Ho Visto Nina Dabbare – Electric President, “Ten Thousand Lines”

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La nostalgia canaglia la buttiamo via, perché non ci serve.
Non ci serve nella stessa misura in cui non ci serve la mancanza, o la dimensione umidiccia e maleodorante del sarebbe potuto essere.
E non perché dobbiamo essere duri, inscalfibili e impenetrabili, ma perché non ci serve assolutamente a nulla, perché la questione è una ed è chiara, ragazzi: tutto ciò che facciamo deve o dovrebbe essere indirizzato a migliorare il nostro presente, la qualità dei giorni in cui siamo vivi. Non di quelli in cui forse saremo vivi, né ad ipotizzare come si sarebbe potuto fare meglio qualcosa che ormai non si può rifare.
Ciò che è andato, è andato e perdonatemi la ripetizione pleonastica quanto necessaria. Pleonastica perché è un concetto logico, necessaria perché non sono poche le persone che vedo rimanere attaccate al passato.

Fermatevi un attimo, possibilmente di fronte ad un paesaggio bello come quello qua sopra e ditevi non ho nulla al di fuori del mio presente.
Ditevelo in modo diretto, forte, senza alcun rispetto per la vostra sensibilità o le vostre debolezze. Fatevi intenzionalmente male dicendovi qualcosa che non sempre ci si vuole sentir dire, poi attendete un attimo che passi la sensazione di vuoto dentro il petto: quello che sentirete dopo sarà il tempo che avete a disposizione e che spesso viene ignorato, o lasciato da parte per ipotizzare di cambiare cose finite o per evitare situazioni che forse mai nemmeno accadranno, perché non ancora presenti.
Avete mai pensato al fatto che ogni volta che vi concentrate su qualcosa di ipotetico state perdendo di vista quello che c’è di concreto?
E’ il più grande torto che ci si possa fare, il vivere senza riuscire a stare nel proprio tempo, il vivere dando più importanza a proiezioni e ipotesi, piuttosto che ad azioni ed effetti.

E questo, badate bene, non significa annullare i sentimenti o costringersi a non provare emozioni. Questo significa spendere se stessi nell’unico momento in cui si può attivamente e realmente fare qualcosa per ottenere ciò che si vuole.
Alla fine, se ci pensate, il passato è il sentiero che vi ha portato dove siete e il futuro è il punto dove sarete continuando il percorso. Però, e chiunque abbia mai camminato in montagna lo sa, per riuscire a seguire bene un percorso senza cadere, né rischiare di farsi male, bisogna prestare attenzione a dove si mette i piedi. Ecco, il luogo dove avete i piedi è il presente, ciò cui dovete fare attenzione per non inciampare.
Anche perché, e chi va in montagna sa anche questo, continuare a guardare la vetta, che di solito sembra sempre più lontana di quel che è, non fa che amplificare il senso di stanchezza, che è ciò che, a volte, fa pensare che probabilmente fermarsi un attimo per riposarsi possa essere una buona idea. Poi però, mentre si è seduti, il tempo cambia, magari inizia a piovere e non si riesce più ad arrivare in cima. E si rimane fregati.

Buttatela via questa nostalgia canaglia che vi rende anche troppo tristi per essere veri e quando parlate fa sembrare che vi manchi sempre qualcosa, anche quando siete contenti. Che poi uno vi chiede cos’è e non riuscite a rispondere, perché vi ci siete arrovellati talmente tanto che ve lo siete dimenticato.
Una cosa, a forza di ripetersela, perde significato.

Siate presenti, sempre o almeno per tutto il tempo in cui riuscite ad esserlo, in cui vi permettete di esserlo.
E non rinnegate nulla, ma portate con voi solo ciò che potete vivere realmente, fossero cinque minuti, qualche giorno o anche solo il tempo di un lento ballato in un parcheggio alle quattro del mattino.
Non importa cosa o come, importa che sia qualcosa che potete fare davvero e non solo nelle proiezioni della vostra fantasia. Perché, come dice un gruppo di ragazzi bolognesi, non è sognare che aiuta a vivere, è vivere che deve aiutare a sognare.

Il resto è solo zavorra che non aiuta a far capire quanto la vita sia, fondamentalmente, una cosa bellissima.
Come certe foto, tenute sempre nella tasca interna della giacca.
Quella più vicino al cuore.

 

[Electric President “Ten Thousand Lines”]

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5 thoughts on “Ho Visto Nina Dabbare – Electric President, “Ten Thousand Lines”

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      1. No no è che… quando quello che leggi fa un po’ male non è che sta stellina di wordpress vada tanto bene. Cercavo un po’ il modo di dire ciò che ha detto qualcuno tipo me. Voilà

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