Il Finale Di La La Land

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Su questo fiume, prima e dopo la scienza.

Una volta una persona, non importa chi, mi dette un marker nero e mi disse “scrivi una frase” e io, titubante, chiesi “che tipo di frase?”.
Quel muro era pieno di scritte, parole, e lei ne aveva appena lasciata un’altra presa da una canzone.
“Che tipo di frase?” domandai di nuovo.
Lei mi sorrise, il vento le scompigliava i capelli, e rispose “non lo so, scrivi qualcosa che hai paura di non poter mai dire”.
“Qualcosa che ho paura di non poter mai dire?” ripetei a pappagallo, come quando non si capisce, anche se avevo capito perfettamente.
“Sì” fece lei guardandosi intorno “presente quelle cose che per te hanno un valore immenso e che hai paura di sprecare?” e io eccome se ce l’avevo presente e quindi annuii col capo.
“Ecco, scrivi una cosa così”.

I finali nei film sono fondamentali, per come la vedo io. Una storia può essere perfetta, ma se finisce in un modo che non mi convince, allora non mi piace.
Venti minuti fa ho appena visto forse uno dei finali più belli, per quanto mi riguarda.
Poi però ho pensato che io il tip-tap non lo so ballare, che qui non ci sono filari di palme ai lati della strada. Ho pensato che in questo paese non esistono posti dove ascoltare del Jazz decente, perché nessuno ci capisce un cazzo di Jazz in questo paese.
Per trenta secondi, ho immaginato che io fossi lo scrittore che non diventerò mai e tu tutto ciò che vuoi essere, qualunque cosa sia. Ed era tutto diverso, meno pesante, c’era una dimensione umana delle cose e io mi vestivo con quegli abiti anni trenta che mi piacciono tanto e il cappello a tesa larga e il cravattino. E tu, d’inverno, ti mettevi i guanti neri e quel vestito lungo e andavamo ad ascoltare musica dal vivo, sorseggiando cognac avvolti nel fumo a mezz’aria di sigarette nella sala. Poi tornavamo a casa, una casa né troppo grande, né troppo piccola, che sicuramente aveva un camino e sicuramente aveva delle grandi finestre da cui entrava la luce, tutta la luce del mondo, e la mattina c’era odore di tè e di caffè, odore di tè, di te e di caffè e poi i tulipani, sempre, sul tavolo. E tutti i libri, tutta la musica, tutti i film, tutto insieme. Tutte le marmellate di tutti i colori del mondo e tutto il tempo per fare tutto ciò di cui avevamo bisogno, persino annoiarci, persino distrarci.
Poi è scattato il verde e ho pensato che noi siamo questi qui, non quelli che stavo immaginando, siamo questi qui e abbiamo queste cose qui e non c’è molto da farci.
Ho pensato che La La Land è un film da dieci pieno, con un finale bellissimo, che mi porterò dietro per un po’, perché, per quanto sia non convenzionale per una storia di questo tipo, e quindi risulti stratosferico sul grande schermo, nella realtà fa un effetto leggermente diverso. L’effetto che ti fa tornare a casa, versare due dita di whisky, mettere su By This River di Brian Eno e fumarti lentamente una sigaretta.

Non mi aspettavo questo effetto, quando sono entrato nella sala.
Tutti ne avevano parlato benissimo, ma io quando una cosa piace a tutti divento scettico.
E invece no, invece avevano ragione.
Io e i musical non siamo mai andati d’accordo, però La La Land è un film che merita tantissimo. Sta tutto nel finale, il maledetto finale.
Quello che ho ancora adesso sulla pelle. Quello che mi rimarrà addosso per un po’.

 

[Brian Eno “By This River”]

 

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4 thoughts on “Il Finale Di La La Land

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  1. Io sono uscita dalla sala dubbiosa..
    Non capivo.
    Avevo visto una cosa, ma cozzava con determinate sensazioni che m’aveva lasciato.
    Ci ho messo più d’una settimana a capirlo.

    Se vuoi,
    ti consiglio questa recensione e, sì, BarbieXanax non è che sia questa cima né ha una voce gradevole, ma quello che dice fa vedere il film sotto aspetti totalmente differenti che fanno esclamare “cazzo” senza rendersene conto.

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