The Ramona Flowers Effect pt. 1: Scott Pilgrim Vs. The World

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Come per il post precedente, anche qui vale la stessa regola: non so scrivere di cose che mi emozionano, quindi è probabile che non sarà un grande scritto.
E, ora che ve l’ho detto, sticazzi.
Potrebbe essere un po’ lunghetto, chiedo perdono.
Ah, non è né un testo critico, né una recensione. Partiamo dal presupposto che non so un cazzo e facciamoci pace con questa cosa. E’ una personale interpretazione, sicuramente sbagliata.
Volendo sono aperto al confronto LU-VE 08:30-18:30

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Non è facile descrivere ciò che è Ramona Flowers in poche righe e non è facile non perché non sia effettivamente facile, ma perché è difficile raccontare ciò che Ramona Flowers rappresenta.
Una cosa è da dire subito: credi che lei non esista, finché non la incontri. E anche se di per sé questa sembra un’affermazione banale, non lo è affatto: la differenza sta tra il credersi indimenticabili e l’esserlo per davvero, questo è il primo aspetto che rende la precedente affermazione non banale. E, se proprio non vogliamo usare il termine indimenticabile, possiamo optare per importante: essere importanti per qualcuno e reputarsi importanti per qualcuno sono due aspetti diametralmente opposti. Ancora meglio: diventare importante per qualcuno, e rimanere tale, è tutto il contrario del volere diventare importante per qualcuno.
Ramona Flowers capita, non è che la si possa cercare, non fa parte di un progetto, di un percorso stabilito a tavolino e c’è chi non la incontrerà mai, non lo sarà mai, e continuerà a sostenere, a torto, che non esiste.

