I titoli rimangono un problema – James Ellroy, pace e quiete, Sanremo

 Da ragazzino ero sempre triste, perché i miei non volevano vestirmi a griffe.
La vita a volte ti restituisce, ora i paninari hanno figli hipster.

 

Bene, eccomi qui, dopo una settimana precisa.
In questo periodo rientro in casa talmente spremuto, talmente distrutto da riuscire a leggere a malapena due-pagine-due d’un libro e poi, letteralmente, svenire.
Tra un viaggio in treno e l’altro – regionale mon amour – ho finito Sei Pezzi Da Mille del leggendario James Ellroy. Ora mi manca solo Il Sangue E’ Randagio per completare la sua trilogia americana.
Mi piace lo stile di Ellroy. E’ stringato, usa frasi brevi. Frasi brevi che non disturbano la lettura. Frasi brevi che sono stilettate precise, sono studiate. E amo anche i corsivi coi quali evidenzia alcune parole. Parole evidenziate bocoo. Un enoooooorme utilizzo di questi espedienti. Espedienti, fantastico, che non risultano mai pesanti.
E poi, personalmente, il personaggio di Pete Bondurant,  Pete B. per gli amici, è veramente spettacolare. E pensare che veramente la storia possa essere andata così – uso il condizionale perché né io, né zio James, né Dio (quindi J. Edgar Hoover) possono sapere la verità (forse Hoover sì) – dicevo, pensare che la storia possa essere veramente andata così, insomma, fa venire certi brividi che i meno quaranta a Stoccolma il 25 gennaio sono una sauna.
Comunque, se avete tempo, fatevelo questo viaggetto. In ordine, leggete: American Tabloid, Sei Pezzi Da Mille e Il Sangue E’ Randagio. Il mio spassionato e interessatissimo parere è che ne vale la pena.

In questi sette giorni sono stato abbastanza impegnato da non aver tempo di curarmi di tweet di Renzi, status di Salvini e comunicati di Roberto Fiore. Un po’, lo ammetto, rendo grazie al signore.
Ho vissuto veramente bene, veramente ma veramente bene, senza sapere quali cazzate succedessero nel mondo. Per sette giorni sono riuscito a non farmi quasi mai venire il sangue amaro. Ok, una volta è capitato, ma perché uno ha cercato d’ammazzarmi non rispettando una precedenza, mentre viaggiavo tutto arzillo sul mio motorino sgangherato.
Per il resto, pace e quiete. Interiore, per lo meno, ché lavorare giornate intere coi bambini è ciò che più si allontana dal concetto di pace e quiete.
Sono arrivato alla conclusione che i bambini, tutti i bambini, sono bellissimi. Sono i genitori, maledetti loro, che poi li rovinano durante la crescita. Sentire una mamma lamentarsi del fatto che il figlio, alla seconda lezione di nuoto, non stia migliorando è qualcosa di veramente preoccupante. Li vogliono già nati Michael Phelps, è questo il problema. Vorrebbero vedere dei marmocchietti alti un metro e uno zenzero nuotare a delfino come Madam Butterfly (che non è un’opera teatrale e al secolo si chiama Mary T. Meagher, almeno la prima ad essere soprannominata così).

