E, in cuor mio, non vi perdono (Clément Duval)

a_riot_of_my_own

Non leggere questo post se voti Matteo Salvini.
Non leggere se non hai voglia di ballare.
Non leggere se non sei capace di fare l’amore.
Non leggere se pensi d’aver più diritti d’altri.

Odiosa lista delle cose imparate nell’ultimo periodo:

Ho imparato che, se della gente assalta un centro di rifugiati e rompe vetri, porte, rovina la facciata e spacca le telecamere, non sta danneggiando un bene pubblico, ma sta manifestando la rabbia contro il degrado. Di conseguenza, ho imparato che il bene pubblico lo sfasciano solo i brutti manifestanti comunisti e drogati dei centri sociali. Ho imparato che bene pubblico è un concetto opinabile e che il degrado non è colpa delle amministrazioni ma, ovviamente, di quattro sfigati scappati in questa terra di merda, in fuga da un’altra terra di merda.

Ho imparato, tramite il profilo facebook di Matteo Salvini, che la nuova decapitazione del pover’uomo di turno in terra d’oriente è un motivo in più per impedire ai musulmani di edificare moschee su suolo italiano. D’altronde lo dimostrano anche le statistiche: tutti i musulmani che sono venuti qui e vogliono una moschea sono arrivati col chiaro intento di decapitarci tutti e trombare le nostre donne.

Ho imparato, tramite un comunicato di Casa Pound, che, chi chiama razzista un minchione che sostiene d’avere più diritti d’un altro solo perché l’altro non è nato qui, è anti-italiano.

Ho imparato che il mondo è molto migliorato dalla caduta del muro di Berlino. Soprattutto, ho imparato che il riciclaggio è una cosa importantissima e vitale: infatti, con gli stessi mattoni, è stato costruito il muro di Gaza.

Ho imparato che Stefano Cucchi aveva una gran grinta per esser riuscito a suicidarsi di botte, dato che sembra non sia stato nessuno (questa freddura non è mia, è di Kotiomkin). Ho imparato che c’è una frase di tendenza per ogni cosa e che, in questo caso, la citazione de “Un Blasfemo” di De Andrè era perfetta. Ho imparato anche che, tra una settimana, tutti coloro che hanno utilizzato questa frase si saranno dimenticati di Stefano Cucchi come hanno dimenticato, ne cito alcuni: Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Aldo Bianzino, Riccardo Rasman, Manuel Eliantonio, Stefano Frapporti. Tutti deceduti tra il duemila e tre e il duemila e nove. Mica nel secolo scorso. Ho imparato che una morte è uno scandalo solo se fa notizia.

Ho imparato, tramite il ministro Alfano, che il governo non si sognerebbe mai di manganellare gli operai. Infatti il desiderio nascosto e intimo, secondo voci ufficiose, sarebbe quello di poter usare direttamente i proiettili come fece il governo Tambroni. Ho imparato che le cose in questo paese non cambiano mai e sono invariate dal mille e novecento cinquanta. Ho imparato che chiamiamo anni di piombo i Settanta, quando c’erano le bande armate, e non siamo a conoscenza che, tra il Cinquanta e il Sessanta, il governo – il governo, non le BR – ha ucciso centosette persone durante le manifestazioni.

Ho imparato che qualcuno vorrebbe anche che andassi a votare. Ho imparato che quel qualcuno si indigna quando dico che rifiuto di votare come garantitomi dal Testo Unico Elettorale D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche. Che quel qualcuno è convinto che rifiutarsi di votare, mettendo agli atti le motivazioni e senza annullare la scheda, sia una mancanza di senso civico. Perché quel qualcuno è pure convinto, dopo cinquant’anni, che votare il meno peggio sia la cosa giusta. E magari quel qualcuno è anche convinto che sia fondamentale prendere il potere, senza rendersi conto che è il potere stesso il problema e che, finché quest’ultimo esisterà, ci saranno sempre i rapporti dominante-dominato che sempre ci sono stati.

Ho imparato – sì, questo è un flash forward – che tra non molto sarà il ventisette gennaio e allora gli schermi si riempiranno di commemorazioni per lo sterminio degli ebrei. Ma solo degli ebrei. Perché non sono morti anche degli omosessuali, degli slavi, degli zingari nei campi di sterminio, ben diversi dai campi di lavoro. No, solo gli ebrei. E, a quanto pare, è anche l’unico sterminio di cui l’opinione pubblica abbia memoria. Degli aborigeni australiani o dei nativi americani non gliene batte a nessuno. A nessuno importa che in Australia venne messo in atto l’accoppiamento forzato tra bianchi e aborigeni per diminuire, in questo modo, di generazione in generazione l’incidenza di dna aborigeno sulla razza. L’avevano chiamata integrazione, a me sembra uno sterminio silenzioso e pulito. Però l’appeal lo ha solo lo sterminio praticato dalla dittatura nazista, che era una dittatura e quindi è giusto parlare delle nefandezze, perché di quello che ha combinato la democrazia occidentale è meglio non parlare, non è carino.

