Take courage when the road is long, don’t ever forget you’re never alone (D. Holcomb)

Tra poco sarà l’alba e io sarò troppo stanco per  fare tutto quello che dovrei.

Scrivo, fondamentalmente, per non dimenticarmi le cose, per non perderle per strada.
Scrivo perché a voce non sono mai bravo.
Perché la vita reale va più veloce dei miei pensieri.
Perché ogni volta penso che ciò che ho da dire non sia importante.
Scrivo perché sono timido.
Scrivo perché scrivere è facile.

***

Una frase ricorrente, qui , mi barcolla nel cervello: chissà cos’avrà pensato Nerone, mentre Roma bruciava e lui, dalla terrazza, la osservava ardere. Chissà cosa c’era negli occhi dell’imperatore. Piacere? Compassione?

***

Un uomo e una donna, abbracciati. Piove. E’ uno di quei giorni di merda che sembrano non terminare mai. Le luci dei lampioni rimbalzano nelle pozzanghere formatesi sulla strada. Lui fuma, lei no.
Le ruote d’una macchina increspano l’acqua piovana accumulata, rompono l’immagine riflessa delle finestre illuminate d’un palazzo. Lui spegne la sigaretta, lei lo guarda.
Lui dice “Devo andare”.
Lei risponde “Ti odio”.

***

Una macchina scivola veloce su una strada nera come la pece. I finestrini sono abbassati e la radio è spenta.
Nell’abitacolo un tipo biondo tiene la mano sinistra sul volante, mentre con la destra si accende una sigaretta. Guida forte, guida verso il sole, verso l’orizzonte, verso la fine della pianura.
Scappa. Fugge.
Gli occhi sono duri, fermi. La sicurezza di chi sa che ha oltrepassato il limite. Di chi non può più tornare indietro.
E’ un’estate calda, nello stato dell’Illinois. La più calda da quando è finita la guerra, più di dieci anni fa.
L’estate perfetta per commettere un omicidio e fuggire verso il Messico, senza guardarsi mai dietro le spalle.

***

L’ultima cosa che vide Jimmy Joe Johnson, prima di andare incontro al proprio destino, fu lei.
Era una mattina qualunque, d’un giorno qualunque. La terra rossa dell’Arizona era illuminata da un sole grande, caldo, bollente. Jimmy passò camminando, lei era seduta sulla veranda di casa. Il vestito bianco, i capelli raccolti, gli occhi azzurri. Alzò il cappello col pollice, la salutò, passò oltre cadenzando il passo in quei suoi stivali polverosi, vecchi, malandati.
Non fu mai uno di troppe parole. Si potrebbe quasi dire che non ne abbia mai pronunciate. C’è chi giura, addirittura, che Jimmy Joe non abbia mai parlato in tutta la sua vita.
Forse per questo si limitò a sorridere e basta, poco prima di morire, un attimo dopo che Matt Cuningham gli ebbe sparato nella schiena. Sulle assi del saloon, gli occhi piantati sul soffitto. Morì così il vecchio Jimmy Joe: ucciso da un codardo.
Se lo conosco, posso dire che pensò a lei, pensò che l’ultima cosa vista in vita era la donna più bella del mondo. L’unica che avrebbe sposato.

***

E’ buffo. Ho pensato che, una volta, quando non riuscivo a dormire andavo a rompere i coglioni a trenta chili di pelo nero.
Quindi, stanotte, ho constatato tre cose: aiutava più lei me di quanto io non abbia mai aiutato lei; anche trenta chili di pelo, quando scompaiono, lasciano lo stesso vuoto d’un uomo di un metro e ottanta; chi dice “anche a un cane ci si può affezionare”, usando quest’espressione in senso spregiativo, non ha mai avuto un cane, oppure è un coglione.
Anzi, c’è un’ulteriore constatazione: mi manca.

E questa canzone non c’entra nulla.
E’ solamente perfetta per aspettare che la notte finisca.

Siate i trenta chili di pelo nero per le vostre debolezze, coccolatevi senza ritegno, non abbiate paura che qualcosa possa finire.
Buongiorno. Per davvero.

Ed.

Drew Holcombe and the Neighbors “Live Forever”

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3 thoughts on “Take courage when the road is long, don’t ever forget you’re never alone (D. Holcomb)

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  1. Per come è scritto questo post, mi ha ricordato “Ti prendo e ti porto via”, di Ammaniti.
    A bruciapelo.
    Storie che non hanno nulla a che vedere tra di loro, eppur si intrecciano.

    A me sta sul cazzo quando si dice “animali da compagnia”.
    Io con la mia gatta ci parlo, ci litigo, ci rido come fosse una persona, e di certo non l’ho presa per farmi compagnia.

    “La loro amicizia si era adattata alla situazione. Assomigliava a un fiume sotterraneo che scorre invisibile e compresso sotto le rocce, ma appena trova uno spiraglio, una crepa, sgorga con tutta la sua impressionante potenza.”

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    1. Grazie per il paragone con Ammaniti, ma sei troppo buona 🙂

      Esatto. Questa cosa della compagnia, sinceramente, non l’ho mai capita nemmeno io.
      Che, poi, se mangiarti i calzini e nasconderti le scarpe è fare compagnia, non so che concetto ne abbia la gente.
      La cosa più bella era quando trasgredivamo le regole e la facevo stare sul divano di camera mia, mentre guardavo un film. Mia madre s’incazza ancora, quando si ricorda che ero stato io a insegnarle a salire sulle poltrone! 🙂

      Mi piace

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