – cos’altro sono le camere, se non l’istituto su cui poggiano le fondamenta dello stato? – dicevo, regola fondamentale è far credere all’istituzione d’essere parte di essa. Non puoi entrare e far come cazzo ti pare, usare le parole che vuoi.
Una trattativa politica non la risolvi con un vaffanculo, o rifiutando di parlare, discutere.
Per questo, ritornando all’inizio, alla gamma più vasta possibile di registri e criteri da poter adottare, a questa magika armata manca il coraggio di fare un salto di qualità. E’ sintomo della presenza di limiti intellettuali, il pensare che, se parli come loro, allora sei come loro.
Il concetto, al contrario, è che, se glielo vuoi tirare in quel posto, devi parlare come loro.
Perché, al di là di quello che si crede della politica, gli ideali, la passione o il cuore non servono a nulla. Oppure servono a tutto, ma bisogna riuscire a mitigarli, nasconderli.
E’ inutile rimanere duri e puri e fedeli al fuck off, se questo non porta a nulla. Se veramente si vuole raggiungere un obbiettivo concreto, bisogna mettere da parte la retorica del duri e puri. Correggo: se si vuole partecipare, far parte di un ambito istituzionale, la retorica del duri e puri bisogna accantonarla.
Altrimenti succede che ti isolano, ti costruiscono un muro intorno e i media pubblicano solo stralci fuorvianti di discorsi che hanno, a volte, anche un buon contenuto. E non è colpa dei media di merda salariati dal potere. E’ colpa di chi si ostina a proseguire questa gran cazzata.
E con questo non dico d’essere d’accordo con questo meccanismo. Dico, piuttosto, che una mano di poker la si gioca con le carte che si ha in mano. Ecco, le carte sono queste. Finché non cambiano, sono le uniche che possono essere usate. Perché se ti siedi a un tavolo di poker e ti metti a urlare che tu vuoi giocare a briscola, è logico che ti sbrindellano di manate e ti buttano fuori. E non hai nemmeno da lamentarti. Per giocare a briscola, che è quello che vuoi fare, la tua missione, prima devi sbancare tutti a poker, per convincerli che, forse, è meglio cambiare gioco.
Viktor Serge Kibalcic, che non era affatto un coglione, per quanto la scienza e la filosofia politica se lo siano un po’ perso per strada, diceva che, se riesci a pensare come penserebbe il tuo avversario, hai buone probabilità di vincere la diatriba. Però, per fare questo, bisogna essere capaci di esprimersi usando anche il registro del, così definito, nemico.
Altrimenti, se non vuoi far questo, l’unica strada che puoi percorrere è quella della lotta clandestina, di piazza e non. Solo che Mr. Cricket non lo vedo bene come nuovo Renato Curcio, alla macchia, ma col tablet, per aggiornare il blog e mandare a fanculo qualcuno a scelta.

Per concludere, una discussione generale su idee, concetti, vecchio, nuovo, metodi.