Ora prendiamo Scott, il nostro amico Scott Pilgrim: la sua vita va alla grande, una vita niente male come lui stesso afferma.
Poi incontra per caso una ragazza che si muove sui pattini a velocità supersonica, con i capelli colorati, che fa le consegne per Amazon e non la stava cercando, non ne aveva bisogno: le sbatte addosso per caso e la sua vita niente male cambia, ma non per un volere specifico, bensì perché quella ragazza è per lui un catalizzatore di eventi.
Infatti Scott, che galleggia, nonostante il suo niente male, in un torpore dovuto a cose che non vi svelo per evitare spoiler, inizialmente sembra costretto a combattere con l’intero mondo per riuscire a rimanere accanto a quella ragazza.
Quello che si nota dopo, però, è che la vera battaglia non è contro eventi esterni, ma con se stesso, contro la sua indole e probabilmente contro la sua immaturità.
E, se all’inizio sembra farlo per stare con quella ragazza, man mano che la storia avanza si inizia a pensare che lo stia facendo grazie a quella ragazza.
L’entrare in contatto con Ramona è l’inizio di una serie di eventi che pongono il nostro eroe in serio conflitto con se stesso e senza questa collisione non avremmo né la storia, né lo Scott determinato dell’ultimo capitolo, dove determinato significa sì deciso, ma anche definitocaratterizzato e qualcuno potrebbe azzardare un maturo.
Maturo, però, nei confronti di se stesso: il turning point – non specifico sempre per la storia degli spoiler – lo si ha quando il buon Pilgrim rinuncia a rinunciare e si mette in gioco e questo gli fa compiere una trasmutazione a livello personale: se, come teme Ramona, all’inizio Scott si lega in un rapporto di dipendenza, dopo questa dinamica non c’è più, dopo abbiamo un ragazzo consapevole di ciò che è e che non ha paura di fallire nel tentativo di ottenere ciò che desidera.
E così nel finale, quando i due si guardano negli occhi, la scelta del nostro eroe è indipendente dal rapporto con Ramona ed è dovuta ad un diverso modo che Scott ha di occupare lo spazio, di interpretare gli eventi, di confrontarsi con ciò che vuole: la risposta di Scott non viene data per fare contenta la ragazza, ma perché lui sa di essere in grado di poterci tenere fede. Scott alla fine è consapevole, è cresciuto.
E la cosa fondamentale è che la crescita di Scott non avviene per amore di Ramona, ma per la relazione che ha con Ramona, dove relazione significa puramente entrare in contatto, interagire, confrontarsi.
Non è l’amore che fa crescere Scott, è la persona. Non l’idea che lui ha di Ramona Flowers, ma proprio ciò che è Ramona Flowers. Non il volere di Ramona Flowers, né le imposizioni: è l’influenza della ragazza, i contenuti che si scambiano, i confronti, la parole e non perché la ragazza si impegni perché ciò avvenga, ma perché lei è un catalizzatore naturale. Ramona Flowers infatti non è una guida e nemmeno una madre: è una semplice ragazza sui pattini e i capelli colorati, però è anche una presenza positiva, forse inconsapevolmente, che stimola Scott a mettere in discussione certi suoi aspetti.
La cosa fondamentale è che non è la ragazza a plasmare il nostro eroe, ma è lui stesso a farlo per essere in grado sì di continuare a starle accanto, ma anche per poter affrontare la vita senza subirla. Perché alla fine della storia Scott non è più un personaggio soverchiato dal peso degli eventi, ma uno che negli eventi ci si muove e, anche se è difficile scegliere dove andare, sa di essere in grado di poter scegliere un direzione. In modo consapevole, non a caso.
A dimostrarlo sta il fatto che la sua ultima battuta, in terzultima pagina, è un’affermazione e non una domanda: Scott non è più insicuro, non è più titubante, è in grado di assumersi la responsabilità che comporta il tentare ed eventualmente fallire.
Non è stata Ramona a dirgli di farlo, non l’ha fatto per rimanere con Ramona, almeno non da un certo punto in poi. Da un certo punto in poi inizia a mutare, continuando a combattere, perché decide di affrontare le difficoltà, qualunque esse siano, mettendo anche in conto di poter perdere.
E’ uno specchio, in ultima analisi: tutto avviene grazie a Ramona, ma non avviene per Ramona. Scott diventa quello del finale grazie a lei, ma questa non è una cosa regressiva: in mancanza di Ramona, il nostro eroe continuerebbe ad essere ciò che è diventato ed è per questo che può risponderle in quel modo.
Ed è paradossale, ma la conclusione è che più Scott impara ad essere indipendente dalla ragazza, più Scott diventa definito, più si accorge di essere in grado di rimanerle accanto.
Scott Pilgrim racconta una storia d’amore, certo, ma in seconda battuta penso descriva anche il processo del diventare adulti, o del rendersi conto di esserlo.
E Ramona Flowers non è la ragazza perfetta per cui faresti qualunque pazzia e che esige qualunque pazzia, non vuole nemmeno essere la ragazza perfetta, non fa niente per esserlo come non fa niente per essere importante per qualcuno, non trova gratificazione nella devozione degli altri, anzi ne è annoiata. Tutto ciò che lei diventa per gli altri, accade perché lei è così, nel bene e nel male. Semplicemente accade.
Ramona Flowers è una ragazza normalissima con uno stile grandioso, che fa anche parte di quella ristretta categoria di persone che con la loro presenza ti sospingono verso la crescita, che a volte ti mettono davanti ai tuoi più grandi difetti e contraddizioni e questo la rende migliore della ragazza perfetta.
Perché in mezzo a tutte le persone che scegli di tenere, o a cui scegli di appartenere, quelle che ti accompagnano attraverso un percorso di crescita, qualunque esso sia, sono quelle con cui instauri un contatto più profondo, qualunque direzione prenda l’evoluzione del rapporto e con loro non c’è scelta, ma consapevolezza: l’appartenenza non è per riempire un vuoto o una casella mancante, semmai per aggiungerla, per arricchire e non per completare.
Sono quelle alle quali dici “Quindi…” e loro ti rispondono “Quindi?” e poi niente, se volete sapere a cosa mi sto riferendo, dovete leggervi la storia.

Un bacio e un saluto, ovunque voi siate.
Fine parte prima.

 

[Catfish And The Bottlemen – “7”]

 

 

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