Quel sabato mattina – musica dei Nadar Solo

Non possiamo esimerci! esclama lui, riferendosi a qualcosa che non sapremo mai, perché siamo arrivati in ritardo nel momento.

Tu dici? chiede lei, divertita come chi già sa e finge di non sapere.

Fate conto che il vino, l’inverno, la neve, quel freddo che, quando respiri, nuvole di fumo esplodono nell’aria, evidenziate dalla luce gialla di vecchi lampioni. Fate conto del caldo nel sangue, mentre tutto intorno è sotto lo zero. Fate conto che le luci artificiali, certe sere in certe città, rendono tutto più leggero e meno pesante.

Eh ma come facciamo, è tutto ghiacciato considera lei con i suoi occhi marroni, avvolta nella sua sciarpa spessa e grigia.

Facciamo, facciamo, tu dammi la mano rassicura lui.

Ma possiamo farlo anche domani dice lei, che sta valutando la possibilità di cambiare idea.

Eh no eh contesta lui sorridente domani non si può.

E perché mai?

Pensaci, pensaci bene. Perché domani saremo morti.

Passo dopo passo, in successione di gradini ghiacciati e oddiooddioscivolotienimi e risate e incimatammazzogiuro e daichesiamoquasiarrivati e mailsaleehilsalenoeh?! e le mani che si tengono forte e il profumo intenso dei parka e delle sciarpe di lana e il calore del vino nel corpo, che forse è anche qualcos’altro, e i lampioni gialli e tutto quello che ci si può mettere.

In cima il vento, tanto freddo, ma freddo di quello bello, che ti coccola al punto che, poi, gli vuoi bene e te lo ricordi. E tutte le luci, a ventaglio, lì da possedere: Exposition Universelle, Louvre, Notre Dame, Bastille, Republique, Gare du Nord, De Lyon, Vendome, Louxemburg, Sorbonne, Saint Germain. Tutto. Le sciarpe alte, il freddo forte, gli occhi lucidi per il vento ghiaccio che ci picchia dentro.

Perché domani saremo morti? domanda lei.

Domani non muoriamo più risponde lui. Domani non muoriamo più.

[Nadar Solo “Quel sabato mattina”]

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