Antinostalgico – Fabri Fibra “Stavo Pensando A Te”

Esperimento 3

 

Angery Reacts.

Tornare a casa e trovare le solite quattro cose, i libri tutti iniziati e rimasti sulla scrivania, quelli finiti ordinati alla buona. Le scarpe, accatastate sulla panca. I vestiti, in ordine apparente. Le notifiche. Le non notifiche. Le scritte a marker nero su lamine di compensato. I cartelli appesi. Le foto, le frasi.

Il divano, che è anche un letto. I film. Il posacenere che alla fine non svuoti mai, quello che svuoti sempre. Le bottiglie vuote conservate da nottate in cui avevi qualcosa da dire.

Sono contrario alla nostalgia, non ha niente di buono: ti costringe, alla fine della fiera, a rimanere scollato dal presente. E’ un senso di mancanza in cui non riesco a ritrovarmi. E’ un senso di mancanza fine a se stesso, che si auto alimenta e si auto incensa. La logica del “era meglio prima” è una logica illogica.
Perché dopotutto non riesco a non pensare che sarà meglio domani, fosse anche solo per il fatto che quello che c’è stato lo conosco, di quello che accadrà non so nulla. Fosse anche solo per curiosità. Fosse anche solo per il fatto che pensare che il meglio sia alle spalle è un po’ come rassegnarsi, dichiararsi sconfitti o comunque rinunciare a concedersi il sacrosanto diritto di stupirsi in continuazione.
Perché credo che sia sempre troppo presto per decidere che si è detto, visto, dato tutto e che nel presente non c’è nulla che abbia lo stesso valore di ciò che c’è stato. Lo stesso, o di più. O anche di meno, ma comunque un valore, qualcosa che dia un motivo. Qualcosa che faccia sorridere, o piangere. Qualcosa che, in ogni caso, alla fine della giornata ti rimane addosso.
Non riesco a capire le persone che per nostalgia del passato negano al presente la possibilità di tangerli. E’ proprio un fatto di logica: si è vivi nel tempo in cui si sta, con quello che è passato non ci si può fare molto. Il che non significa negare i ricordi: per quello che so, tra tutte le categorie esistenti, ce ne sono due preponderanti al mondo: quelli che vivono di ricordi, brutti o belli, e quelli che ricordano con piacere, o con dolore. Sono due pianeti che stanno agli opposti di una galassia relativamente sconfinata. E poi mi si dovrebbe spiegare come mai si relega molto spesso al passato la felicità, mentre si tiene bene nel presente la tragedia. Mi si dovrebbe spiegare perché nostalgicamente si decida che il meglio era due, tre, uno o otto anni fa, mentre invece il peggio lo si continua a vedere. Ma se per una volta facessimo il contrario, o quantomeno provassimo a dare ad ogni cosa il giusto ordine, il giusto peso e la giusta misura?
Non siete né migliori, né peggiori di come eravate, solo diversi. Magari con qualche buco, dei leggeri o pesanti sensi di vuoto prima di addormentarvi, una strana tristezza che vi prende a caso ogni tanto, magari un attimo dopo che avete appena riso fortissimo. E’ tutto normale. Ciò però non rende migliore il tempo in cui c’era ciò che vi manca adesso, lo rende solo differente, vi rende solo differenti.
E le cose belle non accadono una volta sola, a ben guardare accadono continuamente, tutti i giorni in tanti modi ed è per questo che dico che rimanere legati ad una sola, pensando che il bello sia solo così, significa precludersi molto, se non tutto di ciò che vi rimane una volta tirata una riga e che fondamentalmente è ciò che ancora non è accaduto.
E’ per questo che la nostalgia non mi piace: ammazza il presente, negandogli la possibilità di stupire.

E la mancanza, forse, è quella cosa che ti coglie alla sprovvista, quando non te lo aspetti e ti fa venire un’improvvisa voglia di tè. E ci sta che, in barba al caldo, si faccia un infuso e lo si beva sul balcone, a torso nudo, guardando la notte di quelle notti che sembrano non passare mai.

Angery Reacts.

[Fabri Fibra “Stavo Pensando A Te”]

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