Oppure questa è tutta pazzia – Piccolo manifesto antipaternalista e contro la convenzione dell’esclusiva

10958083_607767606022221_3602340484830496837_n

Quante ore servono per fare duecento euro?

Sono undici giorni che dormo pochissimo, mi alzo prestissimo, faccio tardissimo e confondo le coordinate spaziali, le coordinate geografiche, la coordinazione dei gesti e dei pensieri.
Lavoro, ascolto musica. Ascolto musica, lavoro. In mezzo ci sono le birre in vetro, quelle in plastica, i bicchieri di vino, i cocktail mal fatti, quelli ben fatti.
La pioggia che cade dritta, quella che cade storta, quella che cade troppo, quella che cade troppo poco e nessuno ha mai capito come cazzo funzioni questa maledetta cosa dei fortunali estivi, ché sei lì che cammini e in un attimo ti ritrovi bagnato fradicio, mentre continui a camminare, e ti senti bene, forse, nel tuo essere bagnato come un cucciolo di foca.
Dai un senso al non-sense, oppure finisci di privare il costrutto d’un qualsivoglia significato.

Quante ore ci vogliono per ottenere duecento euro?

Distruggere la struttura, sarebbe questo l’intento, alla fine. Uscire da questo schema binario di acceso/spento, dentro/fuori, buono/no buono. Giusto. Sbagliato. Torto. Ragione.
La morale.
La morale m’ha sempre convinto poco. Il moralismo non c’è mai riuscito, invece, a catturare la mia attenzione. Non ho troppe argomentazioni, troppe frecce al mio arco. Ho una faretra di merda, ed è cosa risaputa. Però questa cosa del contratto, degli obblighi, dei doveri dovuti non mi convince per nulla, non più.
Questa proprietà su cose che non sono cose, cose che sono corpi, corpi che sono persone, persone che sono belle non mi convince più. Questo diritto esclusivo sulla libertà di qualcun altro, sulla sua libera possibilità di divenire non mi convince più.
La tradizione. La secolarizzazione. La struttura paternalista che tutt’ora permane, permea, impregna i tessuti sociali non mi convince più, né mai mi ha convinto.
Credo che esista il divenire, e credo che il concetto di divenire insieme sia una costrizione limitante e limitata spacciata per bellissima cosa. Insieme, come a dire sotto il controllo di. Ché se, comunque, uno scopre di voler divenire a San Francisco e l’altro no, l’altro magari vuole divenire a Borgo Panigale, poi non si diviene più un bel niente insieme.
Quindi smettiamola di raccontarci ste gran fregnacce, ammettiamo che è tutto frutto della paura di morire soli come merde, accettiamo il fatto che tutti, prima o poi, moriremo e lo faremo rigorosamente soli come merde e non c’è modo di evitare questa cosa. E cerchiamo di divenire per noi, non per gli altri. Divenire per essere, esistere con gli altri.

Quante ore valgono duecento euro?

Voglio un mondo di individualità che si incontrano, non di dualità che si controllano vicendevolmente.
Individualità che scelgono se condividere o meno, se comunicare o meno. Che non sono obbligate alla condivisione da nessun costrutto, nessuna convenzione sociale.
Individualità che si sovvertono in continuazione, che si rivoluzionano, che si ricercano, che non smettono di mutare al mutare del tempo.
Voglio un mondo di corpi, che è poi quello che siamo tutti. Un mondo di carne, per la carne, nella carne.
Qualcosa che vada oltre il funzionalismo del matrimonio, le case comprate insieme, la convivenza, gli obblighi e i me l’avevi promesso.
Voglio un mondo senza promesse, senza bisogni, senza necessità che non siano il qui e ora.
Un mondo che non si preoccupa del futuro e non progetta una vita inscatolata in preconcetti sociali che ruotano comunque intorno alla tradizione.

Quante ore per duecento euro?

Non è egoismo. Non lo è perché tante individualità che si incontrano a fasi alterne, alla fine, creano collettivizzazione, creano più condivisione di quanto non possano fare tante dualità.
Chiudere il mondo all’esterno, convinti di allontanare la morte, non fa che avvicinarla. Che cosa rimane di te, una volta che hai bruciato la tua rete sociale?
Fanculo il focolare.
Fanculo i piumoni.
La dualità porta a darsi per scontati, per ottenuti quando, in realtà, non ci si ottiene mai. Perché nessuno è di nessuno, qui. Non esiste la proprietà sui corpi, non esiste la proprietà sui sentimenti.
Per mantenere vivo qualcosa di vero credo che sia necessario lasciarsi andare alla deriva, rischiare di perdersi, riuscire a ritrovarsi, ricominciare, riprendere, ricordarsi, senza mai godere di nessun diritto particolare.
E’ così che si riconosce, che si capisce quali sono le persone davvero importanti, con cui vuoi passare il tuo tempo. Perché sono quelle da cui ritorni, da cui hai voglia di ritornare, con le quali non ti serve troppo tempo per ricordarti come si fa a congiungere le carni, incontrare e scontrare le labbra sulle labbra.
Nella dualità tutto questo non c’è, protetti come si è dall’esclusività del rapporto, da quel confine chiuso che taglia fuori tutto il resto del mondo, che ti fa pensare di poter godere d’un diritto acquisito.
Ma non esistono diritti sulle persone, né ne esistono sui sentimenti.
E non è comodo pensarla così. Altrimenti tutti, da un pezzo, avrebbero accettato il fatto che nessuna persona ti appartiene, che tutte le persone sono libere di andarsene quando più lo ritengono opportuno. Anche quelle che vorresti solo per te, lì vicino, con tutto te stesso. Che anche quelle, perfino quelle, sono libere di andarsene in ogni momento.

Sì, parole deliranti.
Parole deliranti scritte da chi ritiene che un vero gesto di così definito amore sia lasciare libera una persona, piuttosto che volerla tenere tutta per sé.
Perché amore è assenza di morte, e per questo stesso motivo non può essere totalizzante in direzione esclusiva.
Sì, pazzia.

E duecento euro, ad oggi, valgono circa cent’ottanta ore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

A Place For My Head

La vita è una commedia per coloro che pensano e una tragedia per coloro che sentono.

Giuda is Carioca

A buon intenditore / poche storie

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

#See What I See

"Nessuno è te. questo è il tuo potere" E questa sono io.

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Day Off Londra

pensieri,parole,opere,omissioni di un cervello in fuga..

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Mamma for dummies

...quelle che se arriva sera ed è ancora vivo è già un successo!

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

UN PESCO IN FORNO

Appunti di controcultura queer & femminista

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

gatt(A) randagi(A)

(non tutte le streghe sono state bruciate!)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: