Omission – Stare Nel Proprio Tempo.

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Foglio bianco – di nuovo – e due settimane di parole non uscite, malpensate.

Tempo.
Tempo da ogni dove, sprecato, buttato, vissuto, recuperato.
Tempo di gente che non se ne accorge, che pensa di averne sempre dell’altro, tempo di gente che avvelena se stessa.
Gran casino, nessuna mappa, sei bravo se riesci a trovare te stesso, al mattino, quando cadi nel guardaroba e ti lavi la faccia, pulisci gli occhi dai volti notturni, da labbra dipinte e dichiarazioni d’amore vomitate nel cesso.

Tempo.
Tempo che non c’è mai, in fuga perenne, lo perdi di giorno e lo recuperi la notte.
Tempo che cerchi per farti del bene, in mezzo all’incendio, riparandoti un attimo per poi ripartire, sempre diverso, con l’unica paura di non averne abbastanza.
Casino totale, un sacco di musica, canzoni ascoltate per ritrovare persone, o rivedere momenti, arrabbiarsi col mondo per quanto siamo codardi, per capire una volta di più che i disillusi sono i primi a morire, di una morte delle tante, la più brutta, quella che ti permette di continuare a vivere a vuoto.

E sarebbe ora di svegliarsi, di starci dentro davvero in questo tempo del cazzo, senza scuse infantili, senza paure come pretesti, sarebbe anche ora che capissimo che è meglio fallire per bene, provandoci fino in fondo, piuttosto che fermarsi a metà, fallendo un po’ meno, non rischiando mai davvero.
Al di fuori di compromessi stantii da prima repubblica, dando alle fiamme quell’adesso vediamo col quale dribbliamo i momenti, ritardiamo le decisioni, sprechiamo la vita procrastinando le azioni, finché poi è troppo tardi, tardi davvero, e con la scusa di dover essere sicuri non avremmo concluso un bel niente.

Sarebbe anche ora di smetterla di comportarsi come se fossimo immortali, senza scadenza, come se ci potesse sempre essere un domani in cui fare qualcosa.
Capire davvero che, più si va avanti, meno è possibile questa opzione, che più passa il tempo e meno ne rimane.
Perché non siamo infallibili, ma non siamo nemmeno eterni.

Per non arrendersi, per non spegnersi, per non iniziare a morire da vivi, per farsi trovare vivi dalla morte, stare nel proprio tempo è l’unica cosa da fare davvero, senza nascondersi dietro a cazzate inventate solo perché si ha troppa paura di provarci.
Perché, in un mondo in cui la vittoria non è una cosa certa, ma nemmeno impossibile, provarci è l’unico modo per essere vivi.
Provarci, a qualunque costo. Solo quello. Almeno quello.

Il resto sono le chiacchiere che i vecchi cianciano bevendo bianchini e vendendoti i loro rimpianti come se fossero saggezza.

[John Frusciante “Omission”]

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