Ucronia – considerazioni in musica scrausa – lei è bionda

Eleanor, remember when we used to hate the kids who didn’t understand our politics?

Imposterò la pubblicazione di questo post – lo dico già adesso – tra non so quanti giorni.
Magari faccio il burlone e la programmo tra un anno.
Così, mentre adesso starete leggendo, non potrete sapere  quando questo sia stato effettivamente scritto.
Se sia ancora valido. Se sia ancora vero. Se sia ancora.

Lei è bionda, ma non è un biondo puro. L’attaccatura dei capelli è scura. E la pettinatura è arruffata e i capelli sconfiggono la forza di gravità e profumano, profumano fottutamente di qualcosa che non ho mai annusato prima.
E mi piace infilarci il naso, lì nel mezzo, e aspirare forte, prendermi tutto quell’odore, prendermi tutto il suo odore. Per memorizzarlo. Per vedere se, mentre sono in giro, io possa ritrovarlo.
Quell’odore biondo e spettinato e arruffato.
Lei profuma di lei e mi piace scorrere la mia mano sulla sua pelle.
Mi piace il suo ginocchio puntuto e mi piace la sua vita stretta e mi piace il suo collo liscio.
Mi piacciono le sue espressioni.
Mi piace la sua voce, né calda, né acuta, tutte e due le cose insieme, nessuna delle due. Mi piace la sua voce.
La sua timidezza, simile alla mia. I suoi sorrisi. Il suo essere tremendamente leggera, tanto che a volte pensi che sia irraggiungibile.
Mi piace quello che c’è in fondo ai suoi occhi marroni, che la notte sembrano neri. Le sue mani, nelle mie. Le sue labbra, sulle mie.
Il profumo.
Profumo di Bologna, profumo di Settantasette si usava dire una volta. Quell’odore che, quando ti entra nel naso, passa direttamente nel sangue.
E quella sera io barcollavo e lei barcollava, ma i nostri nasi si stavano toccando e un bacio, un bacio sembrava la cosa più naturale possibile. Inevitabile.
Non ero a caccia, dice il personaggio d’una serie televisiva bellissima.
Non ero a caccia, dico io.
E’ apparsa, bionda, a un tratto della serata. Lei non si è presentata, io non mi sono presentato. E, se avessi saputo che dopo qualche ora l’avrei baciata, l’avrei fatto lo stesso.
E poi la questione dell’infilare una bicicletta in un’utilitaria senza smontare la ruota e perdersi e prendere la tangenziale e arrivare a casa alle sette del mattino. Dare il proprio numero con leggerezza, senza sperarci, e poi sperarci lo stesso. Essere contenti d’aver ricevuto un messaggio. Contenti di quella contentezza adolescenziale, immotivata, senza senso. Contenti perché alla fine, per certe cose, non si cresce mai.
E quel profumo così particolare, che non sa di niente perché non c’è niente, in giro, che abbia lo stesso odore. Tanto che, alle volte, pensi che lei non esista, che sia stata solo frutto dell’immaginazione.
E invece è vera, è reale.
Sulle panchine, due imbecilli, una burla e il tempo che, in un attimo, cambia dimensione.
E poi la voglia di scrivere, senza retorica. Raccontare, senza mistificare.
Per una volta non rovinare tutto con frasi auliche, che, alla fine, non vogliono dire un cazzo.
Ricordare, senza modificare.
Mettere nello stereo una canzone che farà cagare a tutti, che piace a me, e riversare sul foglio tutto quello che mi viene in mente.
E non sperare niente, ma prendersi le cose che accadono, quando accadono. Mentre accadono.

Lei è bionda, ma non è un biondo puro.
Una di quelle cose che ti rimane in testa. Che, se sapessi disegnare, avrei marchiato sul foglio.
Per ricordarmi che il presente è il tempo più bello che possa esistere.

Chumped “Eleanor”

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