Coprifuoco – la settimana del derby, il calcio, le persone

È la settimana del derby e le giornate si stanno allungando. Dopo parecchi anni finalmente è primavera ad aprile, se ne sente il profumo per strada, in quell’aria tiepida che non è ancora asfissiante come ogni venti di luglio.

È la settimana del derby e, come d’usanza, il tempo salta un battito ogni giorno, rallentando sempre di più fino al momento del calcio d’inizio, quando sarà fermo del tutto per novanta minuti. Novanta minuti, due vite, sei mesi.

Col calcio ho sempre avuto, come tutti quelli come me, un rapporto molto particolare. Ha spesso accompagnato e scandito le mie gioie e i miei dispiaceri, si è spesso legato a doppio filo a persone ed eventi che, col pallone, c’entravano ben poco.

È così può succedere che i due gol capolavoro di Kakà al Manchester United per me abbiano il sapore di una lunga pedalata per arrivare ad un appuntamento e di un’esultanza sconsiderata in sella alla bicicletta quando per sms venni avvisato del 2 a 1 temporaneo. O che il gol di testa di Ibrahimovic del 3 a 1 alla Roma abbia il sapore del bacio di una certa ragazza, così come la Champions League del 2007 abbia un profumo che usa solo una persona, e che riconoscerei in ogni posto del mondo. Succede che il mondiale del 2006, e il gol di Grosso, abbiano i capelli neri e gli occhi azzurri. È calcio, non è mai stato solo calcio. Che a un certo punto non so se sbagliamo noi, che ci mettiamo dentro un po’ di tutto, o quelli che ci vedono solo 22 uomini che inseguono un pallone su un prato. 

È la settimana del derby e l’aria è quella di una primavera arrivata al momento giusto, sul finire della nostra primavera personale. E in questa settimana particolare ho trovato la canzone adatta per accompagnare questa foto, che ritrae la corsa di Walter De Vecchi, dopo un insperato gol del pareggio, in un derby epico, bellissimo per i milanisti, un po’ meno per gli interisti. È una canzone che si porta dentro un po’ di cose, con gentilezza, senza disturbare. Una piccola coccola scritta da qualcuno che non reputavo più in grado di scrivere belle canzoni e che ci ha messo sette anni per smentirmi.

Sette anni fa usciva “quando tornerai dall’estero” e io la ascoltavo e aspettavo davvero che qualcuno tornasse dall’estero. Sette anni dopo ascolto “coprifuoco” ad inizio primavera, sul finire della mia, e penso che l’attesa sia diventata un vegliare, un po’ come fossi custode speciale di vite d’altri. E che non va poi così male.

E così in questa settimana particolare Vasco Brondi sembra essersi rimesso a comporre come sapeva e il tempo sta rallentando vertiginosamente in previsione di sabato a mezzogiorno, quando sarà immobile. Quando non esisterà nient’altro se non i colori della maglia, il campo, il pallone. Quando la speranza sarà di poter vincere, provare quella malinconica gioia che ti regala un gol, con quella felicità che esplode rapida nella consapevolezza che durerà per un lasso di tempo effimero.

Che poi, alla fine, trovo un’allegoria in tutto questo discorso, in questa foto, in questo sport. Perché, qualunque sia la motivazione che ci spinge, tutti viviamo per quell’esplosione di gioia prepotente che ti divampa nel corpo, che per alcuni si traduce anche in quell’accompagnare con gli occhi estasiati un giocatore che corre settanta metri per andare sotto la sua curva. Sentirsi immortali sapendo di non esserlo, che è una sensazione passeggera. Sentirsi immortali perché non si può fare a meno di sentircisi. Sentirsi vivi senza condizioni di sorta.

È la settimana del derby e ogni ora passa sempre più lentamente, man mano che si avvicina la battaglia. E nel tempo denso hai modo di pensare alle cose buone, a quelle cattive, alle persone arrivate, partite, rimaste. Alla corsa di Walter De Vecchi. A quanto è tremendamente bello sentirsi in quel modo. A chi in quel modo è in grado di fartici sentire e per questo, suo malgrado, ha un legame diretto con questa squadra. Che per me è sempre la più bella. Perché un po’ è vero che, quando ami, lo fai incondizionatamente. Come del resto, credo io, si fa anche con alcune persone. Probabilmente quelle che indirettamente e loro malgrado hanno vinto una Champions League, o un campionato, o un derby importante in una stagione difficile. Momenti felici legati a momenti felici, ecco cosa fa il calcio: aiuta a non dimenticare le persone con cui ti sei sentito vivo. Aiuta a tenertele vicino. E ogni volta che ti ricorderai di un gol importante, penserai anche a una persona. E sorriderai due volte. Sempre.

È la settimana del derby. È la settimana più lenta dell’anno.

[Le Luci Della Centrale Elettrica “Coprifuoco”]

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