Ho imparato che mezz’Italia è sott’acqua e tutti ne parlano. Ho imparato che, appena smetterà di piovere, nessuno ne parlerà più, perché qui i problemi esistono solo quando sono visibili. Ho imparato che i grillini stanno preparando un decreto anti calamità naturali, ché, se è la legge ad impedire alla pioggia di cadere, questa non cade.

Ho imparato che il Papa ha parlato ai medici di aborto. Ma ho anche imparato che di queste cose è meglio non parlare, ché la gente è suscettibile – e state tranquilli che non è affatto un complimento –. Quindi scrivo solo che, anche su questo argomento, qualcosa ho imparato.

Ho imparato che, se dovessi scrivere un post per ogni cazzata che sento giornalmente, non avrei il tempo materiale. Soprattutto, verrebbe la postale a suonarmi al campanello, ché sicuramente, a caldo, non userei questi toni pacati.

Ho imparato che bisogna ballare, fare casino.
Saltiamo sul posto, danziamo in coppia, sudiamo, vibriamo tutti insieme.
Tiriamo giù tutto questo schifo con le vibrazioni dei nostri piedi frenetici che impattano col suolo, laviamolo col nostro sudore, ricoloriamolo con la nostra gioia.
Balliamo. Seppelliamoli con una risata.
Porca Puttana.

Japandroids “The House That Heaven Built”

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11 thoughts on “E, in cuor mio, non vi perdono (Clément Duval)

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    1. Incazzarsi serve a poco. Sicuramente a farsi venire la gastrite. Bisogna reagire e per farlo non è necessario essere incazzati. Anzi, non si deve esserlo. Per reagire bisogna essere sereni, pacati e consapevoli.
      Sorridendo, disobbedire a tutto. Almeno non potranno dirci che siamo anche maleducati.

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      1. Ho sempre preferito molto di più il settantasette al sessantotto. Forse perché quelli che han fatto il sessantotto, poi, si son dimenticati tutto e “hanno votato ancora la sicurezza e la disciplina” come dice una famosa canzone.
        La questione non sta nell’incazzarsi o meno ma, come detto, nel reagire ogni giorno e non solo quando si è arrabbiati. Un dissenso non può essere dettato da uno stato d’animo, altrimenti non è dissenso ma qualcosa d’altro, molto simile a quello dei personaggi che Moravia racconta nel suo “Gli Indifferenti”. O a quello che Gramsci definisce parlando degli Indifferenti.
        Io, alla rabbia, preferisco sempre un motto ormai vecchissimo che recita “una risata vi seppellirà”.
        Non significa che non sono incazzato. Però le facce truci, con la mascella serrata buona per i francobolli, le lascio ai fascisti. Sono la degna rappresentazione della tristezza che li contraddistingue.

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      2. Un dissenso non può essere dettato da uno stato d animo ma un dissenso deve portare per forza di cose ad uno stato d animo. “Non significa che non sono incazzato. Però le facce truci (…) le lascio ai fascisti.”. “La questione sta nel reagire ogni giorno, non solo quando si è arrabbiati”. Si, probabilmente mi spiego male’, perché io sono d’accordo con te eh. A prescindere da sessantotto o settantasette. D’altronde si può pure sorridere, come dici tu, ma se leggo il tuo post si intuisce che certe cose ti fanno incazzare. E non ci trovo niente di anormale.

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  1. Bel post.
    Io personalmente mi avveleno tutti i giorni ma non posso farci un post. Altrimenti non la smetterei più.

    Non entro nella diatriba ’68Vs’77 perché il discorso sarebbe mooolto lungo e, personalmente, nemmeno separerei così nettamente i due periodi. Passano nemmeno dieci anni (e per nulla tranquilli) tra l’uno e l’altro.

    Su polizia, ordine pubblico e tutto il resto ci lavoro. Quindi anche qui il discorso sarebbe parecchio lungo e non è questo il luogo adatto.

    Buona giornata!

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    1. Però gli spunti sono molto interessanti!
      Se vuoi possiamo approfondire per e-mail!
      Mi interessa soprattutto il discorso sull’ordine pubblico, perché non ho mai modo di confrontarmi con qualcuno che possa offrirmi un punto di vista più “interno” del mio!
      Grazie per il complimento, in ogni caso 🙂

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    1. Beh pensa che Bagnasco ha proposto di stilare una lista nera delle scuole che tollerano gli omosessuali. E non mi spingo oltre in commenti, che poi si offendono e dicono che li vogliamo crocifiggere, che sono in pericolo, che il mondo sta prendendo una piega orrenda, che “dove andremo a finire?”.
      Lo riscrivo semplicemente: ha proposta di stilare una lista nera di scuole che tollerano, ammettono gli omosessuali.

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