Ché io non ascolto musica, ma rumore (parte prima) – o: Chumped “Name That Thing”

Avevo appena finito di dire che cazzo, non c’è più niente di nuovo che valga la pena d’ascoltare, anzi non ho nemmeno fatto in tempo a finire la frase, che, oplà, eccoti spuntar fuori una canzone a caso.
Il caso domina gli avvenimenti, mi potrebbe giustamente dire un saggio monaco orientale, se in questo momento stessi parlando con un saggio monaco orientale. Però in questo momento non sto parlando con un saggio monaco orientale. Forse l’ho tirato fuori solo per ripetere allo sfinimento saggio monaco orientale.
Comunque.
Spulciavo Spotify, molto annoiato, molto arreso che ma com’è possibile che tutto sia già sentito, che ogni santissimo testo di ogni santissima canzone sembri la ripetizione della ripetizione della ripetizione?
Avevo quasi tirato i remi in barca, come il vecchio dello Zio Hemingway, ed eccoti il mio Marlin.
Sì, devo ammetterlo, non ascolto musica eccelsa, né roba che leva il fiato o, insomma, avete capito. Non ricerco troppo il bello stile, d’altronde rimango sempre uno che s’è avvicinato alla musica perché ha ascoltato Angels With Dirty Faces degli Sham69, che non sono propriamente i King Crimson ecco.
E, cazzo sì, ascolto pure i King Crimson, però quando voglio una musica veramente amica ho bisogno di robe veloci, di robe semplici, di cose per niente elaborate.
Per me I Want To Conquer The World dei Bad Religion batterà sempre tre a zero, chessò, Moonchild dei precitati Crimson. Sono consapevole di commettere eresia e d’essere al limite del blasfemo, però non posso farci niente.
Sono anche consapevole che il così definito punk rock – scritto minuscolo per un preciso motivo, spiegato da Steve Home nel suo “Marci, Sporchi, Imbecilli”, un libro veramente degno di nota – dicevo, sono anche consapevole che il così definito punk rock ormai non esista più, ché viene classificato come musica da Hipster – maledetti, vi giuro che vi srotolerò ogni singolo risvoltino, ladri di camicie a quadri e occhiali da pentapartito! –.
Però è la mia musica amica. Me ne sono reso conto quando sono andato a vedere un concerto dei Casualties che aprivano gli ormai defunti Distillers. Voglio dire, dai, se non è una vocazione quella!
Di questa musica mi piace la brevità, i testi tagliati con l’accetta, mai troppo elaborati; mi piace il fatto che, visto che la musica non è sta gran cosa, sia il testo ad essere importante.
Nessuno direbbe che il punk è un genere nel quale bisogna ascoltare i testi, e invece.

The night closed in around us as you sang about a girl.
Did you love her? It doesn’t matter because our lungs are filled with
air we’ve never breathed before and it’s so fucking cold it hurts.
We’ll leave it all behind us in this basement in Rhode Island.

E’ roba semplice, verrebbe da dire banale.
Proprio per questo, parer mio, è roba vera. Le cose banali sono quelle plausibili, quelle vere. Le cose che ci sembrano banali, verrebbe da azzardare, sono quelle che alla fine non lo sono per niente.
A me piace questo modo di tagliare con l’accetta i concetti, senza costruirci intorno troppi ricami, senza esaltare troppo il concetto.
Voglio dire, è palese, nel passaggio di poco sopra, che non si sta parlando di una robetta, di qualcosa di poco conto. Lo si intuisce, tra le righe, senza nessun tipo di bisogno che venga sbandierato o strillato o annunciato a gran voce.
Poi, ovvio, per fare questo ragionamento è necessario ascoltare le parole, leggersi i testi e, cazzo, quanto mi piaceva comprare i CD e correre a casa e srotolare quei booklet messi insieme con lo sputo e scorrermi i testi, uno dopo l’altro, mentre ascoltavo le canzoni.
E’ una vita che non compro un CD e questo lo comprerei, fosse anche solo per questa canzone. D’altronde non è che non l’abbia mai fatto. Una volta ho comprato un album dei Descendents solo perché c’era dentro I Don’t Want To Grow Up,  brano che peraltro dava il titolo all’album.
Magari più avanti scriverò qualcosa per spiegare come mai, tra tutti i bellissimi generi musicali che esistono nel mondo, io mi sia scelto proprio quello più scrauso, marcio e stupido.
Per adesso godetevi questo brano.
O meglio, lasciate che questo brano vi stupri le orecchie con il suo delizioso spadellamento metallico e la sua sublime ripetitività del riff di chitarra, rigorosamente uguale al giro di basso.
Due minuti e tredici di pura ignoranza. Ché, come disse una volta mia madre, mutuando un’espressione d’un libro che stavo leggendo all’epoca, io non ascolto musica, ascolto rumore.

Buon ascolto.

Vostro,

Ed.

Chumped “Name That Thing”

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