Parte Seconda – non sono immaginario

Per chi avesse perso la prima parte: qui.
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La festa è finita, gli invitati se ne sono andati. Sono rimaste solo tre persone: il padrone di casa, al secolo Luca, il nostro eroe Ermes, la nostra eroina Margherita. I tre moschettieri.
La serata è scivolata in modo piacevole, tra chiacchiere e discorsi, e adesso, come ogni santa volta, tre persone sono sedute a un tavolo davanti a una bottiglia di vino appena stappata.
La finestra della cucina è aperta, entrano il freddo pungente del novembre milanese e il rumore soffuso e tranquillizzante del traffico delle due del mattino.
La testa è pesante, gli occhi sono stanchi, ma non si può terminare una serata senza prima scambiare quattro chiacchiere in santa pace, a bassa voce e in intimità. La differenza tra i semplici amici e gli amici fraterni sta nel fatto che, ai secondi, la porta di casa gliela chiudi tu e il giorno dopo torni a restituire il mazzo di chiavi di riserva. Sta nel fatto che è sempre troppo presto per andare a casa e non è mai troppo tardi per l’ultimo bicchiere. Che, quando arriva l’alba, è sempre un rumoroso intruso giunto a rovinare qualcosa che si vorrebbe non finisse mai.
“Allora, come ti sembra la dimora?” domanda Luca ad Ermes.
“Umile” risponde il nostro ridendo e poi “No, dai, bellina. Hai fatto un gran colpo”.
“Sì, d’affitto vogliono due reni e un quarto di fegato, però sono soddisfatto”.
Margherita li ascolta in silenzio. Per tutta la sera è stata lontana da Ermes, cercandolo con lo sguardo di tanto in tanto e senza riuscire mai ad incrociare i suoi occhi. Sta ripensando alla conversazione avuta ormai sei ore fa. Si può anche dire che non abbia smesso un minuto di pensarci. E’ fatta così, si arrovella sulle questioni, si pone duecento domande e cerca di rispondere ad ognuna in modo autonomo.
Ermes è diverso. Ermes ride. Ermes le cose le lascia scivolare: potrebbe dire la frase più importante del mondo con lo stesso tono con cui chiede un caffè al bar. Perché, dice lui, l’enfasi serve solo a nascondere la mancanza di contenuto e, di conseguenza, quando un contenuto c’è, è inutile affannarsi per far capire che ci sia.
“Marghe, e te col tuo uomo come va?” Luca che domanda, riportando sulla terra la nostra.
Già, Margherita ha un ragazzo. Elemento che ho dimenticato d’esporvi.
“Ragazzo, quale ragazzo?!” fa Ermes, imitando il famoso gufo di un vecchio film Disney.
Il padrone di casa ride, la ragazza no.
“Tutto bene, non posso lamentarmi”.
“Come sei ermetica!” esclama Luca, aspettandosi una risposta ben più articolata.
La nostra eroina sorride e “Sai com’è, parlar di queste cose con voi è come entrare nella tana del lupo”.
“No, tranquilla, non diciamo nulla” si intromette Ermes.
“Dici?” Margherita fissandolo negli occhi, con uno sguardo fermo a metà tra la sfida, lo scherzo e il rimprovero.
“Beh, sta male sparare sulla croce rossa” scherza il nostro eroe mettendosi a ridere, riempiendo il bicchiere.
“Ecco, appunto” commenta la ragazza.
“Non ti smentisci mai” le fa il verso Luca.
“Così è impari però, ragazzi. Due contro uno non vale”.
“Ma noi ridiamo con te, mica di te” fa Ermes mentre versa il vino alla ragazza.
“Voi siete due stronzi, ecco cosa siete. Tu poi…” ribatte Margherita stoppandosi, evidentemente troppo tardi perché Luca non si accorga che c’è qualcosa sotto.
“Aspetta, aspetta, aspetta. Cosa ha combinato il nostro Ermete?” domanda.
Il nostro eroe scoppia a ridere, la ragazza rimane in silenzio, gli occhi in quelli del padrone di casa, senza sapere cosa rispondere.
Poi “E’ un coglione, ecco cosa. Dice cose a caso”.
“Ah, beh, questa non mi è nuova. Ma nello specifico?” continua Luca.
Ermes ha smesso di ridere e ora ha un sorrisetto da schiaffi sul volto, è lì che aspetta che la sua amica svisceri la storia.
“Nello specifico si diverte a mandare in confusione le persone, perché è un istrionico maledetto”.
“Come sei brava a dare le risposte al posto dell’imputato, Marghe” si intromette Ermes, gli occhi sorridenti, la voce rimproverante. Luca ha appena realizzato d’essere in mezzo a due fuochi e vorrebbe, cazzo come vorrebbe, scomparire, smaterializzarsi.
“Non è così?” domanda la nostra eroina.
