Aprile: se piove col sole, c’è l’arcobaleno

Sotto la doccia l’avevo pensato tutto ed era una bomba. Poi sono salito e: il pc non s’accendeva, il letto era da rifare, il posacenere da svuotare enniente tutti sticazzi  e m’è sfuggito. Mérda. Ora non sono alla scrivania, ma sul divano-che-poi-è-un-letto-forse-una-cuccia e scrivo dal cellulare.

Non me lo ricordo benissimo, ho il concetto ma non l’esposizione e forse è meglio così. È semplice: gli animali selvatici si riconoscono tra loro, ma non vengono riconosciuti da quelli domestici. Perché si mimetizzano, si camuffano. Certi particolari li percepisci solo se il tuo istinto è sviluppato e il tuo istinto è sviluppato solo se sei selvatico. Se sei nato libero e ti puoi permettere il gran lusso di decidere tu quanto, quando, come e dove la tua libertà possa essere limitata. Se sei stato cucciolo di lupo e sei poi diventato lupo adulto – e i lupi, se non guardi attentamente, possono sembrare dei cani -.

Tutto ciò non è da confondere – attenzione – con l’essere gatto, perché il felino domestico non è selvatico, non è indipendente, non è libero: è solo egoriferito in modo incontrovertibile e non ha possibilità di scelta attiva in questo modo d’essere. Quella del gatto è una strada a senso unico, il lupo si muove in uno stradario infinito o potenzialmente tale.

Caratteristica principale del lupo, poi, è legarsi a doppio filo solo ai suoi simili, solo agli altri abitanti dei boschi. È questa la sua forza principale, quello che rende la sua indipendenza scevra dalla solitudine: il branco, il mutuo soccorso dei suoi simili. A volte è un soccorso consapevole, altre invece è frutto dell’istinto emotivo che è peculiarità di chi non è addomesticato in regole prescritte, rigide o stabilite.

Non si sceglie d’essere lupi, paradossalmente molto spesso nemmeno lo si vuole essere, perché l’istinto porta anche tanto dolore in più che, spesso, è gratuito. Per assurdo-più-che-assurdo può addirittura succedere che uno non voglia rendersi conto della sua piena dimensione, ma sia costretto a farlo e da questo ne esca diverso, più forte, più sensibile. Più attento. Che scelga, in ultima analisi, di incuriosirsi solo dei suoi simili, perché gli animali che sanno fare branco sono gli stessi che non ti abbandonano senza validi motivi. Perché stare o non stare, esserci o non esserci è una loro scelta attiva, non un’attitudine dettata da un’educazione imposta. Ci sono sostanzialmente meno rischi, meno dolore, fermo restando che un minimo dolore permane sempre e ovunque.

Gli animali selvatici si riconoscono tra loro e per questo hanno paura solo delle cose che fanno davvero paura, quelle talmente semplici e banali da non venire mai considerate in maniera seria. Per questo, quando un animale domestico ne incontra uno di foresta, il primo finisce inconsapevolmente per dipenderne, per via di tutti quei punti di vista che solo coloro che camminano nella steppa possiedono. Per questo, quando piove forte, i lupi riescono a far sì che esca anche un timido sole, di modo che, tra tutta quell’acqua, ci sia almeno un arcobaleno. E tutti sanno che gli arcobaleni fanno dimenticare che sta venendo giù una montagna d’acqua. È un trucco, sì, ma sono proprio i trucchi a salvarti la vita.

Che cosa voglio dire con tutto ciò? Nulla, nulla che un lupo non possa capire.
[Nadar Solo “Aprile”]

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