Con uno smartphone in mano, delle persone intorno e niente da dire

Il treno viaggia nel suo assordante rumore.
Alla tua sinistra una donna, avrà sui quarant’anni, dorme tutta accoccolata, come un gatto. Ogni tanto le cadono gli occhiali dal viso e si sveglia, li raccoglie, li rimette al loro posto, lì, sul naso.
Di fronte a te c’è un piumino bianco, pelo vero, borsa che una volta era un coccodrillo e mani di sessantenne che compongono parole crociate. L’individio sbagliato per la seconda classe, goccia fuor d’acqua dai capelli biondo tinto.
Alla tua sinistra, spalla a contatto con la tua, un vecchio uomo di tanto in tanto grunisce, mentre legge le notizie, mentre sfoglia il suo quotidiano.

D’improvviso ti viene in mente Steinbeck, ripensi a Fante e ti dici che, in fondo, se questo treno stesse attraversando il Nevada, non ci sarebbe niente di stonato.
C’è la puzza giusta, l’illuminazione a lampadine gialle che stancano la vista, fuori è buio. E il vecchio uomo, alzandosi per scendere, ti ha camminato sul piede guardandoti come se fosse colpa tua, come se l’avessi fatto apposta, stamattina, ad uscire di casa portandoti dietro il piede sinistro.
E fuori, cazzo, non si vede proprio niente. Sembra quasi che non ci sia niente. Vien da pensare, in un’estrema forma di sconforto, che sarebbe molto meglio se fuori ci fosse il Nevada, perchè la pianura Padana è il niente. E quindi, sì, non è che sembra che non ci sia, è proprio che fuori c’è il niente.
E questo treno è come lo spermatozoo stupido del gruppo che, in quanto cretino, non ha paura di sgusciare attraverso il grande utero dell’ignoranza uscendone indenne. O quasi. Ogni volta che attraverso questa pianura, perdo un pezzo di me. Forse vale anche per il treno, visto che, ogni volta, accumula sempre un po’ più di ritardo.
Nova Express, lo chiamerei così, se avessi un treno tutto mio. È anche il titolo di un libro di Burroughs, è una parte di una trilogia iniziata con “Pasto Nudo”. Un regista abbastanza bravo, di “Pasto Nudo”, ne ha anche fatto il film, ma è più una commistione con “Tangeri”, altro libro del buon William Seward, che una vera e propria trasposizione di quella trilogia sublime.
Sì, la morale è che in un libro di quel matto ci vivrei benissimo, alla grande. È qui fuori che è difficile starci.
La donna che dormiva come un felino ora s’è messa seduta composta, braccia conserte e solo la testa pende da un lato.
Il mio treno si chiamerà Nova Express e sarà il treno più bello di tutti. Ma non bello come Italo, che è pulito preciso, perfetto e in orario.
Il mio treno sarà pieno di errori, di disfunzioni, sempre in ritardo e sarà sporco, oscuro, marcio, falso e bugiardo. E per questo motivo sarà bello. Molto più bello d’un ammasso di ferro sempre in orario che, mentre ti porta, non ti regala nessuna emozione.
Fate dei bei sogni, costruitevi dei bei treni e godetevi il viaggio, per Dio, che ce n’è una sola ed è pure troppo corta per passarla a pensare se gli altri siano sinceri.
Vostro e affezionato,
Ed.

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8 thoughts on “Con uno smartphone in mano, delle persone intorno e niente da dire

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    1. Ti giuro, questa frase della Tatangelo l’ho riletta a intervalli regolari ogni ora. Ma niente, non ne vengo a capo.
      Voglio parlare con chi le ha permesso di dire una cazzata simile! 🙂

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      1. Può darsi che non sia esattamente così, mi duole ammetterlo ma non ho una profonda conoscenza delle canzoni della Tatangelo. Ma anche se non fosse proprio proprio così, ci metterei la mano sul fuoco, sarebbe comunque una cazzata.

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