Il bello d’esser brutti

Bene, l’ultimo post è del dodici febbraio. Cos’ho fatto in questi otto giorni di silenzio telematico?
Talmente tante cose che, cazzo, il dodici febbraio mi sembra l’anno scorso.
Giù per su, funziona così: una mattina ti svegli e scopri d’aver compiuto ventisei (VENTISEI) anni e ti viene in mente – o meglio realizzi – che non hai ancora combinato un cazzo della tua vita. Cristo, ti dici, di questo passo morirò senza nemmeno accorgermene. Il che non sarebbe nemmeno troppo male, direte giustamente voi. Il punto, amici carissimi, miei dolci Swarovski, il punto è che, prima de morì, sarebbe quantomeno opportuno aver concluso qualcosa. Chessò, mangiare un cornetto (quello che i bauscioni chiamano brioche)  alla marmellata, fumato un pacchetto di Lucky rosse morbide, comprato una casa. Cose così.
E quindi, dal diciotto gennaio a questa parte – e se il dodici febbraio mi sembra l’anno scorso, gennaio mi sembra un ventennio fa – ho iniziato a muovermi, muovermi, muovermi. Qualcosa ne verrà fuori, mi son detto. E, giustamente, come ogni volta che stimoli l’universo con un’azione, qualcosa ne è venuto fuori. In realtà una caterva di cose  – io m’accontentavo anche d’una briciolina –  e non so nemmeno io come gestire questo fiume di novità. Che poi è proprio vero: come muovi un passo, scopri che ci sono almeno tre incroci per ogni volta che un piede tocca terra. Muovi il culo, mi dicevano i miei amici. Muovi il culo, mi diceva la mia ragazza. Io ero titubante. A dir la verità, si può dire che erano circa quei sette anni che titubavo. Poi – che oh, ognuno ha i suoi benedetti tempi – ho deciso di muovere questo benedetto culo.
Finalmente! hanno esclamato i miei amici. Che cazzo fai?! m’ha domandato prontamente la mia ragazza.
Già, questa mia decisione non è stata accolta con l’entusiasmo sperato. La cosa è molto ironica – almeno, a me lo sembra molto – dal momento che, parla e riparla, è venuto fuori che, sì, il culo lo stavo muovendo, ma non come voleva lei. Nel giro d’un mese – anche se, ribadisco, a me sembra sia passato un decennio – sono passato dal vivere un film esistenzialista francese ad una commedia di Woody Allen, dove io sono lo sfigato che, una volta che ha finalmente deciso di crescere, si sente dire che sta crescendo nel modo sbagliato.
Ti trovi a dire col lavoro che ho trovato, tra due anni potremo avere una casa nostra.
Ti senti rispondere io non verrò mai a vivere là dove stai te.
Allora ti trovi a rispondere va bene, mollo tutto e vengo là a vivere mendicando sotto i ponti.
Ti senti rispondere sei uno stronzo.
Che, non lo nego, probabilmente un po’ stronzo lo sono. Potevo fare una cosa graduale, lo ammetto. Chessò, trovare un lavoretto a nero in gelateria per alzare due o trecento euro con cui continuare a prender treni. Farlo per tre o quattro anni e, poi, alla giovanissima età di trentun anni, decidere di trovare un lavoro serio. Invece no, sono scorretto: son cresciuto tutto insieme. E ammetto che certe cose non siano da fare.
Ti sei sentito dire allora lasciamoci.
Hai risposto ma io non voglio lasciarti.
Ti sei sentito dire questa cosa non ha più senso e poi, trenta secondi dopo, mi manchi, vieni qui.
Hai detto giuro, non ci capisco più un cazzo.
Ti sei sentito dire sei uno stronzo, io sto male e tu pensi solo a te stesso.
Non hai risposto.
Un paio di volte, hai addirittura avuto la sensazione fisica di star ricevendo una grandinata di schiaffi, senza capire da dove cazzo stessero arrivando. Fosse un film, avresti volentieri messo in pausa, fermato tutto, cercato di ragionare un attimino. Ma non ce n’è di tempo.
Hai detto questa non è un’occasione che passa due volte.
Lei ha detto nemmeno io.
Ti ci hai provato ma vivremo insieme.
Le ha detto non verrò mai lì.
Tu hai smesso di cercare di convincerla.
Hai cambiato approccio, hai detto l’atteggiamento è fondamentale.
Lei ti ha interrogato che cazzo stai dicendo?
Hai risposto che se pensiamo di non farcela, non ce la faremo.
Lei ti ha insultato e poi sono tutte cazzate.
Non hai risposto.
E infatti, siccome erano tutte cazzate, come volevasi dimostrare la situazione è deflagrata.
Alla quarantesima volta di dovremo lasciarci, non abbiamo futuro, ho iniziato a pensare fosse vero. Ho iniziato a pensarci talmente tante volte che, alla fine, è diventato vero.
Probabilmente, io che funziono a scoppio ritardato, per questa cosa m’incazzerò nel duemila e ventisei. Al momento sono tranquillo. Sono consapevole quanto poco bastasse per evitare questo frontale con un autotreno con scritto Scania a caratteri cubitali sul davanti.
Meno urli, meno accuse, meno insulti. Meno umiliazioni.
Probabilmente non ho ripetuto abbastanza il concetto che, per ogni azione, c’è una reazione uguale o contraria. Che, magari, se mi mandi affanculo un giorno sì e uno pure, forse – e dico forse – prima o poi reagisco in modo poco educato.

