Enter Entirely – Non Recensione

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C’è sempre quella storia del fatto che non sono un recensore, tenetelo a mente.

A parer mio le canzoni fatte bene hanno una caratteristica che va al di là dei gusti: ti costringono ad ascoltarle per intero. Magari non è il tuo genere, magari è un artista che ti sta sui coglioni, magari un sacco di altri magari, però rimani lì e arrivi fino in fondo.
Le canzoni fatte bene catturano l’attenzione, se poi ti si infilano addosso come fossero un cappotto l’equazione è perfetta e finisci col portartele dietro più o meno per sempre.
Enter Entirely dei Cloud Nothings, per me, è una di queste canzoni.
Il giro iniziale, anzitutto, è il giro iniziale per antonomasia, di quelli che ci immagini sopra un lungo viaggio in macchina, o la costa del mare con le onde che si infrangono a riva, fotogrammi che scorrono veloci e leggermente bruciati sul bordo in pellicola Super8.
E’ una chitarra che ti culla, che ti consola con quel suono ricercatamente sporco, ruvido senza essere brusco: parte e tu ondeggi la testa ed ogni cosa sta al proprio posto, il cielo in alto, la terra in basso, il vuoto nel vuoto e il pieno nel pieno.
Tutto l’album – Life Without Sound – è molto valido, ma a mio parere è con questa canzone che raggiunge l’apice, che esplode, che ti entra addosso e ti lascia la voglia di riascoltarlo. Senza Enter Entirely credo che non sarebbe la stessa cosa, non avrebbe lo stesso fascino, non mi avrebbe stupito allo stesso modo.
Lo stile è il tipico dei Cloud Nothings, quel rumore di garage e di registrazioni fatte in casa, a parte per questa canzone qui, che spicca rispetto alle altre, perché  ti arriva addosso come una scossa. Perché risalta, perché è un suono che non ti aspetteresti di sentire.
Un giro così anni novanta, senza preavviso, quando mai ti capita di sentirlo? Per trenta secondi sembra di ascoltare un demotape di qualche gruppo sconosciuto di Seattle, di Seattle nel 1995.
E, investito da quel giro semplice e bollente, ti sembra d’essere un celebre sfigato canadese, che cammina nella neve e insegue una ragazza che fa le consegne per amazon sui pattini. Penso senza alcun dubbio che, prima della canzone, se si fosse sentita una voce di ragazza urlare Siamo i Sex Bob-Omb! non sarebbe sembrato affatto strano.
E invece sono i Cloud Nothings e nessuno qui è canadese e non c’è la neve, né tantomeno una ragazza che fa le consegne sui pattini per amazon e si tinge i capelli di rosso, poi di verde, poi di blu.
Però l’immaginario che si compone davanti ai tuoi occhi è quello e tu un po’ sfigato ti ci senti eccome e una bella ragazza l’hai conosciuta, anche se non aveva i pattini.
E Ramona Flowers è un eterno ritorno di qualcosa che probabilmente, quando esiste, esiste solo per brevissimi istanti e poi ti rimane addosso. E ci sarebbe da scrivere a riguardo del Ramona Flowers Effect, o anche solo riguardo a Ramona Flowers, che è un personaggio bellissimo e reale, probabilmente bellissimo perché reale. Che tutti dicono non esistono ragazze così e tu li ascolti e, in silenzio, pensi oh no, esistono, cazzo se esistono, ve lo garantisco io.
E, dal mio punto di vista, la descrizione più appropriata per Enter Entirely sta nel giro di chitarra che parte, nel sorriso luminoso che ti si disegna sul volto, nel fumo di sigaretta che esce dalle tue labbra e nel tuo pensare, secco, un Hello, Ramona, nice to meet you. Again.
E, per me che sono sempre di parte, questo è il motivo per il quale Enter Entirely è un capolavoro.

Mettetela alla prova. Cercatela, alzate il volume quanto basta, sedetevi da qualche parte e godetevela. Non ve ne pentirete, quando la starete sentendo sulla vostra pelle e vi scoprirete sorridenti. Immotivatamente sorridenti.

 

[Cloud Nothings “Enter Entirely”]

 

Menzione dovuta a Viccavdosenza il quale non conoscerei i Cloud Nothings e, ovviamente, questa canzone.

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