A Ruota Fottutamente Libera – Bon Iver “Minnesota, WI”

 

A ruota fottutamente libera.

 

La stanza è troppo piccola e tutto è troppo in disordine e sono settimane che mi inseguo senza raggiungermi mai, che m’incontro la notte, mi guardo allo specchio, mi fisso negli occhi per qualche minuto.

Non so che storia è, che roba è, non so perché mi siano ripiaciute le luci di Piazza Cadorna o camminare ciondolando, mani in tasca, fino alla fontana di San Babila. O perché tutto sapesse di basso di pongo e musica da scantinato e simpatiche postcard che guardi sempre solo a distanza d’anni, e invece ora ce l’ho nella tasca del cappotto e le posso tirare fuori e avere paura, stringere una bic e macchiare la carta.

Non so perché quell’odore fosse così dolce, perché mi sia rimasto così nel naso, così negli occhi al punto che basta respirare per vedere. Che sembra l’eterno ritorno d’un romanzo mai scritto, labbra di carne che ti mordono e che mordi, un sapore di buono da cui non ti stacchi, o ti stacchi perché devi. Che fosse un cd, lo vorrei d’infinite canzoni, fosse un film lo vorrei senza finale o con una fine degna del tempo speso a guardarlo.

Vorrei, cazzo, essere trapassato, di nuovo e per davvero, sentire appartenenza per selvatica riconoscenza, poter seguire un sentiero per tornare in una tana. Senza domani, sempre nel presente, in albe di sonno e pomeriggi d’abbracci, la vita che fluisce da finestre alle quali puoi affacciarti, la vita che t’appartiene e per questo la puoi condividere.

E le impalcature che bruciano, i costrutti che crollano, la lenta decomposizione di tutte le parole superflue da dire e solo i fianchi, il seno, la carne e le mani sul viso a tenere ferme elettriche le vibrazioni. E i capelli, così leggeri, sparsi per aria e attaccati al viso su spiagge innevate e con letti rifatti e cercare parole, trovarle inesatte, silenziare gli sproloqui e rimanere come fluidi, in movimento costante, sentire il tempo che cola aspettando un momento.

E sotto tutto una canzone che suona leggera, piumone rassicurante, a cullare pomeriggi che scorrono lenti in mancanza d’un corpo, un paio d’occhi, un rafforzare le erre in una parlata che ha il sapore delle mani che corrono su corpi che vibrano.

Che ho scritto tante volte e così poche volte. Con tante canzoni e mai con queste. Che di parole ne avrei tante e preferisco tacerle, preferisco guardarti mentre l’universo pirotecnico mi si colora nel cristallino sul fondo degli occhi. Che tu non lo vedi, ma forse, quando potrai ascoltare, ne sentirai il boato.

Che fa tutto parte di quegli scatti in Polaroid  che sembrano tornare da chissà dove e invece dimorano qui, non raccontano nulla se non il presente, nulla se non te.

 

[Bon Iver, “Minnesota WI”]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

A Place for My Head

Written and directed by myself

Giuda is Carioca

A buon intenditore / poche storie

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitré

Mela Kiwi Limone

piccole pillole quotidiane

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

Novelle Ignoranti

Giornalismo, politica, musica, arte, letteratura, storia, cinematografia, varie ed eventuali.

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

Travelling With Earphones

Listening to music makes your life better

EN TRADUISANT TRANSLATION

Parlava di traduzione. Poi ha iniziato a straparlare di tutto.

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

M for Maverick

Yesterday is history, tomorrow is a mistery.

Pezzate passate

Just another ☠ writers blog!

Light 'n' ink

Paris through my eyes.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: