La marcia per la vita, quattro cazzate al riguardo – o: alla fine arriva uno spiritello e si porta via tutto

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Sinceramente per questa foto non ho molte parole.
Insomma, dai, ma davvero?
Ho constatato una cosa: se a Marcia per la vita togli il per la, rimane solo Marcia Vita. Che non vuole essere per forza un insulto – o almeno non dovrebbe risultare come tale – ma, piuttosto, una constatazione.
Per essere frivoli e non per forza seriosi, quanto puoi vivere male, trascorrendo la tua esistenza a dire agli altri ciò che possono o non possono fare? Che poi non è un potere o non potere che riguarda il vivere collettivo, bensì dei corpi, corpi che non sono di nessun altro se non di chi li vive, di chi li abita.
Con che diritto si può imporre ad altri qualcosa che non ci riguarda? – So che dovrei usare gli asterischi, sarebbe cosa buona e giusta, ma sono troppo stanco per stare così attento. Perdonatemi, se potete –.
Secondo queste persone, questi luminari del pensiero umano, le vittime di stupro non dovrebbero godere della scelta di togliersi da dentro una cosa che – e sono consapevole di non poterlo nemmeno immaginare, ma di poter solo vagamente supporre – è uno schifo, una cosa che è brutta. Che può anche venir fuori sorridente e innocente – come innocenti sono tutti i bambini – ma che non lo sembrerà mai agli occhi di chi l’ha partorito. Come potrebbe, del resto?
Io non credo che questa cosa sia ammissibile, che un’imposizione del genere possa anche solo essere pensata. A momenti mal sopporto dovermi fermare al rosso ai semafori, figurarsi una cosa del genere.
E che, poi, ci vorrebbe così poco: basterebbe accettare che l’individuo deve essere libero di compiere qualunque tipo di scelta, se la predetta riguarda il suo vivere, il suo divenire, il suo essere.
Non si tratta di appropriarsi indebitamente di capitali statali, o di svaligiare banche, si tratta della personale esistenza umana, una cosa che non può essere di nessuno, se non di chi la possiede.
E’ più contro la vita la marcia per la vita di qualunque persona che abbia usufruito del sacrosanto diritto di abortire. Vi starete chiedendo perché, immagino.
Perché negare la scelta, vuol dire determinare, prestabilire, condannare. In assenza di scelta, il divenire non è più autodeterminato, autocosciente, ma obbligato. E, mutuando Albert Camus, non è tanto nella vita dell’individuo che sta la violenza, ma nella morte. Negando il diritto di scegliere, si nega il diritto di scegliere come morire, che poi coincide con il come vivere, dato che la fine è frutto di ciò che accade prima di quest’ultima. Il buon Albert, infatti, una volta scrisse che si può scegliere, in vita, di dedicarsi alle attività più svariate, si può scegliere di spendere l’esistenza al servizio delle cause più disparate, ma la nostra morte sarà sempre l’unica cosa che apparterrà solo a noi e che, sempre parafrasando Zio Albert, questo coincide con la sua idea di libertà.
Per spiegarla meglio: è il diritto di scegliere come morire, che sancisce la libertà dell’essere vivente, che lo rende autodeterminato e non sovradeterminato. E negare una scelta di questo tipo, vuol dire, in soldoni, sovradeterminare, negare il diritto di scegliere come morire. Perché un figlio non è una cosa che non ti condiziona la vita, te la condiziona eccome. Quando hai un figlio, soprattutto nei primi anni di vita, la tua morte non ti appartiene più, probabilmente non ti apparterrà mai più. Tutti i genitori, a ben pensarci, sono in questo senso sovradeterminati. Però un conto e compierla attivamente questa scelta, un altro è trovarsi costretti a farlo perché non si ha la possibilità di scelta.
E io non riesco a capire come si possa essere così assolutisti da non accettare che qualcuno questa scelta non voglia compierla, che qualcuno voglia arrogarsi il diritto di scegliersi una morte diversa.
Perché dobbiamo fare tutti le stesse cose? Perché dobbiamo rinchiuderci in regole cementificate, asfissianti, repressive e oppressive? Perché tutto questo bisogno di ordine?
Io penso che accettare le scelte degli altri sia un punto fondamentale per l’evoluzione culturale dell’uomo. Trovo sia una base fondamentale.
Poi, sinceramente, grazie al cazzo che sei contenta d’essere viva, chi rinuncerebbe mai a questa gran figata che si chiama vita? E’ proprio un argomento fallace, questo, fatto dalla parte sbagliata di quella che, a tutti gli effetti, si può definire barricata. Perché tu sei contenta – ho già detto che sarebbe da stupidi essere tristi d’esser vivi – ma, forse, chi t’ha messo al mondo non ti ha vissuto molto bene. Magari ti ha odiato, ogni singolo giorno, e magari sei anche viva per miracolo, perché chi t’ha messo al mondo è riuscita a resistere all’impulso di cancellarti. Perché tu sei il frutto d’una violenza, d’un imposizione sul corpo, d’una violazione dell’esistenza umana. Tu non sei una bella cosa, un bel simbolo, qualcosa da mostrare con orgoglio – e questo non è un giudizio sulla persona, ma sul concetto in sé e per sé –.
Io, non lo so, sono allibito che queste cose, ancora, non siano date per scontate, per ovvie, per sacrosante. Che ancora ci sia qualcuno che cerchi di negare ad altri la libertà d’essere.
Come se io – o noi, penso sia equivalente –  vi impedissi di fare e dire tutte le stronzate che, quotidianamente, fate.
Ma poi che cazzo ridete, cosa avete da essere felici?
Siete la rappresentazione visiva della morte in piedi, della fine della ricreazione. Siete ciò che mina alle base lo Stato di Felicità Permanente. Siete proprio una brutta cosa, lasciatevelo dire.

E dire che volevo esser ancora più frivolo, due righe e via. Volevo parlare della mia testa bagnata, d’un allenamento di nuoto.
Volevo parlare di. E invece ho poco spazio, due righe e una canzone.
Uno spiritello m’ha fatto una burla. E a me, ci pensavo prima, probabilmente una burla così non l’han mai fatta. E quanto è bello il silenzio della notte, quando si manifesta all’improvviso, senza che tu te ne accorga perché sei distratto.
Quasi quanto questa canzone.

Vivete senza marciare, vivete senza marcire, vivete e basta.

Vostro,

Ed.

Giorgio Canali “Mme et Mr. Curie”

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One thought on “La marcia per la vita, quattro cazzate al riguardo – o: alla fine arriva uno spiritello e si porta via tutto

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  1. Il diritto di scegliere e di credere che la scelta sia fondamentale per la società non è pensiero comune, purtroppo, io ho provato a discuterne ma mi sono sentita rispondere che:”Le cellule che daranno vita ad un bambino non possono scegliere” e con questo non ci puoi combattere è religione credere che un insieme di 8 cellule sia una persona. Io non sono mamma ma sono donna e tutte e due le scelte le capisco e le proteggo come fai tu sperando di continuare a poter scegliere!

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