Lo Stato Sociale – Una Recensione Che Parte Da Lontano

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Conosco questo gruppo da più o meno sei anni, da più o meno quando un mio compagno di università mi passò una copia piaratatissima di Welfare Pop. Era così piratato e a cazzo di cane che le tracce non erano nemmeno in ordine e dentro c’erano anche le canzoni dell’EP di Amore ai tempi dell’Ikea. Nessuno sapeva chi cazzo fossero e ricordo che c’era chi li accusava di plagiare gli Offlaga Disco Pax – il che, a distanza di anni, provoca ben più di qualche sorriso.
Di loro dicevano cose tipo “ma cazzo sono stonati” oppure “ma cazzo sono dei cani” oppure “ma cazzo ma non è musica”. Anche il mio compagno, dandomi quella copia piratatissima, mi disse “ascoltati sti cagnacci, che a te sta roba piace” e ne approfitto, a distanza di anni, per confessare che Lo Stato Sociale l’ho conosciuto grazie ad una delle persone che meno sopportavo, con cui parlavo giusto di musica durante le lezioni, quando la voglia di seguire era rimasta fuori dalla porta. Perché era, e credo sia – sei – un radical chic del cazzo.
Comunque.
Sei anni fa misi quella scrausa copia nel mio lettore CD e iniziai ad ascoltare una roba che, effettivamente, ancora non si sentiva troppo in giro. Perché, e non so se ve lo ricordate, sei anni fa tutta questa elettronica, tutti questi synth, queste pianole, queste basi nella musica indie italiana non esistevano, o non erano ancora mainstream. Questo modo di suonare, che ora è un po’ scimmiottato da molti, sei anni fa non esisteva.
Ricordo che finii sotto con Escapista – l’orizzonte si squarcia in coriandoli ed io con lui – Brutale – io non sono nato nello stato sociale – e Anche La Stasi Aveva Un Cuore – m’innamoro della tua donna, apro un’indagine su di te -.
Poi uscì Turisti Della Democrazia, che scaricai in autonomia. Ora, di Turisti Della Democrazia bastò una traccia, la prima, a farmi definitivamente innamorare di loro.
Era da poco deflagrato il movimento dell’Onda – tutti criticavano i teppisti in manifestazione e nessuno si ricordava delle camionette lanciate a ottanta all’ora sui marciapiede – e loro iniziavano l’album cantando Abbiamo vinto la guerra – eeeeeeeeh – e neanche ce n’eravamo accorti. Ricordo i miei tragitti in metropolitana con questa canzone in loop, con sempre lo stesso brivido al passo E Federico se n’è andato via da solo, Carlo ha posato per i fotografi nudo. E lo devo ammettere, non fu tanto la musica a farmeli piacere, ma i testi, quel loro modo di stare da una parte, dentro le cose e riuscire a raccontarle senza retoriche, lirismi, costruzioni stantie. Quel loro modo semplice di raccontare cose pesantissime e io credo che, al di là di mostri sacri comunque più vecchi di noi, appartenenti alla generazione precedente, loro siano gli unici ad aver inserito nei loro testi certe tematiche e certi personaggi, anche scomodi volendo. Gli unici della nostra generazione, quantomeno, a non avere tagliato i ponti con quello che fu Genova 2001, che hanno inserito nelle loro liriche il peccato originale d’essere troppo piccoli, all’epoca, per poter prendere parte a quell’evento che a tutti gli effetti ha fatto da diga, da spartiacque tra un prima e un dopo.
Due anni dopo Turisti Della Democrazia uscì L’Italia Peggiore, che mi venne regalato in copia masterizzata – sì, mi ricordo che me l’hai regalato tu – e che credo non abbia bisogno di troppe parole. Un CD che conteneva, tra le altre Io, Te e Carlo MarxIn Due E’ Amore In Tre E’ Una FestaLa Rivoluzione Non Passerà In TV. Un CD che fu la colonna sonora degli spostamenti in macchina dopo la manifestazione NoExpo del Primo Maggio 2015 – sì, quella delle macchina incendiate – e fa ridere ripensare a questa macchina che si sposta per Milano con le casse che gracchiano tu stai con me che ho un problema serio: a me piace bruciare le cose.
Li ho conosciuti quando su Quello Che Le Donne Non Dicono non cantavano, ma facevano un balletto di quattro minuti. Quando i loro concerti erano più cabaret che musica, si presentavano con cinque canzoni all’attivo e ti tenevano lì un’ora e mezza. Ho visto aumentare le persone ai loro concerti, li ho visti criticati ogni 20 Luglio, quando mettono la faccia di Caro Giuliani come foto profilo Facebook, ho visto venire meno la parte prolungata di cabaret, ma l’ho vista rimanere in tante altre piccole cose e in un certo senso li ho visti crescere, senza rendermi conto che stavo crescendo anche io.
Adesso, alla quasi alba dei miei trent’anni, stava per uscire il loro terzo disco e io, lo confesso, avevo un po’ paura. Paura perché i singoli che avevano fatto uscire, effettivamente, avevano poco di quelli che erano i loro testi precedenti, di quello di cui loro tendevano a parlare senza mai parlarne in modo troppo didascalico. A un tratto mi sono trovato a dirmi che forse, senza accorgermene, eravamo entrambi – io e loro – cresciuti troppo ed eravamo diventati – come succede a tutti coloro che crescono troppo – qualcos’altro.
Ma erano cazzate, perché poi il disco è uscito e io l’ho ascoltato e ora sono qui con Quasi Liberi che suona dallo stereo a cercare un modo per dire che questo, a parer mio, è il loro CD più bello.
Più bello perché nei loro testi ci sono sempre loro, e quindi ci siamo anche noi, ma in modo più maturo, più consapevole. Se Turisti Della Democrazia aveva un’anima godereccia di chi ancora deve affrontare il futuro, Amore, Lavoro E Altri Miti Da Sfatare ha l’anima godereccia di chi il futuro l’ha cercato e ha scoperto che non c’è.
E se c’è una cosa vera da dire su Lo Stato Sociale, è che hanno l’involontaria capacità di raccontare in modo puntuale la loro generazione, i loro coetanei. Infatti credo che alcune cose, alcuni passaggi, alcune sfumature li possa cogliere solo chi sei anni fa aveva tra i 20 e i 25 anni e oggi ne ha tra i 26 e i 3o o più – ma non troppi più -.
Tracce come 60 Milioni Di Partiti, Eri Più Bella Come Ipotesi, Quasi Liberi Niente Di Speciale sono a tutti gli effetti dei manifesti, dei testamenti, liriche alle quali non puoi portare obiezioni. Perché è così, siamo questi qui, siamo questa roba qui.
E io, questa volta, il CD l’ho comprato.

 

“e adesso cosa resta della nostra età
se togli la rivolta, la rabbia, la musica, la fame e la voglia
di scrivere da capo una storia irrisolta?”

 

[Lo Stato Sociale “Amore, Lavoro E Altri Miti Da Sfatare”]

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