E’ un paese diviso tra sorseggiatori di cognac e bevitori di birra. Gli uni dicono agli altri che non capiscono un cazzo, e viceversa. Ognuno vorrebbe che tutti bevessero una cosa sola. Nessuno è ancora riuscito a capire che, certe sere, è più opportuno farsi piacere il cognac e, altre, la birra.
Il buon truffatore è colui che riesce a pensarla come tutti, senza dimenticare come la pensa lui per davvero. E, tenendo conto che la politica è una truffa, bisognerebbe esercitarsi a fare la faccia da poker, piuttosto che ad urlare poggiando sul diaframma.
E’ dal mille e otto e quarantotto (1848) che la gente urla a squarciagola ed è stato ottenuto pochissimo.
Non sono le idee che sono vecchie, vecchio è il modo in cui le si veicola.
Dal nove novembre mille e nove e ottantanove (1989) in poi non è più esistita una chiara divisione delle parti. Da quella data tutto può essere tutto. Lo reputo l’anno zero delle idee e dei metodi.
A patto che non si continui ad usare format datati, metodi d’azione che andrebbero svecchiati.
E non dico fare come fa Renzi, ché quello sì che è un diventare come gli altri. Perché qualcuno mi dica cosa ha di sinistra il PD oggi. Semmai ha qualcosa di sinistro.
Non servono le idee nuove. Soprattutto perché, almeno per quanto riguarda le teorie politico-sociali, tutto è già stato fatto e tutto è già stato detto. Chi vi dice che servono idee nuove, non sta facendo altro se non truffarvi, farvi credere che rinunciare, ad esempio, a dei diritti sia una grande forma di progresso.
Non credete a quelle cazzate.
Io dico che servono le vecchie idee, ma veicolate in modo diverso, adattate, editate, riscritte apposta per l’epoca in cui viviamo. Aggiornate. Nell’epoca digitale in cui si fa un upgrade ogni trenta secondi anche per il tostapane, trovo assurdo che nessuno abbia pensato di farla anche per i concetti.
E l’upgrade di cui parlo non consiste nel cancellarle, come sta facendo il buon uomo di Firenze.
E’ una credenza degli anni duemila pensare che sia necessario distruggere quello che c’era prima, per andare avanti. Persino le avanguardie, persino la beat generation ha posto le proprie basi di rottura con il canone partendo da quello che c’era prima e senza cancellarlo. L’hanno semplicemente preso, riscritto, rielaborato e ripresentato. C’è più Victor Hugo in una poesia di Allen Ginsberg di quanto non siamo portati a pensare. O il Nome della Rosa di Eco, non è null’altro che una parodia dei romanzi classici e della filosofia medioevale. Non ha distrutto quello che c’era prima, l’ha rielaborato.
Gli edifici antichi vanno ristrutturati, non abbattuti. Perché da un buon edificio che pre-esisteva, vien fuori una gran figata. Da delle macerie vien su un palazzo quadrato, costruito in fretta perché si aveva bisogno d’una casa da abitare.

Non so come concludere. Non concludo. Mi fermo qui.
Grazie per il passaggio, la pazienza, il tempo perso.
Siate folli, praticate del buon sesso e aiutate i vecchi ad attraversare la strada, perdìo, che sono la cosa più importante che abbiamo.

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12 thoughts on “Epopea di parole – anche: scrivo post troppo lunghi – anche: arrivare alla fine sarà impresa eroica – anche: perdonatemi

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      1. Ma bene è un concetto relativo.
        Non dico per dire, dicendo che magari l’avresti esposto meglio. Perché può davvero essere.
        Credo semplicemente di rifiutare questo concetto, non so. Ci ragiono e ci scrivo qualcosa.
        Non arrabbiarti, so di essere un rompicoglioni.
        Perdono! 🙂

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      2. Tu sarai anche un rompicoglioni ma io sono una che conosce i suoi limiti, e forse sono anche più rompicoglioni di te, e pure un po’ puntigliosa, i difetti peggiori ce li ho tutti. Il “bene” è un concetto relativo certo, e infatti si parlava di me rispetto a te. Mi trovo a mio agio con la fotografia e posso dire senza falsa modestia che qualcuna delle foto che ho scattato mi soddisfa proprio tanto. Se si tratta di scrivere però le cose cambiano, posso scrivere si, forse anche in modo gradevole, ma solo di fatti e sentimenti personali. Non so spiegare perché, ma è così, un articolo come il tuo so per certo che non lo so scrivere, così come molte altre delle tue cose che ho letto. E questa non è adulazione gratuita, è dire ciò che è 🙂

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  1. il post non è dei più corti ma scorre alla grande, concordo su tutto, in particolare sul passaggio del dover contestualizzare il modo di esprimersi, per me cultura è esprimere concetti complessi in modo semplice, esprimere banalità adottando un linguaggio forbito è solo parkour verbale.
    Grillo e Renzi hanno molte cose in comune, si nutrono entrambi di populismo ma lo fanno su piani diversi.

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