Canzoni da cui non esci – La normalità, l’Hudson e il Queens

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Da alcune canzoni non esci, una volta che ci finisci dentro.

Funziona così: è domenica, scendi una scala a chiocciola, dalla finestra entra tanta luce e il tavolo è verde – il tavolo è verde scuro – e sopra c’è la tovaglia e sulla tovaglia le tazze e dalla finestra entra di taglio il sole – dalla finestra entra tanta luce – e ci sono le marmellate, il profumo del tè, l’odore di caffè appena passato e tu sorridi – tu non controlli i sorrisi – e il viso ti si inarca, gli zigomi si alzano.

Lei è in cucina, lei ti dice buongiorno e senti rumore di padella, il sibilo del fuoco acceso, sapore di pane che viene tostato – tu ti affacci in cucina, le dici buongiorno e poi la guardi e ti chiede cosa c’è? e tu non sai se rispondere niente, oppure tutto, oppure.

E la luce entra forte, ombre che si allungano nitide sul tavolo, pulviscolo a mezz’aria e coni luminosi evidenziati. E in alcune canzoni ci entri così, una mattina, per poi non uscirne più.

Che lei ti dice sono solo cose normali e tu pensi che anche l’Hudson, anche il fottuto Hudson è normale, uno schifoso fiume. Eppure quando ci nevica sopra, eppure quando si ghiaccia, eppure quando ci passa sopra il battello delle sei la gente si ferma, la gente lo fotografa, la gente se lo vorrebbe portare a casa.
Che lei ti dice non c’è niente di speciale e tu pensi che una vita normale è la cosa veramente speciale, perché se nasci nel Queens sai tutto di notti, pazzie, luoghi fantastici e racconti speciali e l’unica cosa che non sei mai riuscito a prendere, ad avere, è la normalità. Se è il 1964 nel Queens, sai tutto di come i Mets buttino via le partite, sai tutto delle estati torride, sai quanto ci mette il treno ad arrivare a Long Island, ma non sai nulla di colazioni, riposini pomeridiani, notti passate a dormire e non a pensare modi rocamboleschi di far succedere qualcosa, qualunque cosa.
Sai tutto di borsoni riempiti e poi svuotati e poi riempiti e svuotati di nuovo, all’infinito. Sai tutto di quello che non è vita.
Per quello, quando ti trovi di fronte ad una colazione, una colazione normale, sorridi e pensi cazzo, era questo, allora.
Se sei nato nel Queens, hai l’accortezza di realizzare che serve almeno una persona speciale per poter fare qualcosa di normale. E, sempre a causa del luogo di nascita, sai anche di non essere tu quella persona.

E la guardi. E sorridi. E pensi all’Hudson. E pensi.
Le canzoni da cui non esci più.

Bon Iver – Skinny Love.

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