I’m on fire – La prossima volta la rivoluzione la facciamo col tè alla pesca

E’ un cazzo di casino, qui in mezzo, altroché!
La considerazione da fare è che le donne sono bellissime, ma le donne di sinistra lo sono di più.
Anche gli uomini son belli, e i transessuali, e tutti gli altri oggetti volanti non identificati.
Ma le donne, le donne di sinistra, “oh, Mon Dieu!”.
Non c’è gara, non so se mi spiego. Siete lì, che bevete della birra veramente pessima – della quale non ci si lamenta perché è stata pagata veramente ben poco – siete lì che parlate e lo realizzate all’improvviso.
Sono più belle.
E poi ti ritrovi, il giorno dopo, seduto a fumare una sigaretta, ascoltare Springsteen, in uno stato altalenante tra il pietoso e il confuso, immerso in una chiara assenza di produzione di serotonina.
E pensi che, sì, di sinistra, ma di quella sinistra che, chiaramente, non vota PD. Di quella sinistra che, probabilmente, non ha mai nemmeno votato, perché non rappresentata, non rappresentabile in un paese che, dal Fascismo, in fin dei conti, non s’è mai liberato per davvero.
Di quella sinistra che, cazzo, ha perso.
E forse, per me, che nella vita ho tifato sempre per chi perde, è questo uno dei maggiori motivi per il quale, ogni volta, rimango attonito, stregato, catturato.
Dal modo di portare i capelli.
Dalla quasi totale assenza di trucco.
Da quella cosa meravigliosa che è l’esser veri, per Dio, senza doversi allineare al trend comune, senza doversi comportare e vestire in base a quello che vorrebbero gli altri.
E vorrei anche dire, a questo punto, che la vera prostituzione, la vera azione immorale, non etica – se vogliamo ammettere che un’etica e una morale debbano per forza esistere – è quella che compiono tutti i giorni, tutte le sante sere, le persone che si adeguano a ciò che gli altri si aspettano da loro.
Di certo non è vendere il proprio corpo.
Di certo non è fare, del proprio corpo, ciò che si vuole.
Di certo non è la liberalizzazione dell’amore, la scissione di questo da un concetto di proprietà.

Springsteen canta I’m on fire, io sono qui che fumo.
Ne sono fermamente convinto: le donne di sinistra, cazzo, quanto sono belle!
Quel bello che, con il mero aspetto esteriore, s’incastra ben poco.
Quel bello composto da tante cose: le parole, oltre agli occhi; i sorrisi, oltre alle gambe; l’ironia, oltre ai seni; quella capacità d’alimentare una festa fino alla sua deflagrazione estrema che hanno solo le persone vive.
Ecco, ci sono, sono belle perché sono vive.
Perché, insieme a loro, cammina una frase vecchia come la sconfitta, le cui parole invocano che la morte ci trovi vivi e la vita non ci trovi morti.
E io, che sono romantico nel senso proprio del termine, quello ottocentesco, non posso che innamorarmene.
Dei capelli.
Degli occhi.
Degli sguardi.
Della pelle.
Delle parole.
Di quella fiera resistenza che offrono a tutte le teste di cazzo che le definiscono puttane o stronze o.
A tutte quelle teste di cazzo che le vorrebbero semplicemente come animale da compagnia, in un rapporto non alla pari, dove le dinamiche dominante/dominato si presentano giornalmente, in ogni piccola cosa.
Forse sono innamorato della loro battaglia. O forse sono semplicemente innamorato di loro.
In fondo sono solo un simpatico menestrello che beve troppo, fuma di più e spesso esagera a sfidare la durata delle notti e parlar di battaglie non è il mio ruolo.
Tanto tempo fa, quand’ero piccolo, m’han detto che non mi competevano, che non ci capivo un cazzo, che ero, appunto, un menestrello.
E da quel giorno ho deciso che le battaglie non fanno per me.
Io voglio le feste. Una al giorno. Tutti i giorni.
Tirar giù tutto ballando, fino a quando non verranno a dirci di smetterla e, allora, tireremo giù anche loro.
Uccidere la noia con la festa.
Per questo le donne di sinistra sono più belle. Portano la festa dentro, ovunque vadano.
E io sto qui, scrivo di loro, ascolto Bruce.
E credo che l’atto più romantico di tutti non sia il bacio, ma arrivare davanti a quel campanello e non suonarlo.
Ché ai menestrelli, oltre alle battaglie, non compete neanche d’entrare in casa delle persone.

Bruce Springsteen “I’m on fire”

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5 thoughts on “I’m on fire – La prossima volta la rivoluzione la facciamo col tè alla pesca

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  1. Che le donne di sinistra siano tutte belle, parliamone. 😛
    E parliamo pure di ‘sta cosa che arrivi sotto casa e non suoni il campanello. Per me, romanticismo é che arrivi sotto casa mia, suoni il campanello, sali sú e mi aiuti a lavare i piatti. Ecco. :))

    Liked by 1 persona

      1. Ci ho messo tanto tempo, ma ho imparato a darmi sempre una possibilità …. Meglio avere la conferma che quel desiderio non lo potrò realizzare piuttosto che rimanere col dubbio di quel che avrebbe potuto essere.

        Liked by 2 people

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