Comunque.
E’ come fosse un romanzo di formazione. Sono io Holden? Forse. Sono io Alex D.? Vaffanculo sì.
E’ strano. Sono sempre lo stesso cazzone, ma con qualcosa di diverso. Forse con mezzo chilo di cuore in meno, ma quello a che serve? Batte, batte, batte e poi finisce che ti fa crepare perché s’infarta (neologismo). Meglio senza.
Ok, questa è una cazzata, ma non riesco ad esser serio. Non riesco a piangermi addosso, tantomeno piangerci su. Sette anni fa, quando non ero per niente pronto, ho imparato che non possiamo tenere con noi tutte le cose importanti della nostra vita. Perché, a volte, semplicemente non si può, senza troppe motivazioni o giustificazioni. Che ci si ritrovi a portare una scatola di mogano vestiti tutti di nero o a sentire la persona con cui si pensava di costruire una vita dire non verrò mai a vivere nella tua città.
Capita e non ci su può far nulla. Lei dice che questo è un modo di vedere la vita molto triste. Io credo che sia l’unico modo di vedere la vita, per morire di vecchiaia e non di pazzia.
E’ successo. E’ un peccato. Sarebbe stato bellissimo.
Mi infastidisce pensare che io ci credevo davvero, che ero veramente cresciuto e avrei potuto – dio mio – accettare la convivenza con un’altra persona – e quindi mettere a posto i calzini, piegare i pantaloni, non dormire vestito, non fumare a letto, lavare i vestiti di sovente, spolverare, smettere di bere caffè a ogni ora del giorno e, last but absolutely not least, accettare il fatto che, in quanto a donne, il mio viaggio era terminato  –.
E mi infastidisce anche il fatto che, alla fine, la parte dello stronzo insensibile la farò io. La parte di quello che si sentirà dire io sto di merda e tu scappi.
Che, poi, a voi chevvefrega?
Vi sto ammorbando coi cazzi mia e spero vivamente che, arrivati a questo punto, abbiate smesso di leggere da un pezzo. Ok, in realtà no perché, altrimenti, che cazzo scrivo a fare? Che poi è un po’ questo il principio d’un blog, scriverci i cazzi propri. E’ forse la prima volta che lo faccio senza metafore né parabole letterarie.
Non so dire se sia bello o meno. Ma quello è relativo, dato che in questo periodo di merda non c’è nulla che mi sembri orrendo. Passerà alla storia, questo, come il periodo antitetico della mia vita. Ho avuto quello della sfiducia, quello della resa, quello della rinascita. Vivo aspettando il prossimo, sperando che sia quello della quiete, anche se non ci butterei nemmeno mezzo nichelino.
Che, poi, alla fine ho forse deciso che la quiete non mi piace. Sai che palle sapere che la tua vita è stabilita e che non potrai che percorrere quel binario?
Meglio così, di gran lunga. Che, poi, è risaputo che siamo come le lucertole: quando ci strappano il cuore, prima poi ci ricresce. Sempre.
Basta crederci. Perché, non mi stancherò mai di dirlo, l’atteggiamento è fondamentale.

