Comunque no, non piange mica. E poi è un Girardengo, kazzo… (E. Brizzi – Jack Frusciante E’ Uscito Dal Gruppo -)

E’ mattina, sono le sette e mezza e il cielo è terso, sereno, limpido. Qualche nuvola bianca, qua e là, aggiunge un po’ di profondità a tutta questa perfezione. Da Est, dal Volga, dalla Siberia sta sorgendo il sole. Caldo, forte, accecante.
Hai i tuoi santi occhiali da sole, rigorosamente Persol, rigorosamente scuri, rigorosamente cazzuti. La mano sinistra tiene il volante, la destra la Lucky Strike, le orecchie ascoltano la musica, le ruote mangiano l’asfalto. Aspetti una risposta, ogni tanto l’occhio cade sul cellulare che, a ritmo regolare, vibra.
Scopri: che le persone ostinate difficilmente ti lasciano in pace. Piuttosto, se non rispondi agli Sms, se ignori la chat di Facebook, l’e-mail, la casella postale, Skype, sa il cazzo, riescono a recuperare uno smartphone per assillarti su whatsapp. Di prima mattina. Alle sette e mezza. Quando il cervello non s’è ancora scollato dal cuscino.
Scopri: che alcune persone riescono a farti iniziare la giornata col sorriso avendo, già all’alba, la battuta pronta e la fantasia per riuscire a scriverti qualcosa che non sia banale, già sentito, già noto e conosciuto.
Scopri: che gli amici veri, quelli con cui sei cresciuto, quelli con cui hai condiviso la prima barba, i primi dolori, il primo tutto, son quelli e ci sono e ci saranno praticamente sempre. Che siano essi a Leeds o a Verona per un convegno di veterinari o a Francoforte, Barcellona, Sidney. A Milano nella facoltà di fisica a cercare di fare ricerca, in un paese che di ricerca non ne fa.
Scopri: che lei è in Islanda da poche ore e che, tanto dispiaciuta, non potrà esserci questa sera per condividere una birra, ché Reykjavik è un po’ fuori mano.

E lei è lei, non c’è poi tanto altro da aggiungere. E’ stata a Bristol, a Londra, a Boston, in Belgio; è stata lontana, molto vicina, solo distante, nei pressi; ti ha trattato di merda, l’hai trattata di merda, ti ha trattato benissimo, l’hai trattata benissimo. Ed è sempre e solo stata lei.
Urca! le hai risposto fai come Walter Mitty: resta giovane Buddy Boy!
Perché non c’è bisogno di prodigarsi in un fiume di parole, con le persone insieme alle quali sei cresciuto.
Basta una frase, lì ci puoi mettere tutto.
E, poi, siamo sinceri: mentre viaggi a centotrenta in autostrada cerchi di essere il più stringato possibile, che di finire nel culo d’un autotreno marcato Scania proprio non ne hai voglia.
Sorpassi uno spastico del volante, che procede a novanta all’ora in seconda corsia. Freccia, spostamento, sorpasso, freccia, rientro. Perfetto.
E’ sempre stata quella là, quando ne sentivi parlare dalle tue compagne. Quella là cosa vuole? Ancora quella là? Quella là. Io non credo d’essere mai stato quello là, ché tendo ad invadere molto meno, a passare molto più inosservato, a togliere il disturbo in punta di piedi. Probabilmente ero quello sfigato. Ecco probabilmente ero considerato così, ché non sono mai stato preso troppo in considerazione dagli altri uomini, sempre un po’ sottostimato. Soprattutto da quelli stupidi. E a lei, cazzo, son sempre piaciuti stupidi.
In questo il sottoscritto è, ovviamente, una limpida eccezione. Oppure è il più stupido di tutti, difficile da capire.
Fatto sta che, in tutto questo, sono contento di non averla persa per strada. Mentre procedo ad andatura sostenuta verso Atalanta, penso che sia difficile non perdersi, al giorno d’oggi, mentre tutto, intorno, cambia in fretta, muta, si disgrega e non torna più.
Ci siamo conosciuti a sedici anni. A diciassette siamo deflagrati. A diciannove ci siamo riscoperti. A ventidue siamo entrati in collisione. A ventitré ci siamo disgregati. A ventisei ci siamo riguardati negli occhi.
E, ogni volta, mi sembra di non avere ancora la barba, non avere tante altre cose che, oggi, un po’ mi pesano sulle spalle.
Ogni volta è come se fosse il principio.
C’è un libro che, incredibilmente, descrive alla perfezione il tutto. Sfogliandolo, a pagina ventidue, si trova scritto

In ogni caso, stava pur sempre per incontrare Adelaide e così quel matto pedalava dinamico come nessuno, e mentre pedalava cantava White Man In Hammersmith Palais con voce bassa e stonata.
Vecchio Alex. Se avesse intuito che razza di musical stava per cominciare, smontando dalla bici non avrebbe mica fatto il solito esordio con la camminata scema da cowboy e la solita faccia da domenica stonata…

Il bello è che, certe cose, non puoi saperle prima, non è dato conoscerle. Succedono. Accadono. Capitano.
Questa è la cosa fantastica e stupefacente.
Ritrovarsi, dieci anni dopo, a ringraziare il grande capo, o chi per lui, per averti fatto capitare sulla rotta un iceberg tanto devastante quanto bello.
E, probabilmente, come in quel profetico libro, non ci sarà mai un lieto fine.
Ma poco importa. Importa davvero poco.
Perché, pagina 173

Diobbuòno, cosa fila, adesso.
Ehi, dico, ma lo vedete?
Ma sì, ma sì, lasciamolo correre questo ragazzo, e date retta al sottoscritto che lo conosce da sempre. Se ha gli occhi un pochino lustri, è per via che il vecchio Alex, quando fila così come il vento

E il sole illumina l’asfalto, il cielo è terso, le nuvole rendono profonda la perfezione dell’azzurro.
E’ una bella giornata, è un bel momento, è una bella vita.
Difficilmente qualcuno potrà farmi cambiare idea al riguardo, almeno per oggi.

Siate tutto ciò che volete essere e, quando scende la catena, lanciatevi a piombo giù per la via Codivilla, giù, fino alla Saragoza Avenue, alla Feltrinelli, nei vostri luoghi che, in barba al tempo, saranno sempre e solo vostri.
Con l’affetto d’un Girandengo appena più basso e rock,

Ed.

(citazioni tratte da “Jack Frusciante E’ Uscito Dal Gruppo” di E. Brizzi)

In The Valley Below “Peaches”

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One thought on “Comunque no, non piange mica. E poi è un Girardengo, kazzo… (E. Brizzi – Jack Frusciante E’ Uscito Dal Gruppo -)

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  1. Mi piace un sacco leggere storie di amicizie infinite.
    Da sbarbina, a tredici/quattordici anni, volevo a tutti i costi tatuarmi le iniziali dei miei due migliori amici. Ero convinta mi avrebbero accompagnato per il resto della mia vita e che se anche così non fosse stato, li avrei comunque tenuti addosso, come segno evidente del loro passaggio, come a dire io sono così anche grazie a loro.
    Uno me lo porto dalle elementari, l’altro l’ho un po’ perso, ci riprendiamo e ci perdiamo a fasi alterne, ma la vita è così. Si cresce. Si fanno scelte diverse.
    Comunque poi il tatuaggio non lo feci, che pensandoci meglio le loro iniziali erano S S e suonavano davvero malino.

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