The Wrestler – L’arte di picchiare il muso sempre sugli stessi pali

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Che fastidio.
Che fastidio quando cerchi una canzone per scrivere e non ne trovi manco mezza.
Oddio, che fastidio un po’ tutto, in realtà.

Avete mai avuto l’elettricità nella pancia, quella sensazione di moto permanente che vi impedisce di restar fermi? Quel formicolio fastidioso che vi impedisce di star ben dritti, che vi lascia sempre con l’impressione di dover fare la pipì o la caccona?
Ecco, bene. Dovete sapere che è un cazzo-in-culo questa cosa.
A diciassette anni era figo. A diciassette anni mi piaceva stare così. A diciassette anni non sapevo tante cose. O, meglio, ero molto più leggero nelle mie azioni, nelle mie decisioni.
Cristo, trovi a dirti un pomeriggio su un regionale, da sbarbati era tutto più facile.
Se c’è una cosa che invidio ai novelli diciottenni, fanculo, è la tracotanza. La mancanza di paure. L’assenza di consapevolezze di sorta. E, sì, so che questa cosa l’ho scritta almeno un milione di volte (e, per la cronaca, avevo scritto milione col la –gl e questo dovrebbe far capire quanto sono messo male).

Finisce sempre che qualcuno piange.
In qualunque modo una cosa inizi, con un parto o con un bacio, finisce sempre che, alla fine, c’è qualcuno che piange.
Confesso che questa cosa mi ha realmente rotto i coglioni.
Che poi verrebbe da dire che Lavoisier non ha capito un cazzo, perché non è vera quella cosa del nulla si crea, nulla si distrugge. Dati empirici raccolti sul campo portano a pensare che tutto si distrugge.
E non ci sono cazzi: può essere il Taj Mahal o una palazzina popolare di Comasina, si distrugge tutto uguale.
Ripeto la parola distrugge un po’ per via del mio limitato bagaglio lessicale, un po’ perché tengo a far passare per bene questo concetto.
E non dico che bisogna essere cinici, non dico che bisogna pensare che allora-vaffanculo-chi-me-lo-fa-fare-rimango-da-solo. Dico che sarebbe opportuno ricordarsi sempre che la fine è un eventualità ben più che eventuale.
Se fossi cinico non avrei queste cazzo di farfalle, che una volta erano larve, nello stomaco a rompermi i coglioni. Perché, in fondo, rispetto ai diciassette anni ho solo un po’ di consapevolezza in più. La testa è rimasta montata al contrario, come allora.

E, poi, non è che sia un gioco, un modo carino di passare il tempo.
La storia è molto più simile a quella di chi ci dà dentro tutto se stesso, tutto fino a quando non ce la fa più.
E, ogni volta, si sente dire che non è mai abbastanza, finché non decide di prendere la porta e uscire.
In quel momento, cazzo, solo in quel momento tutto ciò che hai dato viene riconosciuto, tutto ciò che hai dato andava benissimo.
E’ una cosa che fa letteralmente incazzare. Perché a posteriori son buoni tutti.
Perché riconoscere le cose mentre queste accadono, evidentemente, è troppo difficile.
E questa canzone, che all’inizio non trovavo, una volta una persona me la fece ascoltare e, poi, mi disse questo sei tu.
Già. Anche in quel caso le cose non andarono in modo diverso.
E, quindi, questa canzone è solo una canzone. Come tante altre.
Una colonna sonora piacevole per scrivere quattro righe, contraddittorie e sconclusionate, sul senso della vita secondo Fabio Volo.
Sì, oggi sono poco simpatico.
Ballo da solo, anche se non so ballare, anche se questa non è una canzone su cui ballare.
E qualcuno mi levi queste farfalle, cazzo, perché giuro che se continuano faccio una strage.
Fa più incazzare il fatto di crederci ancora, rispetto a tutto il resto.
Fa incazzare perché,  a questo punto, ti vien da dire che allora è vero, cazzo, che non impari mai.
No, mai.
Mai.

Have you ever seen a one-legged man trying to dance his way free?

If you’ve ever seen a one-legged man then you’ve seen me

Bruce Springsteen “The Wrestler”

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4 thoughts on “The Wrestler – L’arte di picchiare il muso sempre sugli stessi pali

Add yours

  1. Oh.
    Hai fatto incazzare anche me.
    Cioè, partivo avvantaggiata, ma poi leggendoti mi è salita ancora di più.
    E la sensazione di elettricità nella pancia, ecco quella, io pensavo che quella passasse porca miseria.
    E invece niente.
    Una frase abusatissima dice che c’è bisogno di insetticida per le farfalle nello stomaco, io dico che c’è bisogno di farle uscire o ti ritroverai con una marea di cadaveri da digerire.
    O trovi il modo per liberartene, o le tieni in vita.

    http://www.youtube.com/watch?v=8hWIarXwlOc

    Comunque non ci credo che non sai ballare.

    Liked by 1 persona

  2. Oh, che tu ci creda o no, ma quella del link che hai messo è una delle mie canzoni preferite. Credo d’averlo consumato quel file mp3.
    Come t’è venuto in mente?

    Comunque, per come si balla oggigiorno, no, non sono abile nè arruolabile. Io i piedi li muovo, cazzo, non la so fare la bella statuina!

    Mi piace

    1. A chi lo dicii!
      A Villa Ada ancora rimbomba l’eco della mia voce per quanto l’ho urlata!
      Perché hai scritto che a diciassette anni era figo.
      Poi hanno iniziato a cantarmi in testa, e ho dovuto rileggere il tuo post che mi si incrociavano le tue parole con il testo.
      Che casino.

      Vedi che allora c’avevo ragione?
      Tu sai ballare!
      Zompa zompa!

      Ps: con tipo super-ritardo, t’ho risposto alla mail!
      Pps: perché non mi arrivano le notifiche delle tue risposte ai commenti? Sgrunf.

      Liked by 1 persona

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