If only you knew – e alla fine fissi il mare

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“A me la musica folk fa cagare al cazzo!” urla Teo nella mia direzione, scalciando un pallone immaginario. Stiamo camminando verso il mare e lui è incazzato con qualcosa che, parer mio, nemmeno sa cosa sia. C’è da dire che Teo – questo è proprio da dire – è sempre incazzato, ma proprio sempre. “Quei cazzo di chitarrini e coretti da catechismo, vaffanculo, si dessero fuoco per Dio!” prosegue nella sua invettiva. Un po’ mi sento in colpa, ché il folk l’ho nominato io, ma sono anche sinceramente divertito: è bello vedere come, ogni volta, si incendi in modo irrimediabile, al punto da bruciare tutta la foresta. Una signora si affaccia dalla finestra e butta uno sguardo nel viottolo, credo per sincerarsi che nessuno stia sgozzando nessun altro. Noi passiamo oltre senza curarcene troppo, io con le mani in tasca che cerco di soffocare le risate e Teo che continua a maledire chitarrini, stivali da cowboy, cappelli, cavalli e capelli lunghi. Da un punk, del resto, cosa mai ci si può aspettare? Quando arriviamo al mare, ci sediamo su una panchina di cemento e accendiamo una sigaretta a testa, con movimenti quasi sincronizzati.

“Che c’hai?” gli chiedo a bruciapelo. “Cazzo vuoi che abbia” risponde “Fa tutto merda, cosa devo avere?”. “Non so, da qualche parte potrai pure iniziare” “Ma non è questione di iniziare o finire, non è quello il punto” “E qual è?”. Teo mi pianta di scatto gli occhi sul viso, sbuffa fumo grigio e chiede “Tu sei contento?” e io mi sento preso così in contropiede che non so che dire. Non lo so, cazzo, non lo so se sono contento. Guardo il mare col mio amico, fumo una sigaretta, sono giovane, potrei rispondere di sì ma sento qualcosa, in me, che mi impedisce di rispondere in modo affermativo. Dannate sensazioni. “Non lo so” rispondo. “Ecco, vedi? È quello il punto” “Ok, però, scusa, con Eleonora tu non sei contento?”. Teo sbuffa, spegne nervosamente la sigaretta “Ma anche Ele, boh, salcàzzo“mi fa e io, stranito, chiedo “Cosa vuol dire?” “Vuol dire salcàzzo. Salcàzzo vuol dire salcàzzo“.

Eleonora è la sua pseudo ragazza. Dico pseudo ragazza perché Teo, tra tre mesi da oggi, partirà senza lasciare tracce di sé, lasciando tutti al palo come bacucchi. Da un giorno all’altro si smaterializzerà in direzione Francia e nessuno lo rivedrà più. Io in questo momento, mentre lo guardo stranito, ancora non lo so, altrimenti gli direi qualcosa di più, non rimarrei muto e in silenzio. Magari direi a Eleonora di stargli un attimo più dietro, di convincerlo ad imparare a gestirsi la sua rabbia e tutto il rancore che si porta dietro da sempre, almeno da quando lo conosco. Però non lo so, adesso. Come non so che Eleonora, tra tre mesi da oggi, le poche volte in cui la rivedrò mi chiederà solo di Teo, convinta al limite della paranoia che io sappia dove sia. Al punto, vaffanculo, da dover far uscire anche lei dalla mia vita, per evitare di dover ogni volta spiegare e rispiegare all’infinito. E ancora non so che per me, tra tre mesi da oggi, andrà bene così, che sarò in un certo senso sereno nei confronti di Teo, ma forse perché non sono Eleonora e con Teo non ci ho fatto sesso, non ci sto da due anni, né pensato di farci dei bambini, né nessun’altra di queste cose qui.

“Teo, t’è salita male oggi?” riesco a domandare solo questo. Lui sorride, mi dà un buffetto sulla spalla e fa “Guardiamo un po’ il mare, che è meglio”. A posteriori, potrei pure pensare che, forse, sarebbe stato meglio parlare, anziché guardare il mare. Solo che ora, mentre osservo le barche entrare e uscire dal porto, con gli occhi stretti per la luce del sole che rimbalza sull’acqua e accelera tutto intorno, non sono a posteriori e mi godo il silenzio, il momento, l’odore di salsedine e l’aria fredda e pungente di Febbraio. E sto pensando che è una cosa che dovrebbero fare tutti: dopo un po’ che guardi il mare, dimentichi qualunque preoccupazione, qualunque intuizione riguardo al futuro e resti tremendamente incollato al momento, al presente, che in fondo è l’unica cosa che conta. Almeno, in questo momento io la penso così. E credo anche Teo.
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2 thoughts on “If only you knew – e alla fine fissi il mare

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  1. mi piace questo passo strascicato, questo venir intaccato dall’insoddisfazione altrui, “tu sei contento” chiesto in questo modo sarcastico è una domanda micidiale, Teo che partirà senza entusiasmo, più un allontanarsi da qui che un andare altrove, e il mare che momentaneamente acqueta.
    ml

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