Fenomenologia della tardoadolescenza, parte quinta: Blood For Wild Blood

Qui gli arretrati:

Parte uno.
Parte due.
Parte tre.
Parte quattro.

Il tempo sta correndo lento, il sole è già tramontato da un pezzo e sono seduti, i nostri eroi, su una panchina d’una delle vie più silenziose di Milano, in zona Palestro.
“Non la conoscevo questa via” afferma Emilia, a un tratto, dopo un lungo periodo di silenzio.
“Via Marina?” indaga Libero “Effettivamente è un privilegio di pochi”.
“E’ tranquilla”.
“E’ una bella via per starsene in santa pace”.
La birra l’hanno presa a portar via da un Market gestito da un Libanese in Viale Tunisia, un euro e cinquanta per il piacere d’una bevanda consumata dove vuoi. Una delle poche cose veramente belle che è rimasta a questa città.
“Ci pensi mai, comunque?” chiede all’improvviso Emilia al nostro, che non sa a cosa dovrebbe pensare.
“A cosa?”.
“A quei giorni”.

Ci pensi mai?
Eh, ma ci pensi come?
Ci sono tanti modi di pensare a qualcosa. Esiste il rimpianto, esiste il rimorso, esiste il ricordo piacevole, esiste il tormento. Esiste pensare che non sia finita.
Eh, ma ci pensi come?
Ci pensi mai?

“Ogni tanto” dice Libero dando una buona sorsata di malto.
“Quanti casini eh?”.
“Quanta velocità, più che altro. E’ durato tutto un attimo”.
Un attimo, il tempo che c’è voluto alle cose per prendere fuoco, divampare e divenire cenere. Il tempo necessario alla lotta di divenire altro, di evolversi, personalizzarsi.
Strade diverse, percorsi opposti. Parti opposte, schiena contro schiena e ciao, mai più vedersi in viso.
“Eravamo tremendamente giovani e stupidi” commenta Emilia, giocando con la bottiglia. Sta facendo correre il suo indice affusolato lungo il collo della bottiglia, fino in cima e poi di nuovo, da capo. Con leggerezza, come se stesse costruendo la bottiglia, la stesse plasmando nell’argilla.
Quelle mani.
Mani lisce contro mani ruvide e correre a perdifiato. Verso Piazza Maggiore o, in qualche pomeriggio di sole freddo, su, fino a San Luca, fino ai prati, fino ad arrivare in cima e cazzo, ci pensi, da qua si vede tutto.
La memoria tattile, che fregatura, ricrea emozioni anche senza il contatto. Ti rimane addosso senza termine. Una volta che delle mani ti hanno toccato così, ti rimangono sempre addosso.
Mano liscia sul braccio e occhi negli occhi, il treno che sta per partire e ciao, alla prossima.
E poi il saluto, mano aperta che si muove lentamente da sinistra a destra, nelle cuffie una canzone sempre diversa e ciao, alla prossima il treno parte e ciao, alla prossima non riesco mai a dirti quello che vorrei e ciao, alla prossima non vedo l’ora di tornare.
Che probabilmente la politica era solo un’ottima scusa, un argomento valido per qualcosa che valeva ancora di più. Chi può dirlo?
“Eravamo belli” commenta Libero, sigaretta appena accesa e fumo grigio che scivola fuori dalle labbra socchiuse.
“Dici?”
“Eccome”.
“Belli quanto?”
“Più di tutti”.
Emilia sorride, probabilmente divertita e, forse, compiaciuta. Il modo che ha Libero di dire eravamo belli è imbattibile nel suo essere così pregno di significati senza, in realtà, esprimerne alcuno.
Emilia sorride, si illumina.
“Una volta lo siamo stati sicuramente, belli più di tutti” dice poi.
E c’è un treno che sta arrivando e Libero non lo vede arrivare. L’impatto è sicuro.
“Quando?”.
La ragazza pianta letteralmente i suoi occhi verdi in quelli di Libero, a un palmo dal suo viso. E non è strano, solamente potente, solamente cristosantissimo.
“Se ti dico Wire To Wire?” domanda Emilia, semplicemente, sempre un palmo dal viso di Libero.
Avete presente quei momenti in cui manca l’aria, ma è uno stato di asfissia piacevole, una sensazione di morte imminente che si è disposti ad accettare? Quei momenti in cui vi trovate a pensare uccidetemi ora, per favore, perché così non ci starò mai più?
“Il mattino dopo sei partita per Marsiglia e io sono tornato a Milano” si limita a dire Libero, piano, senza togliere gli occhi da quelli della ragazza.
Poi sorride, continua “Non mi ricordo dove fossimo. Era dopo Piazza Maggiore. Tu eri triste, era andato tutto uno schifo. Io ero incazzato. Hanno messo quella canzone e, non so perché, t’ho preso. E abbiamo ballato”.
“Non l’ho più sentita” dice Emilia.
“Nemmeno io”.
Sorridono, sorridono mentre si fissano, mentre si fanno sempre più vicini, sempre più vicini, sempre più vicini.
Alcune cose arrivano dopo. Prima deve accadere tutto il resto, e poi accadono quelle cose. Certe cose necessitano di tempo, e anche un po’ di casualità.
Emilia ha la testa appoggiata sulla spalla di Libero. Libero probabilmente sta pensando che non riesce a pensare a niente. E’ tutto colorato. E’ tutto luminoso. E’ tutto.
“Volevo farlo già in Piazza Maggiore, quel giorno” dice la ragazza dalla spalla.
Il nostro non dice niente, la guarda, la osserva. Sta pensando che, di tutte le volte che avrebbe voluto baciarla, questa è di gran lunga quella più adatta. Quella perfetta. E rimane silenzioso, a godersi il momento, sentire il sangue che irrora i tessuti, il profumo di Emilia che si infila nelle narici, arriva al cervello, deflagra, diviene colore.

