I Giovani Sono Il Futuro – Mazzy Star, “Fade Into You”

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Il resto è sempre la solita solfa, ecco cosa, un carnet di perché e percome che liberamente ometti, conscio del fatto che sono sempre le stesse parole, gli stessi concetti e non è di certo ripetendoli una volta in più che la situazione cambia.
Come quando provano a spiegare me stesso a me e io resto in silenzio, consapevole che non saranno certo le mie obiezioni ad impedire a chicchessia di pensare d’aver capito tutto e allora sto lì, impassibilmente divertito, ad ascoltare conclusioni che trovano agibilità solo in un contesto di conoscenza superficiale, o in uno stato d’analisi in cui fa le domande e dà le risposte la stessa persona che imbastisce la teoria – un modo carino per dire che ce la si canta e ce la si suona, sì -.
Ma credo che per molti sia così, che almeno qualcuno abbia capito bene cosa intendo.

“Io, mi conosci, non mi sposterei per niente e per nessuno da qui. Però, è strano, se fossi tu a chiedermelo, credo che con te andrei più o meno ovunque. Non so perché, ma mi fido molto di te”

Il punto, in tutto il resto, è che nessuno sembra voler arginare questa deriva, questa randomica attribuzione di autorevolezze e valori a personaggi di dubbio spessore, queste dicotomiche prese di posizione su stronzate, questa moderazione su temi in cui, invece, ci sarebbe sì da schierarsi in modo netto.
Bollare chiunque sia scettico nei confronti dei vaccini come troglodita e tollerare una carica immotivata della polizia, in una piazza frequentata da persone normali, alle otto di sera, senza pericoli o minacce imminenti.
Questo dirsi fortemente a favore delle riforme sociali, del cambiamento del sistema, con annesse spallucce quando il proprio leader fa un salto a piedi uniti a destra, dicendo che dobbiamo aiutarli a casa loro.
Questo non rendersi conto che quello che dovrebbe essere un partito di sinistra è riuscito a partorire un decreto sull’immigrazione che è una porcata. Questo essere a favore delle libertà e non accorgersi che il daspo cittadino le libertà te le toglie, questa probabile disinformazione con annessa probabile non conoscenza di cosa sia il daspo cittadino.
Questo essere a favore del decoro, della sicurezza, della pace non sociale ma personale, per poter trovare quiete davanti a una televisione ed essere riposati, il giorno dopo, quando per otto ore della propria vita si contribuirà a rendere più ricca un’azienda, con un ritorno monetario che, molto spesso, non giustifica né la fatica, né le ore spese al servizio d’altri.
Questo giustificare il lavoro gratis di ragazzi prestati alle aziende con la scusa della formazione, o il lavoro gratis di ragazzi, che fanno lavori veri, con la scusa dell’esperienza, questo non assumerli, poi, quei ragazzi, perché purtroppo le posizioni non sono aperte. E però intanto si è goduto di forza lavoro a costo zero. E però intanto quei ragazzi sono poveri come prima, ma più vecchi di un anno. E però è tutto giustificato con la storia che bisogna fare gavetta.
Poi si lagnano dei cervelli in fuga, di gente che va a 6000 chilometri dagli affetti per poter solamente avere un salario: non per diventare manager, non per diventare ricchi, ma per poter essere semplicemente pagati.

“Ma solo io ho voglia di baciarti? No perché, se ce l’hai anche tu, questo è un buon momento per farlo”

