Ascoltavo Matteo e mi sono venute in mente quattro cazzate e due libri da consigliare

I oughta be writin’ – but I can’t find the song

 

Sto guardando una pagina bianca, pensando a come riempirla.
Ne vedo tante – in questo periodo – di pagine bianche.
E dire che, a me, il bianco è un colore che fa cagare: mi pensare alla DC, al governo Tambroni, KoSSiga, alla chiesa, a Pierferdinando Casini. Mi fa pensare che, il predetto Pierferdinando, qualcuno lo vorrebbe come presidente della Repubblica.
Bene, verrebbe da dire, a questo punto, cari miei, esco dalla porta di servizio, ché qui ci manca solo che volino gli asini.

No, tranquilli, non parlerò di politica. La politica mi ha rotto i coglioni, ma non come li ha rotti ai Grillo’s Fellas, che loro di politica ne fanno eccome – e pure a cazzo moscio (che poi vorrebbe dire a cazzo di cane (che poi vorrebbe dire male)).
No ce l’ho con la FiveStarzArmy, sia chiaro, ché loro sono pure in buona fede – e quindi, dal punto di vista giuridico, il reato non sussiste o, nel caso esista, non ci sono aggravanti –. Ce l’ho molto di più con la retorica che permea il mondo politico, questa cascata apocalittica di parole roboanti che, se analizzate, sono nient’altro che la vivida rappresentazione del nulla cosmico – sono giunto alla conclusione che la particella più piccola in natura sia il discorso politico e non il Bosone di Higgs –.
Voglio dire, stavo ascoltando Matthew, poco fa, e, vi giuro, ha parlato quaranta minuti di niente, solo per dire quale nome volessero candidare al Quirinale. Che poi, va bene, se queste cose uno le ha un minimo studiate, è sottinteso che il rapporto con gli elettori sia lo stesso che il truffatore ha con il pollo di turno, però, almeno, una volta lo nascondevano meglio.
Oggi ti fanno il gioco delle tre carte e ti fanno anche vedere il trucco.
Fate un giochino, se avete tempo e voglia: mettetevi ad ascoltare i discorsi ai comizi o in televisione – non importa di chi, perché il procedimento è lo stesso in tutti i casi –. Individuate le parole chiave – generalmente dopo i primi dieci minuti saltano fuori. Non è difficile, sono quelle che vengono dette con tono diverso, quelle alle quali segue una pausa, quelle più ripetute –. Una volta individuate le parole chiave, analizzate tutte le altre, fate una specie di analisi logica del concetto, del messaggio, cercate di individuare una proposta concreta nel discorso, qualcosa che sia attuabile nell’immediato, che sia reale.
E’ un gioco divertente e sorprendente. Ed è il motivo per il quale la politica mi ha rotto i coglioni.
Non si vota la realizzazione di un progetto concreto, si votano le intenzioni, le promesse.
Roba vuota, dico io. E qualcuno potrebbe anche accusarmi di fare antipolitica, ma Baudrillard risponderebbe che non sto facendo nient’altro che portare la politica al suo sublime, quindi alla sua essenza, che è poi quella di non esistere – questa del sublime e dell’essenza, perdonatemi, ve la spiego un’altra volta, perché è una cosa lunghiiiissssima. –
Esiste il potere, invece. Eccome se esiste. Esiste che, quando votiamo – sì, cazzo, dico queste cose e ancora voto, che sorpresa! – mandiamo qualcuno al potere. Non votiamo per noi stessi, anche se siamo portati a pensare questo. Perché non votiamo per noi stessi? Perché noi il potere non ce lo abbiamo. Lo concediamo, lo lasciamo in affitto a qualcun altro, non lo teniamo per noi: continuamente, lo lasciamo in usufrutto – e si potrebbe anche dire che, forse, qualcuno ne ha preso legittimo possesso per usucapione. In malafede, ovvio, ma sempre usucapione rimane. –
E, oltre alla politica, mi fa incazzare il fatto che Hobbes abbia potuto scrivere qualcosa di intelligente. Che poi lui abbia dovuto metterci Dio è un altro conto. Che poi lui fosse convinto che, nel contratto, una volta che il potere viene affidato al sovrano, il processo non sia più reversibile – e io invece penso che questo sia sempre un processo reversibile – è un altro conto ancora.
Però è lì la questione: non siamo attivi, siamo passivi. Non governiamo, siamo governati. E, in materia, non si parla mai di Democrazia, ma di Regime Democratico.
E, se state pensando che sia triste tutto ciò, secondo me sbagliate: è una figata. E’ bello quando vai a comprare un prodotto e sai come funziona, dove  e come è stato fatto, chi l’ha fatto e via dicendo.

Vorrei fare una piccola menzione per il mio postmodernissimo esordio, in cui dicevo che non avrei parlato di politica. Che ci volete fare, è più forte di me.
Che, poi, non è propriamente un parlare di politica, è più decostruire una struttura.
E, anche qui, abbiate pazienza, ma Derrida e Foucault mi hanno rovinato il cervello.
E’ entusiasmante, dal mio punto di vista, scoprire che, di un concetto, quando questo viene analizzato, spesso non ne rimane nulla.
Il potere, certo, quello rimane. Ma, anche lì, quando avrò tempo vi spiegherò come, in realtà, anche il predetto non è che sia poi così reale come è uso pensare.

Per ora, nel caso dobbiate fare la cacca dura e non ci riusciate, vi lascio due consigli libreschi (libresco è un termine rubato alla Nana):

Persio Tincani Ovunque in catene
Luigi Alfieri La stanchezza di Marte

Per tutto il resto, balliamoci su.
Siate quello che volete, che poi è come essere niente, ma anche niente è già qualcosa.
Vostro e affezionato,
Ed.

Bryan Adams “Summer of ’69”

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