Quella storia del lupo e della volpe

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Adesso vado a letto, solo altri cinque minuti.
Ho fatto partire una canzone di un album che non potrò comprare, perché sembra non esistere in copia fisica, ho acceso una sigaretta, ho voglia di una fetta di pane tostato con sopra la marmellata pere&cannella.

Questa canzone mi piace, è ben ritmata e lei ci canta bene sopra e, quando il suono si riempie, diventa proprio una cosa tridimensionale, esattamente come dovrebbero essere i suoni quando si riempiono.

Un po’ di tempo fa avevo iniziato ad imbastire tutta una retorica sugli animali selvatici, sulle bestie che abitano i boschi, sui lupi e sulle volpi. Per tutte le volte che ho creato narrazioni fragili, che decadevano dopo poco, riguardo a questa ho sempre avuto una sorta di irrazionale certezza, come se non fossi io a scriverla, ma lei a raccontarsi tramite le mie mani. Da un certo punto di vista, è come se io non avessi inventato niente.
Non era tanto una questione di scegliersi, ma di trovarsi, di incontrarsi al limitare del bosco: uno stava uscendo, l’altro ci stava ritornando e tutto è semplicemente successo senza che nessuno facesse nulla in proposito.
Probabilmente fu un fatto di odori, di contatti, di sapori e di sguardi. Probabilmente fu un riconoscersi, quasi si fosse davanti ad uno specchio, un capire che entrambi si proveniva dallo stesso ambiente, dalla foresta.

Il punto, in tutto questo, è che finché non sai che qualcosa esiste non ci fai caso, però quando poi la trovi, quando arrivi a pensare “lo sapevo”, cambia quella che è la percezione del tutto.
Ti rendi conto, nel modo più lucido possibile, che ci sono dei vuoti che possono essere colmati solo da certe persone, senza le quali rimangono vuoti. Ti rendi conto che l’accettazione è importante e, in un certo senso, ti viene anche facile, perché, quando sai che quello spazio è vuoto per un motivo, smetti di arrovellarti in mille supposizioni senza capo ne coda. E’ come se tutto acquisisse senso, i pensieri una direzione.
Capisci che ci sono cose che sono così e basta, senza possibilità di decisione alcuna.

E può capitare, alle volte, che magari la volpe si perda e non capisca più dove si trovi, dove stia andando, cosa stia facendo. Succede, talvolta, agli animali selvatici costretti a vivere in un mondo domestico, nel quale devono mimetizzarsi, adeguarsi.
Il punto, però, è che un lupo che incontra una volpe non è un avvenimento che avviene tutti i giorni e di questa cosa tutti i lupi ne sono consapevoli: è raro che due guardiani riescano ad incontrarsi in una condizione di tempo che gli permetta di guardarsi negli occhi.
E il punto è che, quando un lupo incontra una volpe, poi non se ne dimentica.
Perché non può, perché solo la volpe può raccontargli se stesso, raccontare il lupo al lupo. Lei e nessun’altro.
Per questo, con un occhio, lui tiene sempre sotto controllo il limitare del bosco, per questo si tiene stretto il vuoto lasciato dalla volpe. Vuoto che, poi, non è più vuoto da riempire, ma un luogo di qualcuno, un luogo per qualcuno.
E non gli fa male tutto questo, ma gli dà forza: perché lui è un guardiano e da guardiano vigila, attende.
Perché lo sa che, prima o poi, la volpe riapparirà tra gli alberi e lui sarà lì.
Sarà sempre stato lì.

 

[Lucy Schwartz “Turn Your Light On Me”]

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2 thoughts on “Quella storia del lupo e della volpe

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  1. apprezzo la filosofia che c’è dietro questa storia, in effetti spesso quando diciamo “ho un vuoto dentro” parliamo di un luogo dentro di noi che è occupato da un’assenza. e poi mi è piaciuto questo tuo narrare a margine, per accenni, e noi sappiamo quel che basta, il legame tra due animali, di specie differente, più forte dell’assenza.
    ml

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