Sembra Dogday Afternoon, ma senza Al Pacino

Buongiorno universo mondo,
è l’una d’un giorno abbastanza scialbo e regolare, fuori c’è un freddo umido e irritante, il cielo è bianco e piatto come d’obbligo negli inverni milanesi; presumo che la giunta del comune, presa da manie sociopatiche e compulsive, probabilmente pedonalizzerà anche il giardino di casa mia, in compenso Spotify ha finalmente ricominciato a funzionare e, per non farci mancare nulla, l’università mi ha appena comunicato che si son persi da qualche parte il mio attestato ISEEU.
Ovviamente lo comunicano a sette giorni dal termine ultimo per presentare il suddetto attestato, ché son fulmini di guerra mica per nulla.
Grandioso! esclamerebbe il grande sciamano navajo pervaso dalla potenza del peyote.

Nel frattempo, in un universo parallelo, una fabbrica d’ansia, comunemente conosciuta col termine madre, continua a contattare lo scrivente per tempestarlo di domande riguardo i problemi più svariati.
L’ultimo riguarda l’organizzazione del natale, i nonni che mi raccomando fatti dire come vengono, tuo zio che fatti dire quando dobbiamo essere lì e, soprattutto, ma tu e tua sorella venite accompagnati o da soli?
Non l’ha presa bene quando ho risposto “in fila per sei col resto di due”.

Da Marte, invece, tramite quell’applicazione infernale conosciuta come whatsapp, l’uomo con la barba, in gergo padre, continua a scrivere, manco fosse Silvio Pellico, riguardo a quel piccolo problema con l’università. Chi devi chiamare? Stop. Vai al Caf? Stop. Sei a casa? Stop. Dove sei? Stop.

Non mancassero le marcature a uomo, giunge anche la granmadre, anche lei via whatsapp (e, qui, davvero, ve ne potessero a voi che avete regalato uno smartphone a una contemporanea di Marconi).
Rcrdati sita ore 17 frazie, recita il messaggio. Tradotto, suona più o meno “Ricordati visita ore 17, grazie”.
Ebbene sì, io e granmadre ci lanceremo in un’avventura spericolata in ospedale, per una visita alle sue ginocchia. A 82 anni si opera di menisco, perché dice che il gioco la diverte ancora, ma ha dei problemi con i doppi passi, i cambi di direzione e i tiri dalla distanza.

Ah, già, poi c’è la questione regali di natale. Come dimenticarlo?
“Tua sorella si compra un portatile per natale”.
Ah, cosa prende?
“Pensava un MacBookPro”.
Mia espressione interdetta, sopracciglia inarcate e avvicinate verso il centro del viso, naso arricciato.
“Non sei d’accordo?”.
Non so se ve ne siete accorti, ma lei cerca ancora la pedivella per accendere quelle strane macchine.
“Quindi dici di no?”.
Ma cosa ne posso io? Che lo prenda, se le garba. I mille e duecento pippi son suoi tanto.
“Tu cosa proponi?”.
Ecco, c’è sempre questa domanda, a un certo punto. Cosa proponi?
Mai una volta che venga concesso il gusto di rompere i coglioni tanto per, a fondo perduto. Nein! Rompere i koglionen ist verboten! Pisogna proporre!
E allora via, insieme al grande sciamano navajo, ma senza peyote, ad indagare schede tecniche dei più vari prodotti informatici esistenti. Tanto so che alla fine verrà comprato il MacBook, ma lo faccio per me: la cooltura è importante.

Giusto, fortunatamente il tormentone ultimo dell’anno è passato. Almeno per me.
La AnsiaFactory ha intrapreso tutto il suo iter di interrogatori estenuanti, paranoie degne della miglior sostanza psicotropa e minacce in stile Clint Eastwood.
Fammi capire, fino al trenta sei ad Aosta?
Yes, mom.
Il trenta sera prendi il treno e vieni a Milano?
Yes, mom.
Poi il trentuno partite in macchina?
Yes, mom.
E l’uno mattina ritorni ad Aosta in treno?
Yes, mom.
Ma chi guida?
Gesù, mom. L’abbiamo assunto come chauffeur  perché nessuno di noi tre sa guidare.
Prendete l’autostrada?
No, mom, facciamo le provinciali per vedere il panorama di questa splendida pianura leghista.
E lì dove dormite?
Ho il treno la mattina dopo alle otto e venti, mom. Non credo che dormirò.
Se succede qualcosa, non venire a cercarmi.
Se succede qualcosa, sarò in ospedale, mom. Ti cercano loro.

Che poi, insomma, anche questa cosa dell’anno nuovo, dai, guardiamoci in viso e diciamocelo: è una gran cazzata. L’anno solare, almeno per quanto riguarda me, non è mai coinciso con l’anno effettivo.
L’anno inizia a settembre, col campionato, col lavoro, con la scuola, con tutte le cose che per davvero irreggimentano la nostra vita. La mia, quantomeno.
Il 31 dicembre è sempre e solo stata una buona scusa per far molto presto al mattino, anziché molto tardi la sera.
Ancora vi sbronzate a capodanno?
No, lo facciamo tutto l’anno. Ma capodanno è più bello. Fondamentalmente perché sono tutti  ubriachi.

Ah, ultim’ora: risolta questione università.
Già, secondo il Caf la facoltà di Scienze Politiche fa parte del Politecnico di Milano.
Agraria, invece, è un distaccamento dell’accademia di belle arti.
D’altronde, come dice il grande sciamano navajo, le facoltà universitarie sono per tutti, quelle di intendere e volere no.

Questo Dogday Afternoon sembra non terminare mai. Non c’è nemmeno Al Pacino asserragliato in una banca, con John Cazale che vuole andare in Wyoming.
Ci ballo su. Ballate con me.
Rispondete sempre alle nonne, trattate bene le mamme, assumete peyote e, a capodanno, se siete sbronzi, fate guidare Gesù.
Un saluto isterico,
Vostro e affezionato

Ed.

Electric Six “Hello! I See You”

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