E alla fine c’è sempre una domanda a cui bisogna riuscire a rispondere nel modo corretto

Dicono che, quando non sai cosa vuoi, prendi quel che trovi.
Dicono che, quando guardi in basso a sinistra, stai dicendo una bugia.
Dicono che, quando si riesce a rinunciare a qualcosa, si è diventati grandi.
Dicono un sacco di cazzate.

Funzionerebbe più o meno così: piano sequenza d’una festa noiosa, piena di vecchi parrucconi in giacca e cravatta e persone che parlano in tono sommesso. Particolari: spumante nei bicchieri, bollicine che salgono dal basso verso l’alto nel bicchiere, riflessi di luce sulle posate argentate, quadri di dubbio gusto alle pareti. Uomini brizzolati in vestiti di Boggi, giovani noiosi in capi d’Armani, donne sorridenti, donne al seguito di uomini sorridenti.
Una ragazza sta, in piedi, a guardare fuori dalla finestra e tu noti il neo piccolo e preciso sulla sua spalla destra. E’ di tre quarti, un ciuffo di capelli le copre l’occhio, intuisci il naso sottile, la bocca disegnata, il mento dolce. Primo piano della mano, con anello, che tiene la tenda spostata, lo smalto nero e uniforme sulle unghie, una piccola cicatrice sul dorso.
“Cosa c’è fuori?” chiedi avvicinandoti, le mani dietro la schiena, il terrore di disturbare.
Lei sospira, si volta “Sicuramente qualcosa di più interessante”.
Sorridi, guardi in basso, ti inumidisci le labbra “Sì, non è il massimo del divertimento questa festa”.
“I funerali sono più vivaci” dice lei, tornando a guardare fuori.
Parla piano, quasi sottovoce. Sembra stanca, sembra arrabbiata, sembra ferita. Tu rimani lì, come fossi un maggiordomo, come fossi tu Alfred e lei Bruce, le mani, adesso, in tasca.
“Fumi una sigaretta?” chiedi, pentendotene un attimo dopo, ma è troppo tardi per ritirare la domanda.
Lei si volta di nuovo, ti guarda dritto negli occhi, ti guarda le scarpe, ti guarda di nuovo negli occhi, ti valuta.
“Sì, una sigaretta mi ci vuole”.

