Parte Terza – E la notte, la notte è appena iniziata

Qui Parte Uno
Qui Parte Due

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“Sei uno stronzo” esordisce Margherita appena vede Ermes avvicinarsi alla macchina.
Lui, a voce bassa, inserendo le chiavi nella serratura “E questa non è una novità, non trovi?”.
La ragazza entra nell’abitacolo senza rispondere, senza cadere in un’altra provocazione. Si siede, allaccia la cintura, accende una sigaretta, guarda fuori dal finestrino.
Poi, ma solo perché non riesce a stare in silenzio “Solo tu, ovviamente, sei quello perfetto, che fa tutto giusto e che non sbaglia mai”.
“Point taken” commenta il guidatore, senza alcun tono nella voce.
“E anche questi tuoi commenti sarcastici del cazzo! Basta, per favore! Riesci a trasformare tutto, sempre, in una rissa. Non riesci a stare zitto ed ascoltare”.
La mani di Ermes ruotano il volante prima a sinistra, poi a destra, il piede destro preme leggermente sul freno per preparare una svolta morbida, le labbra si schiudono “Che io non sappia ascoltare è la cazzata più grossa dopo l’incriminazione di Oswald per l’omicidio Kennedy. Sappilo”.
“Ah, perché adesso mi stai ascoltando?” lo punge la ragazza.
“E cosa c’è da ascoltare, esattamente? Te che mi dici che sono stronzo? Te che stai cercando un modo per insultarmi, perché sei incazzata, perché prima ti ho detto la verità?”.
Margherita butta la cicca di sigaretta dal finestrino, ne accende subito un’altra. Aspira, sbuffa fumo grigio, si tocca il la punta del naso in un gesto che pare riflessivo, quello di chi cerca la calma in fondo a se stesso per non commettere un omicidio.
Poi “Quando fai così non si riesce a parlare con te”.
“Forse non si riesce a parlare con me perché non hai ascoltato una cicca di quel che ti ho detto prima”.
“Giri sempre la frittata a tuo comodo”.
“In realtà non giro nulla. Una discussione è un gioco di compromessi e tu, compromessi, non ne fai. Per questo dico che non hai ascoltato”.
Margherita sbuffa “Per una volta, dico una volta, riesci a non mettere tutto su un piano teorico, come se stessi analizzando una cosa qualsiasi?”.
“Vedi? Sta qui tutta la differenza: tu ti lamenti delle conseguenze e non ti chiedi mai quali siano le cause”.
“Se ci fosse della passione, l’avresti ammazzata parlando come un professore”.
“A me sembra che ce ne sia tanta, di passione” commenta Ermes senza togliere gli occhi dalla strada.
“Non è il momento di scherzare” lo rimprovera la sua amica.
“Non sto scherzando” risponde il conducente, questa volta fissando i suoi occhi in quelli della ragazza.
“Buon per te” dice la ragazza volgendo lo sguardo alla strada.
Il ragazzo sorride “La prendo come una smentita di quello che hai detto prima”.
“Sei un tale coglione” dice lei colpendo la spalla dell’amico.
“Lo so”.
La città, illuminata da lampadine gialle, scorre lenta al di là del parabrezza. Passano le insegne al neon, le puttane agli angoli della strada, i semafori lampeggianti, gli alberi, i camion dell’Amsa e le macchine della sorveglianza notturna.
“Sai qual è la tua più grande fortuna?” chiede la nostra eroina ad Ermes.
“Avere una bella barba?”.
“Che non si riesce a rimanere incazzati con te. E’ odioso. Ti si perdona tutto, alla fine”.
“Che cosa avresti da perdonarmi?”.
“Secondo te?”.
Ermes risponde alla domanda con uno sguardo interrogativo.
“Mi hai detto una cosa che mi ha fuso il cervello e, come ogni volta, è stato solo un sasso lanciato e basta. Non ne parleremo fino alla prossima volta che avrai voglia di giocare, suppongo”.
“Sei stata talmente presa dall’essere incazzata con me che non ti sei accorta che questa non è la strada di casa”.
Margherita, stupita, guarda fuori e “Se è una delle tue cose da film, giuro, ti taglio la gola”.
Ermes scoppia a ridere.
Lei continua “Non possiamo parlarne sotto casa mia? Dobbiamo per forza andare allo sprofondo?”.
“Dai, quanto sarebbe squallido affrontare un argomento del genere in via Olivari?”.
“Un giorno ti ucciderò, Ermes” dice Margherita, accendendo un’altra sigaretta, ormai arresa all’idea del viaggio che stanno per intraprendere.
“E, quel giorno, sarà un bel giorno” commenta Ermes sorridendo, manifestando tutta la sua innata passione per il post-moderno, per il ridurre tutto a un gioco, che, poi, gioco non è affatto.
E la macchina continua a scivolare sull’asfalto, fuori scorrono le luci, i cartelli, le strade.
E la notte, la notte è appena iniziata.

Francesco De Gregori “Caterina”

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