“Libero”.
“Eh?”.
“Devo andare, è tardi”.
“Va bene” dice il nostro.
Si alzano, si dirigono verso l’uscita del parco.
“Dove devi andare?” chiede il ragazzo.
“Verso Porta Genova, ci vado a piedi”.
E’, questo, il momento in cui il nostro si rende conto che, una volta usciti dal parchetto di Via Marina, Emilia andrà a destra e lui a sinistra.
“Io ho la macchina in Loreto” dice guardandosi i piedi. Destro, sinistro, destro, sinistro.
Le siepi finiscono, inizia la strada. Destro, sinistro, destro, sinistro.
“Allora, eccoci qui” dice Emilia.
“Già”.
“Ritorno alla lotta!” esclama la ragazza sottovoce, alzando a metà il pugno sinistro, ridendo.
“Falli secchi tutti”.
“Tu vieni dopodomani?” chiede lei.
“Non lo so. Se vengo ti cerco, stanne certa”.
“Così questa volta il culo te lo salvo io”.
Se, sogna!” scherza Libero.
“Allora ciao, matto”.
“Quando ripassi…”
“Non c’è nemmeno bisogno di dirlo”.
“E stai attenta, per favore”.
“Mi vuoi fare la paternale proprio adesso?” protesta Emilia.
“No”.
Bacio.
“Bravo”.
Bacio.
“Ciao”.
Bacio.
“A presto”.
Emilia si gira, si incammina a passo leggero, a passo calcolato, a passo perfetto. Il nostro rimane fermo, sigaretta appena accesa, a guardarla allontanarsi di spalle.
“Emilia!” la chiama all’improvviso, a voce alta.
Lei si ferma, si volta. I due sono separati da una decina di metri. A vederli da qui sembrano comunque vicinissimi. Wire to Wire.
Si guardano, si fissano. Libero cerca di schiudere le labbra, di pronunciare una frase che vorrebbe dire, che non riesce a dire.
“Lo so” dice Emilia “Lo so”.
Poi riprende la marcia, fa qualche passo all’indietro come i gamberi, manda un bacio a Libero, dice “Non cacciarti nei guai, pazzo” e si gira, si allontana, procede nella sua direzione.
E lui rimane lì, sigaretta nella mano destra, fumo che esce liquido dalle narici.
Sorride, la osserva sparire dietro l’angolo.
Poi, mani nelle tasche, paglia in bocca, si avvia per la sua strada a passo lento, nel silenzio della via.
E certe cose ti rimangono addosso, senza il bisogno che siano tue.
Alcune cose, semplicemente, esistono. E non c’è niente che possa cambiarle.
La consapevolezza, una volta raggiunta, non muta più.

Razorlight “Blood For Wild Blood”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

#See What I See

"Nessuno è te. questo è il tuo potere" E questa sono io.

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Day Off Londra

pensieri,parole,opere,omissioni di un cervello in fuga..

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Mamma for dummies

...quelle che se arriva sera ed è ancora vivo è già un successo!

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

UN PESCO IN FORNO

Appunti di controcultura queer & femminista

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

gatt(A) randagi(A)

(non tutte le streghe sono state bruciate!)

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

M for Maverick

Yesterday is history, tomorrow is a mistery.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: