We’re all right where we’re supposed to be

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Sono veramente stanco, per non dire distrutto.
Anziché star qui davanti, con la musica accesa e gli occhi fermi, dovrei essere a letto da un po’.
Non che non ci abbia provato, ad andare a letto: alle undici ero sotto le coperte e mi stavo anche addormentando come un bimbo felice.
Solo che c’era qualcosa a tenermi a sveglio, a non farmi cadere inerme tra le braccia di Morfeo.
Come se mancasse qualcosa, come se non fosse tutto al proprio posto e, per un certo verso, è così.

Il problema delle zingarate non è andare, il problema è riuscire a tornare. Nella zingarata il ritorno è sempre contemplato: in un certo senso, parti perché sai che poi torni indietro.
Per me sta iniziando a diventare un problema, almeno se devo soffermarmi su uno specifico caso, una specifica destinazione.
E sono qui proprio per questo: perché, questa volta, ritornare è stato abbastanza difficile.
Non fosse stato per l’esaurimento delle finanze, penso io, sarei rimasto un altro po’.

In Piazza del Carmine, ieri sera, a un certo punto ho anche pensato che, da grande, farò di tutto per spostare la mia residenza. Me lo sono non troppo tacitamente ripromesso, visto che il Chianti presente nei miei occhi me l’ha fatto urlare un po’ ai quattro venti.
Ero lì, camminavo in via Santa Monaca, e dicevo “Io verrò a vivere qui”.
Un mio amico, leggermente barcollante, ha sorriso e mi ha detto “Non te lo impedisce nessuno”.
Ed è vero. Work in progress.

E’ vero. Può sembrare il tipico discorso di chi non è mai contento e ama solo ciò che non possiede.
Potrebbero sembrare parole cariche d’un significato eccessivo.
Potrebbe essere tutto. Non è. E’ una sola cosa.

Si tratta di sentirsi talmente a proprio agio che, appena arrivati, appena constatato che l’ostello prenotato è chiuso e quindi, di fatto, appena realizzato che alle undici di sera la prospettiva potrebbe essere dormire su una panchina – salvo provvidenziale ospitalità offerta da amici di amici, cosa poi verificatasi –, la si prende alla leggera e ci si perde in una passeggiata senza meta, con la scusa di cercare un altro ostello che, probabilmente, nemmeno si vuol trovare.
Si tratta di sospendere la ricerca d’un posto letto per andare a bere una birra in Santo Spirito, con tutta la tranquillità del mondo, come se fosse una cosa normale: la calma flemmatica che hai solo quando sei in casa tua.
E’ questo il punto: non è questione di architetture, ponti, chiese, fiumi o mica fiumi.
La questione è che anche il sapore dell’aria è diverso.
La questione è quella bellissima sensazione di sentirsi esattamente dove si dovrebbe stare.

Un sacco di volte mi è capitato di sentir dire “Qualunque cosa io faccia, non riesco a scappare da lei. Le appartengo”. Ecco, per quanto credo non mi sia mai capitato con una persona, m’è successo con una città.
Le appartengo, da sempre, da prima che avessi l’età giusta per decidere cosa piace e cosa no.
Non è una questione di gusto. E’ e basta.
E’ una di quelle pietre di granito che ti balla nello stomaco e ti sconquassa le viscere.

Appartengo a quella città molto di più di quanto lei appartenga a me. Perché lei, in fondo, è di tutti e di nessuno. Sono le persone a non poterne fare a meno.
E penso che questa sia una di quelle cose che si avvicina incredibilmente a un’idea di amore.
E’ irrazionale. E’ immotivata. Non ha spiegazione.
E’ semplicemente successo, per sfiga o per fortuna.

Non so come spiegarlo.
Però, cazzo, laggiù anche il caffè fatto da una moka arrugginita e con la muffa dentro mi sembra il caffè più buono del mondo.
Come gli innamorati, non vedo difetti da nessuna parte.
So che ci sono, che devono esserci per forza. Solo che io non posso vederli.
Perché quando appartieni a qualcosa o a qualcuno non hai il tempo di guardare se c’è qualcosa che non va bene. Sei lì, sorridi come un ebete, con gli occhi a cuoricino, e il mondo ti sembra veramente il migliore dei mondi possibili. Come il Candido di Voltaire: ingenuo e bimbo.

Sì, un vaneggiamento senza senso.
Chiedo perdono.
Però quel pezzo di terra che va da Via dei Benci a Via Cavour, passando per Piazza de’ Pitti, è sempre più casa, qualcosa della quale è difficile fare a meno.

We Are Scientists “After Hours”

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4 thoughts on “We’re all right where we’re supposed to be

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  1. Sono le quattro passate, e anche io dovrei essere nel letto a dormire, e invece sono davanti al camino ancora acceso a leggere questo post. Sarà l’ora in cui lo hai scritto, non so, ma mi trasmette urgenza, l’urgenza di dire quanto sei innamorato di quella città come se non ci fosse un domani per farlo. Come se fosse l’ultima occasione per confessare il tuo amore alla donna della tua vita, ed infatti è proprio come un amore che la descrivi. Lo capisco, perché provo sensazioni simili per quella stessa città. Ci ho passato del tempo in un momento particolare, ed è legata indissolubilmente all’idea della rinascita, del tornare alla vita dopo tanto tempo passato al buio. Quando sono lì mi piace girovagare per le vie del centro, annusare l’odore della pelle e del cuoio, comprare un barattolo di cioccolato fondente alla Rivoire e affondarci il dito subito fuori dal negozio, e poi di notte fermarmi a metà del Ponte alle Grazie per godermi quella vista meravigliosa quando il viavai della gente sta scemando. Magari un giorno ci sfioreremo per strada in Santa Croce senza saperlo.
    Buonanotte.

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  2. È un po di tutti e di nessuno è un po’ mamma e un po’ amante è un Po’ sempre la stessa e un Po’ diversa tutti i giorni. È sicuro che mentre leggevo mi sentivo orgogliosa e contenta come se fosse figlia mia, che poi in realtà sono io a esser figlia sua. E le città, quelle, si può prendersele per mano oppure lasciarsi abbracciare abbandonandosi alla loro rassicurante stretta, le città non ci tradiranno mai e non ci ruberanno mai nulla piuttosto ti regalano valori aggiunti incondizionatamente e porca puttana se questo è amore. La cosa bella è che io non l ho scelta, e neanche lei ha scelto me, come il più classico dei rapporti familiari. Ci siamo trovate senza chiederlo né volerlo. Ma se avessi potuto, se avessi potuto farlo, avrei scelto sempre lei, tutti i giorni. Come invece il più classico e romantico dei rapporti amorosi. Però ti devo castigare, cioè fammi capire, FAMMI CAPIRE, tu vieni qua e non ti fai offrire neanche uno shot da Eby’s o un bicchiere di vino al Volume? Molto Molto Molto male.

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