Domani magari mi farò del male e guarderò un pezzo del festival di Sanremo (non è già finito vero?!). Così, perché voglio farmi un’idea di come vengano spesi i soldi del canone. Ok, riscrivo l’ultima frase perché così è poco credibile: perché voglio incazzarmi vedendo come vengono buttati i soldi.
Sembra, ho captato delle voci, che quest’anno ci sia Nek. Nek. L’hanno tolto dalla formalina, gli hanno detto che Laura non c’era perché s’era nascosta nell’armadio e l’han messo sul palco.
Sì, guarderò Sanremo perché voglio vedere Nek. Avrà ancora tutti i capelli?
Poi dice che uno non deve bestemmiare. A questo punto resuscitiamo Little Tony (sempre che sia morto, sennò gli facciamo una telefonata) e lo mettiamo a suonare il mandolino.
Nek. Era anche una marca di cellulare, una volta, e faceva cagare anche quella. E, dico io, perché vogliamo ostinarci a dimostrare che la musica italiana sia musica di merda?
E dire che ce ne sarebbero di gruppi bravi che, proprio perché son bravi, ben se ne guardano d’andare a Sanremo (dove sembra che abbiano pure trovato un caso d’ebola, fate un po’ voi).
Qualche anno fa ci andarono gli Afterhours (mannaggia a loro) e, manco a dirlo, arrivarono ultimi. Che, ora, se Cristicchi è meglio degli Afterhours il mondo gira in senso antiorario.
Io, lo ammetto, non è che ascolti musica eccelsa. Però, santo iddio, già che è roba di merda, che almeno abbia un testo, chessò, interessante o divertente o qualunque cosa che non sia laura che non c’è o qualunque altra frivolezza (e parlo di testi, non di musica) venga cantata dal palco dell’Ariston.
Sapete qual è l’unica canzone di Sanremo che mi piace? Signor Tenente di Faletti. Almeno, lì dentro, c’è un testo con un senso, con un significato. E poi, va bene, è Giorgio Faletti.
E, nulla, come dicevo, domani mi siederò in poltrona e mi farò del male guardando Carlo Conti che presenta nenie da latte alle ginocchia. Così, perché ogni tanto mi odio, ma non ho il coraggio di suicidarmi e così cerco modi alternativi per morire. Sanremo sarà il tentativo più estremo. Se sopravvivrò, davvero, non saprò che altro inventarmi. Magari scriverò qualcosa al riguardo, magari no. Vedremo.

Come diceva George Best:  se non fossi stato così bello, non avreste mai sentito parlare di Pelè.
Vi lascio una canzone di merda con un testo divertente.
Rispettate le precedenze (santo iddio!), non fatevi del male guardando Sanremo e ricordatevi che di Michael Phelps, in duemila anni di sport, ne è nato uno solo.
Vostro e affezionato,
Ed.

J-Ax “Decadance”

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5 thoughts on “I titoli rimangono un problema – James Ellroy, pace e quiete, Sanremo

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  1. Mi hai fatto venire in mente una vignetta che ho letto giusto stasera:
    http://www.silviaziche.com/prove-tecniche-di-megalomania-20/
    Quanto a Sanremo, ieri sera Lupin III al cinema, oggi cena da mia madre ma in anticipo sui tempi per venir via entro le 21, e il resto delle serate è già impegnato fino a domenica… Quest’anno mi sono superata nello slalom anti-Ariston.

    P.S.: un figlio hipster è il minimo, per un paninaro. E ti ricordi che era proprio Faletti a farne la parodia?

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  2. Sono d’accordo con te, Sanremo va guardato per affinare sempre di più il concetto di merda.
    Che, oh, J Ax a me piace.
    Sì, ok, gli Articolo31 erano tutt’altra cosa, e lui più invecchia e più diventa coglioncello, però chissenefrega.
    Almeno a 90 anni non lo tireranno fuori dal museo delle mummie per buttarlo in pasto all’italiano medio, tipo l’altra sera con Al Bano e Romina Power.
    CIOE’.
    E’ il 2015, cristo.
    Il 2015 e sborsiamo soldi per vedere Al Bano che fa le flessioni e Romina che gli da del sacco di merda.

    Liked by 1 persona

    1. Beh, basti pensare al fatto che uno come Kendrick Lamar è diventato conosciuto nel mainstream (e non credo nemmeno troppo) in Italia solo quest’anno, ché Fedez l’ha dato da cantare a un suo “pupillo” a X Factor.
      Chi è Kendrick Lamar? Nessuno, solo l’esponente di punta del movimento rap americano (altro che Emis Killa). Sarò troppo cattivo, ma penso che Al Bano e Romina ce li meritiamo tutti.
      Da questo commento si può dedurre che ho guardato X Factor. Ebbene sì. Tutto fa brodo, come diceva mia nonna 🙂

      Liked by 1 persona

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