T’immagini Berlino:svegliarsi imputtaniti

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Tutto d’un fiato.

Ricominciamo da capo, che avevo scritto mezzo paragrafo ma faceva cagare, ché non ho mai il tempo per scrivere come cristo comanda, rileggere, ripensare, rivedere, mettere a posto e scegliere le parole e scrivere qualcosa che abbia un senso compiuto che possa andare al di là delle trecento merdose battute, che poi sono la rappresentazione della durata media dell’attenzione media, calcolata in media su una media ponderata, ma non pensante, e allora vaffanculo me ne esco fuori dal gruppo in flusso di coscienza, non cosciente né coscienzioso, tentando la fuga sull’Alpe D’Huez, sapendo che tanto mi riprenderanno perché non sono Marco e io di agonia ogni volta ci muoio.

Pausa.

Che poi ti chiedono che hai? e non lo sai spiegare, ché forse è solamente questo accorgersi che basterebbe allearsi tra simili, piuttosto che combattere con dei mulini a vento che non vinceremo mai, che al limite possiamo ripitturare, rendere migliori, impreziosire e comunque rimarranno maledetti mulini a vento e noi siamo Don Chisciotte e non vinceremo mai, non li salveremo mai e non salveremo nemmeno noi, anzi sicuramente non salveremo noi e forse i mulini li salveremo, solo che i mulini sono dei mugnai, non di chi arriva dalla foresta e vuole dimostrarsi di poterne vivere al di fuori.

Pausa.

Che uno dice aspettiamo, ché ti hanno insegnato che quello che vale lo devi aspettare e nessuno s’è mai accorto che questa è solo una fottuta convenzione perché, ok mi prendo per saggio, uno aspetta qualcosa sei anni, poi accade e in quattro mesi finisce e io mi chiedo a cosa sia servito, davvero, allenarmi per la 42km, se poi si trattava solamente di uno scatto di 60m e mi chiedo come avrei potuto invece investire le energie energiche che ho messo nella preparazione per la 42km, anziché metterle lì, e adesso ogni volta il mio istinto mi dice mavaffanculo ricordati a cosa è servito e cosa ne hai tratto, ricordati che aspetta solo chi non ha altra scelta e crede di non averla solo perché è più rassicurante pensare che le strade non siano infinite, le possibilità immense e non pensare che vaffanculo ci si possa davvero in qualche modo salvare, perché, oggettivamente parliamone, se ti salvi poi che cazzo fai, che stare in quota dà le vertigini, fa paura, vedi le cose in modo diverso, ché è sicuramente più difficile gestire un potenziale equilibrio di un sicuro disequilibrio, è una natura che certi animali hanno naturalmente naturale.

Pausa.

Che poi ti ritrovi a scrivere stronzate protoletterarie che ti dici dacci un taglio per una volta, che sei in ritardo di almeno quarant’anni e sei stronzo ed è colpa tua, che sei nato in ritardo e ora che cazzo vuoi, cazzo ti lamenti, adeguati e il fatto è che non puoi farne a meno, ché, come dice una canzone, sei un malato di sudore e non riesci a far defluire in modo lento, vivi di esplosioni e fuochi e incendi e fai terra bruciata, risemini, ricrei, ricominci e forse sei anche un po’ stanco e ti vorresti fermare, ché se c’è una cosa vera, qui in mezzo, è che hai sempre abbracciato, ma forse non sei mai stato abbracciato ed è una cosa che, forse dico forse dico forse ma proprio dico forse, alla lunga pesa, alla lunga ti fa svegliare imputtanito, che è un bel termine, un termine che rubo e sto rubando veramente molte cose in questo periodo e la cosa mi imbarazza perché non sono mai stato così ladro, non ho mai rubato così tanto.

Che poi t’immagini Berlino e immagini un sacco di cose, tipo un po’ facciamo finta e quindi facciamo finta di non avere tutte queste cicatrici, che questi segni non ci siano, che qualcuno dice d’avere una brutta pelle, ma secondo me non è vero, e io sicuramente ho un brutto naso, ma non conta, non è questo il punto, che forse poi nemmeno lo so quale sia, forse non c’è, forse sono le mele, forse è il sole di taglio o i gatti nei porta vasi o i quadrifogli, il punto è proprio che forse non c’è un punto e non ci sono le cose tipiche dei punti e forse è più un inciso e gli incisi sono più rari, difficili da leggere, ma alla fine sono quelli che del discorso ricordi di più, se sono del colore giusto.

Fiato finito.

 

[Il Fieno “T’Immagini Berlino”]

 

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