Poi ci sono i discorsi, i proclami, questo riempirsi la bocca di futuro ovviamente tirando sempre in ballo i giovani.
I giovani che quando manifestano sono teppisti e criminali e quando si deve prendere i voti sono la prima risorsa della nazione. I giovani che quando protestano contro la progressiva privatizzazione delle università italiane sono perdigiorno, sfaccendati e figli di papà e quando poi emigrano sono una grande perdita per il patrimonio culturale italiano.
I giovani che, come si dice sempre, sono il futuro.
Mai il presente, mai nessuno che riesca ad usarla, questa parola. Come se solo il futuro dovesse essere migliore, perché in questo momento è tutto roseo e spettacolare.
E, allora, legittimamente vien da pensare che forse i giovani vengano costantemente presi per il culo con promesse vuote, discorsi impeccabili dal punto di vista retorico, inespressi nel fattuale.
I giovani che vengono manganellati e schedati perché sono gli unici, in questo paese, a battersi non per un futuro, ma per un presente migliore, seguendo quella linea forse troppo logica che vede modificabili solo le cose che si stanno vivendo, che ci vuole vivi nell’adesso, non nel dopo e né tantomeno nel prima.
I giovani che sono stanchi della procrastinazione, di quel verrà il tuo momento, che si trovano sulla soglia, o quasi, dell’età adulta con pochissimo senso compiuto e tantissimi vorrei ma non posso. E molto spesso i vorrei ma non posso si riducono all’indipendenza, un posto in cui vivere da soli e una vita quantomeno decente, come ad esempio non dover digiunare l’ultima settimana del mese perché i soldi non bastano a coprirlo tutto.
I giovani che quando parlano di questo – o quando accidenti a loro osano chiedere a quanto ammonta la paga oraria d’un lavoro – vengono chiamati capricciosi, immaturi, maleducati, irrispettosi, poco inclini al sacrificio.
I giovani che, a tutti gli effetti, sono visti non come una risorsa ma come un problema: perché rompono i coglioni, perché non abbassano la testa, perché chiedono diritti, perché vorrebbero evitare di trovarsi vecchi, un domani, allo stesso punto in cui sono oggi.
I giovani che disturbano, perché vogliono stare nelle piazze fino a tardi, uscire la sera in contesti di socialità e non di asettico decoro, che chiedono spazi e riqualificano spazi che regolarmente vengono sgomberati, smembrati, sempre per il sopra citato decoro, per ristrutturare stabili che diventeranno parte di quartieri dormitorio, grandi centri abitati che strizzano l’occhio alla non vita: quaranta appartamenti di apatia e televisioni accese, strade vuote e un sacco di silenzio e sicurezza.
Il futuro non esiste, il presente sì. Ed è in questo presente che esistono i giovani, ed è questo presente che si vuole cambiare, perché è adesso che abbiamo bisogno e che, fondamentalmente, siamo vivi.

“Mi vuoi dire qualcosa di vero?”

Poi, stretto a doppio filo a tutto questo, c’è chi si esprime a corsivi, corsivi perché improvvise accelerazioni di stati di quiete e non particolari inflessioni di tono della voce.
E per me è da sempre un mettere tutto insieme, come fosse sullo stesso piano: tanto è importante la lotta insieme ad altri, quanto lo è quella che si porta avanti esclusivamente per se stessi.
E tutto danza leggero a cavallo della concezione di alleanza, di quella complicità che in manifestazione ti porta a tenerti stretto chi è vicino a te, anche se non lo conosci, affinché ci si possa meglio proteggere vicendevolmente, senza chiedere mai niente, dando e ricevendo come si può e quando si può.
Senza porre obblighi, regole ferree, pretese basate su bisogni di possesso e accumulo, semplicemente assecondando la vita nel preciso momento in cui questa accade, senza delegare al domani la possibilità di fare accadere qualcosa.
Stretto a doppio filo a tutto questo c’è qualcuno di preciso, il motivo per il quale non so se parlo di politica quando parlo d’amore o il contrario o se per me siano fondamentalmente la stessa cosa, che non significa una casa con giardino, una televisione accesa e la tanto sdoganata quiete.
Piuttosto una continua rincorsa all’orizzonte, un entusiastico non averne mai abbastanza, un essere responsabili e presenti a se stessi per non rovinare ciò che si sta vivendo, un vivere ogni giorno come fosse l’ultimo non per acerbo senso d’urgenza, ma per far sì che possano essercene altri mille, per andare a letto con la certezza di non aver lasciato niente di incompiuto, d’intentato, di non fatto; per non procrastinare mai al domani ciò che può essere fatto nell’oggi. Non perché si combatte contro i mulini a vento, ma perché si vuole costruire qualcosa che renda quei mulini obsoleti, dimenticabili, noiosi come già sono. Scegliere quale vittoria ottenere in battaglia e non prenotarsi la solita innocua sconfitta: se serve, rischiare tutto; se capita, perderlo.
Con la consapevolezza che è sempre un ne vale la pena, con la voglia e l’intenzione di raggiungere l’orizzonte, qualunque cosa questo comporti.

Aqui no se rinde nadie.

[Mazzy Star “Fade Into You”]

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