Siate ciò che siete, quindi bellissimi, e non smettete mai di pensare che domani sarà meglio di oggi.
Perché altrimenti non ha senso vivere.

Vostro e affezionato,
Edward Felson, detto “Fast”.

J Ax “Il bello d’esser brutti”

Annunci

7 thoughts on “Il bello d’esser brutti

Add yours

  1. Ok.
    Io t’ho mandato una mail prima di leggere il nuovo post ed ora un po’ ne trovo il senso. Leggila e capirai.

    L’atteggiamento è fondamentale.
    Cazzo, sì!
    Soprattutto quando ti risvegli da un sonno profondo e inizi a muovere il culo.
    Tu, tu che mi stai vicino, devi muoverlo con me.
    Io per te lo muoverei.
    Guardami, cazzo!
    Sono vivo, mi scorre il sangue di nuovo nelle vene e ti correndo incontro.
    Non puoi scappare.
    Non puoi dirmi di tornare indietro, ho già fatto un bel salto avanti.
    Non posso.
    Cazzo, no!

    Oh, boh.
    Buon inizio di nuova vita, allora.

    Comunque fa un certo effetto leggere i “cazzi tuoi”.
    Un effetto bello!!

    Liked by 1 persona

  2. È strano. Mi ritrovo molto nelle tue parole e il tuo “modo di prendere” la vita mi sembra veramente illuminante, per così dire.
    Anch’io sono passata per “la stronza di turno a cui non gliene frega una cazzo” in diverse occasioni, ma va bene, no? Alla fine ognuno di noi è quello che è.
    Più rileggo il tuo post e più mi viene in mente una canzone de l’Orso, che non so, mi pare adatta. Si intitola “La felicitá di non amare nessuno”, posso dirti che è un po’ una piccola perla quella canzone, almeno per me.

    Liked by 1 persona

    1. La canzone la conosco, però, sempre de L’Orso, preferisco “Con i chilometri contro”.
      Forse perché è più vera, per me, rispetto a “La felicità”.
      O forse perché è meno triste. Perché, ne “La felicità”, lui è in quell’ascensore che si canta quel motivetto allegro, ma in realtà dentro ha l’inferno. Quindi lo dice più per autoconvincersi che altro, ché in realtà non è affatto felice e ama, in ogni caso, una persona ben definita.
      Però, che la canzone sia bella, è un fatto innegabile! 🙂

      Mi piace

  3. Se hai deciso di muoverti proprio ora e proprio così, bè vai, e fai tutto quello che ti senti di fare. Ho letto le tue parole, “se pensiamo di non farcela, non ce la faremo”, e mi è tornato in mente ciò che ho scritto io qualche giorno fa, “chi non crede alla magia, non la troverà mai”… Le parole sono diverse, ma il concetto è esattamente lo stesso.
    E allora vai, vai fino in fondo.
    Comunque è bello leggere di te.

    Liked by 1 persona

    1. A me, generalmente, non piace scrivere apertamente di me.
      Questa volta l’ho fatto perché avevo bisogno d’una catarsi e, sì, anche perché non riesco a non cogliere il lato comico delle cose.
      E siccome sembra un film di Woody Allen, eccolo servito nero su bianco.
      Son contento che non sia brutto leggere di me! 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

A Place For My Head

La vita è una commedia per coloro che pensano e una tragedia per coloro che sentono.

Giuda is Carioca

A buon intenditore / poche storie

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

#See What I See

"Nessuno è te. questo è il tuo potere" E questa sono io.

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Day Off Londra

pensieri,parole,opere,omissioni di un cervello in fuga..

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Mamma for dummies

...quelle che se arriva sera ed è ancora vivo è già un successo!

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

UN PESCO IN FORNO

Appunti di controcultura queer & femminista

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

gatt(A) randagi(A)

(non tutte le streghe sono state bruciate!)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: