Nome – E tutto il tempo che non ho

Chissà cosa penseremo, quando ripenseremo a questi giorni. Quando ci tornerà in mente questo freddo, la mia febbre, il tuo inchiostro e tutti quei piccoli chilometri che abbiamo fatto senza pensarci, senza preoccupazioni, con calma incosciente.

Che poi, è vero, spesso riduciamo l’esistenza tutta ad un piccolissimo e personalissimo divenire, ad una dimensione intima del tutto che, appunto, dovrebbe rimanere tale, senza essere raccontata, perché troppo circostanziale rispetto agli accadimenti del mondo che si ha intorno. E forse sarebbe davvero meglio parlare di Trump, delle elezioni che tanto non cambiano mai un cazzo, del terrorismo mediatico su fatti normali, del fatto che adesso in USA è stato eletto Trump e magicamente esistono gli hate crime, mentre fino a ieri la polizia giocava al tiro al piattello con i ragazzi afroamericani ma era tutto normale, andava bene così.

E allora, in mezzo a tutto questo rumore, in mezzo a questo brusio pseudo intellettuale di gente che non capisce nemmeno quello che scrive, io preferisco scrivere di te, che poi è scrivere di me, scriverci. Che sei qui accanto a me, in questo preciso momento, e il resto non sembra poi molto importante, per quanto permanga fondamentale. Che comunque è un po’ una salvezza, in tutto questo continuo rumore fatto di allarmismi passeggeri, paurose analisi di gente che crede di poter praticare progresso senza ribaltare lo status quo, convinte arringhe di svecchiatori della muffa, in un continuo tentativo d’accenderla, questa merda di rivoluzione, ecco, credo sia un po’ una salvezza poter stare su questo divano, a scrivere di te senza scriverti, ma lasciandoti un po’ ovunque, tra le linee, a riempire spazi che, prima, sarebbero stati riempiti con degli incisi.

E ora sei di fronte a me, in piedi, controluce. E sei bella, anche se dici di no. E io smetto di scrivere. Perché, sinceramente, viverti è di gran lunga meglio.

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