La terrazza è uno spazio immenso, quadrato, che sembra sovrastare tutta la città. Si vede il centro, si vedono le luci delle macchine che passano sull’autostrada lontana, non si vedono le stelle.
Rumore d’accendino e di polmoni che espellono aria grigia.
“Qui sì che c’è un po’ d’ossigeno, cazzo” dice lei sedendosi sul parapetto, lasciando penzolare i piedi compressi in un tacco dodici di marca.
Tu stai passeggiando disegnando un cerchio sul pavimento, la mano sinistra in tasca, la destra impegnata con la sigaretta.
“Come ci sei finito qui?” ti chiede, costringendoti così ad interrompere il tuo autistico girotondo.
“Sono al seguito di amici, tu?”.
“Mi ci ha trascinato il mio ragazzo”.
In questo momento stai pensando, con tutto te stesso, a come sia possibile che, le donne che tu noti, siano o irraggiungibili, o delle pazze scatenate. Fai finta di nulla, annuisci con la testa, guardi lontano, verso la madonnina d’oro della cattedrale.
“E’ un vero stronzo” aggiunge lei.
Vorresti chiedere come mai, ma ti limiti ad occuparti del panorama e della tua sigaretta. Qualcosa ti dice che te lo dirà lei, tra poco, comunque.
“Mi ha portato qui e mi ha lasciato a marcire, mentre lui s’è impegnato subito in una discussione di lavoro”.
“E’ una piaga sociale, il lavoro!” esclami tu, girando il viso di tre quarti per guardarla, la mano sempre in tasca, il fumo che esce dalle narici.
Stai pensando che alcune cose della vita reale funzionino come il poker: a volte puoi bluffare anche se non hai nulla, altre puoi andare subito al piatto grosso, forte della tua scala all’asso.
Questa è una di quelle in cui devi continuare a passare, passare finché non avrai in mano il punto. Prima d’essere un gioco d’azzardo e di probabilità, il poker è un gioco d’occasioni, basato sul saperle riconoscere.
“Fosse solo quello” ribatte lei, imprimendo nell’aria tre puntini di sospensione.
Ti giri, la guardi, ha tutta la tua attenzione. La interroghi con lo sguardo, accendi un’altra sigaretta.
“Sì” fa lei “Sono una donna insoddisfatta della sua condizione agiata, che ama lamentarsi del nulla”.
“Ah, se lo dici tu, ci credo” commenti.
“Cosa vuoi dire?” domanda lei, tra l’infastidito e il piccato.
“Assolutamente nulla” rispondi, un sorriso sornione sul viso.
“Mi sembrava stessi insinuando qualcosa”.
“Chi, io?”
“Sarà stata una mia impressione” pensa lei a voce alta, prima di mettersi a guardare verso l’autostrada.
E’ strano, stai pensando, come in certe situazioni sia facile prendere confidenza con le persone, saltare tutta quella imbarazzante fase del rispettoso distacco. Ti sei preso di prepotenza la leggerezza d’insinuare che non fosse felice col suo partner, come si fa con gli amici, con le persone che si conosce da molto più tempo di dieci minuti scarsi.
“Si vede così tanto?” sempre lei che parla, continuando a guardare verso l’orizzonte nero.
“Cosa?”.
“Che non sto bene con lui”.
“Lo si intuisce”.
Hai appoggiato i gomiti al parapetto, sei vicino a lei, che sta guardando dalla parte opposta rispetto a dove sei tu.
“E’ brutto, vero?” ti chiede e tu rispondi con un’alzata di spalle che non può vedere, e questo la costringe a voltare il viso, a guardarti.
“Non rispondi per rispetto?”.
I tuoi occhi sono fissi sulle luci della città di fronte a te.
“Ci sono tante cose brutte”.
“Mi stai dicendo che non dovrei lamentarmi?”.
Accendi un’altra sigaretta, la terza, rimetti l’accendino verde nella tasca sinistra, insieme alla mano.
“Perché stai con lui?”.
“Non lo so”.
La guardi, sollevi le sopracciglia come a dire “Fa’ un po’ te”, sbuffi dal naso baffi grigi.
“Forse è il pensiero di doverci stare tutta una vita che mi spaventa”.
“Forse è il fatto che ti parcheggia negli angoli come una macchina”.
“Non ti stai prendendo un po’ troppa confidenza?” ti sgrida lei.
“Forse, ma non me ne importa”.
Per la prima volta, da quando parlate, sorride. Lusingato o divertito che sia, è un bellissimo sorriso. Tenero, rassicurante. Uno di quei sorrisi che fa venir voglia di stendersi sul grembo di lei e dormirci per tutto il tempo di cui si ha bisogno. Due minuti. Una vita.
“Dovremmo rientrare, manchiamo da molto” ti fa notare appena ripresa l’espressione seria che ha avuto fino ad adesso.
“Non credo sentano la nostra mancanza” commenti tu, lasciando cadere di sotto la cicca di sigaretta, buttando via l’ultima nuvola fumosa che ti era rimasta, osservando il mozzicone nella sua inesorabile caduta.
E’ come nel poker. A volte, per portare via il piatto, non bisogna fare assolutamente nulla per riuscirci. Bisogna attendere, lasciare che il gioco si sviluppi. Far girare le carte.
La sigaretta impatta con l’erba del giardino, non si propaga alcun rumore. Si sente solo l’inconfondibile ronzio delle macchine che passano in lontananza, un vento fresco e leggero soffia accarezzandovi  pelle e vestiti, le stelle continuano a non vedersi.
Lei è seduta sul parapetto, i piedi penzoloni in un paio di tacchi dodici di marca.
Ti guarda, sorride di nuovo.
Ti chiede “Cosa proponi di fare?”.

Saves The Day “Beyond All Of Time”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

#See What I See

"Nessuno è te. questo è il tuo potere" E questa sono io.

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Day Off Londra

pensieri,parole,opere,omissioni di un cervello in fuga..

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Mamma for dummies

...quelle che se arriva sera ed è ancora vivo è già un successo!

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

UN PESCO IN FORNO

Appunti di controcultura queer & femminista

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

gatt(A) randagi(A)

(non tutte le streghe sono state bruciate!)

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

M for Maverick

Yesterday is history, tomorrow is a mistery.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: