Poco memorabile: fotografia punk – sangue e vomito

Fotografia:

Dunque, quando entri nel cesso la situazione è la seguente: Jack perde sangue dal sopracciglio, rosso da tutte le parti, mentre l’altro – l’altro si chiama Teo – è sverso con la schiena contro il muro, il culo per terra, il culo nel vomito, nel suo vomito, suo vomito un po’ ovunque.

Cazzo è successo? Chiedi, tra la preoccupazione, la confusione e l’immotivata ilarità. Cosa vuoi che sia successo? Risponde Jack dal lavandino, rosso da tutte le parti il coglione ha vomitato ovunque, io sono scivolato nella sua merda e mi sono fatto il sopracciglio. Va qua, è grave?

Tu guardi e pensi 40, i probabili punti di sutura. Non mi sembra rispondi mentendo, rosso da tutte le parti. Guardi l’altro – l’altro si chiama Teo – quello è morto? Ti informi. Purtroppo no, ogni tanto tossisce, la merda osserva Jack con rabbia. Non dovremmo tipo toglierlo da lì? Chiedi premuroso, stupendoti di questa tua osservazione Sì, ora lo tiriamo su e ce ne andiamo, mi sa che qua ho bisogno dei punti fa il tuo amico, rosso da tutte le parti.

Tu sei in piedi, vicino all’ingresso, un po’ annebbiato dal vino. Capisci, ma non in modo abbastanza lucido. Ok, dai, tiriamolo su fai, ma non finisci la frase che ti cedono le gambe. Checcazz’è? Interroghi Jack con lo sguardo, rosso da tutte le parti. Hai bevuto dalla bottiglia di quell’altro? – quell’altro si chiama Teo – domanda Jack, rosso da tutte le parti. Annuisci col capo, mentre la vista ti si offusca e le mani, i piedi, le cosce e persino il buco del culo ti si intorpidiscono, con te che ti chiedi se sia un’infarto, un ictus, una disgrazia, con te convinto che, sì, questa sì che è la volta che vai a giocare a dadi col padre eterno. Bravo, coglione. Il cazzone ha versato una boccetta di lexotan nel vino. Apposto, lo vorresti dire, ma non riesci a parlare, hai la mascella come paralizzata, o forse è il cervello, o è solo la lingua, comunque stai una merda vera, seduto come sei anche tu su quello schifo di pavimento.

Cristo Santo ragazzi. Cristo santo davvero commenta Jack passandosi una mano nei capelli rasati, rosso da tutte le parti. Poi sbuffa. Poi si sciacqua ancora il taglio. Poi si accende una paglia. Poi Madonna se facciamo schifo, e manco siamo rockstar perdìo. Tre sfigati e si siede anche lui per terra.

L’altro – l’altro si chiama Teo – tossisce, sputa dei chicchi di riso un po’ ovunque, apre un occhio acquoso e dice forse ho un infarto, merda, ma vi voglio bene poi si mette a ridere. Io provo a sorridere, ma in realtà non so che espressione abbia, probabilmente sono molto pallido, smunto, un po’ verde e tra poco vomiterò, ma stranamente sono contento. Jack cerca di rimanere serio, poi sogghigna, poi Cazzo quanto vi odio, prima o poi faremo la fine dei ratti che è il suo modo di dirci che ci vuole bene.

Il pavimento è freddo, schifosamente lurido, fradicio di vomito e chiazzato del rosso di Jack. Siamo tutti e tre per terra, rimaniamo in silenzio, fuori dalle porte del bagno suona il concerto. E, da come urla la folla, dev’essere anche un bel concerto. Che noi non vedremo. Ma la cosa, in questo momento, non ci dà troppa pena. Come potrebbe, conciati come siamo?

“Chiediti dove son finite ora le convinzioni di un tempo, intransigenza e fierezza da sostenere fino in fondo alla battaglia, almeno fino in fondo alla notte. Questo è il nostro mattino dopo: la voce roca accordata un tono sotto, i sogni erano illusioni e si son spenti tra le poche idee e i troppi mozziconi.

Però abbiamo imparato anche a sorridere, insieme alla premura di sputare il fumo fuori dalla finestra.”


[Caso “Poco Memorabile”]

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