“Cosa rispondo a fare? Ormai ti sei già scelta la verità” la sfida il nostro.
“Che risposta del cazzo”.
“La realtà è sempre una risposta del cazzo”.
“Ti prenderei   a schiaffi”.
“Perché riduci la tua attrazione a una pulsione violenta” Ermes provocatorio, con un sorrisetto insopportabile che gli deforma la faccia.
Margherita si mette le mani tra i capelli, guarda Luca con gli occhi strabuzzati e “Cristo santo, digli qualcosa tu perché io lo sgozzo”.
Luca, con un fare pacioso e rilassato, appoggiato allo schienale della sedia, guarda entrambi e poi commenta “Siete la cosa più erotica che io abbia mai visto”.
Il nostro eroe scoppia a ridere, la ragazza allarga le braccia e “Io ci rinuncio. Morirete di leggerezza, cazzo”.
“Ma moriremo contenti, almeno. Tu sei contenta?” domanda Ermes a bruciapelo, riducendo la frase a un fulmine a ciel sereno.
Occhi negli occhi, i nostri eroi si guardano, si fissano. Luca li osserva sorseggiando vino.
“Io, questa cosa che si debbano dire le cose importanti in pompa magna, come se si stesse recitando in un teatro, non la reggo” continua Ermes, mentre Margherita tarda a rispondere.
Sempre lui “Cazzo, dico io, la forma non può avere la precedenza sul contenuto. Perché una frase importante detta scherzando deve essere per forza qualcosa di casuale? Che coglioni!”.
La nostra eroina lo sa, sa che Ermes crede davvero in quel che dice. Che, nonostante lei l’abbia accusato di lanciarsi in azioni casuali, il suo amico non fa mai nulla casualmente.
“Perché non si può dire tutto allo stesso modo” risponde la ragazza.
“Oh, ci risiamo” Ermes infuocato “E quindi preferiamo il format del finto corteggiatore che dà importanza alle cose giuste, che regolarmente sono quelle sbagliate, e che si finge premuroso solo per tornaconto personale. E sappiamo a quale tornaconto mi riferisco”.
“Tutti, in fondo, siamo egoisti” ribatte lei.
“Ma vaffanculo. Non mi stupisco che, poi, tu sia finita con mister Trimone, del quale ti lamenti perché è piatto come il mare senza vento, però ti porta a cena al ristorante. Ti ha conquistato, se non sbaglio, con una cena e le rose per le prime due settimane e i messaggi pace, amore, empatia”.
Luca si sta godendo la scena e, contemporaneamente, si sta lentamente sbronzando. Uno spettatore d’eccellenza d’una pièce teatrale che non avrà repliche.
“Tu non mi porteresti nemmeno a cena fuori” si difende Margherita.
“No, hai ragione, non sono un fan del do ut des. Anzi, mi fa schifo. Però sono uguale il primo e l’ultimo giorno. Non mi affloscio, non mi siedo sugli allori una volta ottenuto quello che voglio. Che, poi, sostanzialmente è un animale da compagnia per lenire la paura di morire da soli”.
“Ora stai diventando cattivo, però” il rimprovero della ragazza.
“Io sono cattivo se dico quello che penso, però mi si può dire che dico cose a cazzo? Stiamo scherzando, vero?”.
“Ti aspetto alla macchina” fa la ragazza, laconica, prima di alzarsi e uscire dall’appartamento.
Ermes rimane fermo, prende una sigaretta e l’accende. Aspira il fumo, beve un sorso dal bicchiere, sbuffa una nuvola grigia in direzione del lampadario.
“Che finale memorabile” commenta Luca, la voce un po’ strascicata per via del vino.
“Ora salgo in macchina e mi accoltella” dice il nostro che, ovviamente, proprio non riesce a rimanere completamente serio.
“Sappi che ti ho voluto bene” la voce del padrone di casa mentre il suo amico si alza, prende la giacca e si avvia verso la porta.
“Anch’io, coglionazzo” dice Ermes prima di uscire.
Quattro piani più giù, lo aspetta una ragazza incazzata nera, che forse lo odia. Che, forse, come ha detto prima, lo accoltellerà.
Il nostro eroe prende un profondo respiro, chiude la porta, si avvia per le scale.
Per quanto sei testa di cazzo, si dice, dovresti accoltellarti da solo.

AfterHours “Non sono immaginario”

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7 thoughts on “Parte Seconda – non sono immaginario

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  1. “La forma non può avere la precedenza sul contenuto”, e poi che niente è per caso. Una forma senza contenuto prima o poi implode.
    Sono una donna, ma mi sento tanto Ermes. Margherita, sveglia!!!

    Mi piace

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