In the morning I’ll be with you: Skinny Love e questi addii ai benzinai

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Skinny Love, odore di tè, profumo di te, luce tagliente su tavolo verde, tovaglia con sopra la scritta Voltaire e i miei piedi scalzi su pavimento caldo, legno marrone in luce del mattino e caffè nero notte, marmellate colorate, burro spalmato su pane scottato e foto che non scatti perché è più importante starci dentro, piuttosto che osservarle da fuori.

Per una volta, dico io, dico a te, dici a me, dici tu, starci dentro e di fianco, anziché correre per starci ed inseguire da dietro, sempre da dietro, raccogliendo una briciola ogni tanto, piangendo le lacrime di settimane di sangue per cinque minuti di benessere passeggero. E poter dormire la stanchezza di secoli, defluirla abbracciati mentre la luce svanisce, svegliarsi, guardarsi e mangiare una pizza e tornare a dormire, dormire e sognare, sognare come non sognavo da secoli, millenni, o a occhio e croce dieci anni.

Skinny Love, le cinque di lunedì mattina, le cinque di domenica mattina, alzarsi e andare a letto: stesso orario e azioni differenti, sempre insieme, come fosse normale, come lo si fosse sempre fatto. Che io divento bollente, che c’erano cinquanta gradi, temperatura del sole, che giuro mi succede solo quando dormo davvero, dormo profondo, riesco a sognare; che poi te l’ho anche detto, in dormiveglia, e mi svegliavo ogni volta che ti svegliavi, che mi fai ma hai dormito? e sì, davvero, ho dormito: è solo che, quando ti svegliavi, io mi svegliavo e questa cosa non ha un perché e succedeva e basta, come tutto quello che è successo e basta da quando sono sceso dalla macchina.

Che non so scrivere più in modo articolato e credo di avere trovato uno stile e credo anche che questo sia l’unico modo che ho per scrivere certe cose, ché sono talmente vere che non c’è bisogno di aggiungere, o di abbellire, o di inventare e basta descrivere, andare per immagini, per momenti brevi ed è probabile che faccia cagare, ché del resto ti ho scritto la cosa peggiore di tutto ciò che abbia mai scritto e tu l’hai incorniciata e, niente, parlavamo di meriti e credo davvero di non meritarmelo.

Che poi dici che non sei bella, però ti ho visto ritirare i panni dallo stendino e ho dovuto farti una foto, per ricordarmelo, per fermarti nel momento, tu che non ti fermi mai e vieni mossa, sfuocata, troppo veloce per essere stoppata e ho dovuto farlo di nascosto, che te ne sei accorta comunque, che se mi chiedessero cos’è una cosa bella per me, farei vedere quella foto, perché parla, è vera, è tremendamente reale ed esistente, non costruita, ed è bella in modo oggettivo e non per gusto personale, perché è proprio una bella immagine. Tu sei una bella immagine.

Che poi ho scritto un sacco di cose, ma la più sincera te l’ho dovuta dire e la sappiamo io e te e iniziava con domani.

Skinny Love, che dici volevo pesare 39 chili e ti rispondo ti ho tenuto in braccio mentre ballavamo. Che siamo stati così leggeri da pesare davvero zero e la cosa strepitosa è che ce ne siamo accorti entrambi e nessuno l’ha dovuto far notare all’altro, probabilmente nessuno ha nemmeno avuto bisogno di accorgersene. E’ successo.

Skinny Love, che ogni tanto, cazzo, succede qualcosa senza che sia necessario sanguinarci dentro e ci si cammina accanto, senza doversi inseguire. Come dovrebbe essere sempre.

 

[Bon Iver “Skinny Love”]

 

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