Estate Povera – Una Foto

 

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Seduti sul prato, luce a cascata, l’acqua brillante che scorre a sinistra, l’erba piegata, l’erba strappata da qualcuno che chiede una sigaretta giurando di comprarle, mentre un paio di dita mandano sassolini ad infastidire chi sta prendendo il sole.
Nell’immobilismo il tempo non passa, chiuso in sorrisi celati da occhiali da sole e parole assonnate.

Gente che arriva in ritardo, il cuscino sul volto, si butta di pancia a faccia sull’erba, borbotta qualcosa, ricomincia a dormire; un cane insegue un frisbee e un bambino cerca di riempire la borraccia alla fontana, si sente una madre urlare qualcosa in direzione di qualcuno, tre nuvole bianche scivolano nel cielo dietro le montagne.
Il sole, freddo, congela una margherita messa dietro un orecchio.

A gambe incrociate, fumo bianco dalle labbra, dietro Persol fumé l’annosa questione: meglio i russi o gli americani? Delitto E Castigo o Chiedi Alla Polvere? Qualcuno cita Bukowski, un pacchetto di sigarette lo rimprovera colpendolo e un accendino coi fiori scoperchia una birra, la schiuma scappa sul vetro e muore lenta sulla terra.

Il pomeriggio fluttua verso sera e il sonno si arrende, una testa poggiata su uno zaino domanda il da farsi, il consesso s’infiamma in un cerchio di proposte.
Pizza in terrazza, bottiglie al pratone, fuoco in pineta. Oppure le scuole, due sulle panchine e poi macchina e La Croix, macchina ed Estoul a vedere le stelle, macchina fino al colle a guardare la valle che brucia.
O macchina e basta, parlare finché il sole non suona la sveglia per andare a dormire, starsene al freddo, fumare sigarette senza pensare a pentirsene.

Qualcuno rallenta, si toglie gli occhiali, ritarda i progetti e allontana la sera.
Il sole di taglio nuota ancora nel lago, il vento in silenzio piega le canne sulla sponda opposta, tutti osservano zittiti in una polaroid bruciata sui bordi.
Nell’ultima ora per stare seduti, o sdraiati sull’erba, prima che la montagna metta tutto all’ombra, rimane un piccolo drappello di guerrieri ostinati, volti coperti da lenti oscurate, sigarette lente portate alla bocca, nuvole grige in sbuffate intermittenti.

Nell’ora di luce che precede il buio, spalla a spalla in colore caldo, le parole cessano di servire lasciando spazio a nuche posate su schiene rilassate, dita affusolate che ruotano fili d’erba controluce, mani abbandonate su sospiri profondi.
E margherite congelate dietro le orecchie.
E nuvole che lente scivolano dietro le montagne.
E cuffie del walkman che passano piano la colonna sonora.

 

[The National “I Need My Girl”]

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