Supersonic, generazione senza generazione – Minchia ma ci sono le elezioni?

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Scrivo senza sentire il contatto dei polpastrelli sui tasti, scrivo inconsapevolmente al tavolo d’un ennesimo pasto nudo, ché ormai, per parlare di politica, in mezzo a tutto questo vuoto rumore devi essere incapace di intendere e volere, perché – dai! – che ignominia essere l’ennesimo pappagallino strillante in mezzo ad una pletora d’altri pappagallini strillanti: le vuote promesse, i proclami che sono marketing, comprare i voti promettendo di tagliare questo, abolire quello, far risparmiare su quell’altro. Come se poi fosse possibile. Come se poi fosse credibile. Come se enunciare solo quello che si vuole togliere fosse davvero una proposta costruttiva. Che a volte vien da dire che si fa prima a trovare la droga che un contenuto, e perdonatemi se la svacco subito, o se dico qualcosa di politically incorrect – questo davvero, non come i geni che danno della t*oia o del ne*ro a destra e a sinistra e dicono di non essere politically correct (il termine esatto è un altro) – ma che cosa mai si può dire davanti a questo deserto di enunciati, di fronte a questo turbinio di spirali retoriche, espresse anche con un eloquio degno d’un dislessico, che parlano fondamentalmente di pensioni, stabilità, tagli, diritti nuovi, vecchi, inventati?
Che cosa stanno dicendo a me, o a noi volendo, che non siamo ancora vecchi e non siamo più nemmeno troppo giovani? Chi sta parlando a noi? In chi possiamo dire di riconoscerci, in questo sfavillante panorama politico?
Che poi ti dicono eh ma il progetto. Ma quale rigà? Qual è questo visionario progetto? Quanto devo aspettare perché io sia incluso in questo progetto? Che cosa mai mi può importare della stabilità di una banca, a me che a malapena ho quattrini sufficienti e difendere con le unghie la casa in cui vivo in affitto? E che reazione posso avere quando vengo trattato da stupido, quando mi viene presentato il piano salva banche come una necessità popolare, quando basta leggere due libri di livello di poco superiore a L’Espresso per sapere che questa necessità non è poi una così grande necessità?

Vabbé, fanculo, sembro un grillino, quindi ricomincio da capo. A a me, anzi a noi frega cazzi di tutto quello che avete da promettere e da prometterci. Punto primo perché non lo state promettendo ai noi di adesso, ma ai noi sessantenni e frustrati che, mentre saranno presi dall’ennesimo discorso elettorale, ripasseranno nella mente tutti i rimpianti e tutti i rancori per tutto ciò che hanno dovuto lasciare per strada. Punto secondo perché non lo state promettendo a noi e basta, perché i giovani sono da sempre una pedina di scambio nella compravendita elettorale e nulla più. Voi seducete i nostri genitori con i discorsi sul lavoro giovanile, sulle tasse universitarie, sul futuro del paese. Ma non potete fregare noi, che viviamo le situazioni giornalmente sulla nostra pelle.
Un veloce, velocissimo esempio: a Bologna sono stati spesi 100.000 (CENTOMILA) euro per coprire dei murales all’università, quando la stessa università dichiara di non avere soldi per pagare le borse di studio a 3.000 (TREMILA) studenti aventi diritto e di non poter garantire l’alloggio a 2.000 (DUEMILA) studenti senza un tetto. E che cosa mai dobbiamo dirvi, perché mai dobbiamo credervi, quando vediamo che preferite spendere i fondi per ritinteggiare un muro, coprendo peraltro murales storici, piuttosto che investirli per gli studenti, per i giovani a voi così cari? Poi ci venite anche a dire che i giovani sono il futuro e i giovani sono importanti? Avete davvero tutto questo coraggio? Avete anche da dire con aria scandalizzata che i giovani non si interessano alla politica? La verità, cari miei, è che i giovani si interessano alla politica e proprio per questo non sono interessati alla vostra politica. Avete fregato almeno cinque generazioni, da quando avete rifondato questo paese che un pezzo di carta straccia certifica come antifascista, quando i fascisti siedono comodamente in parlamento e parlano nelle piazze – con Enrico Mentana, odierno luminare, che li difende pure – e non potete stupirvi se la sesta e la settima, forse, non hanno voglia di abboccare al vostro amo. Non siete più credibili. Che poi, e parlo proprio per la mia generazione e basta, la verità è che non ci avete mai cagato. Siamo stati ovunque – molti sono ancora ovunque – a fare le cose più disparate, a fare i lavapiatti per diventare, poi e magari, un giorno, architetti, ingegneri, professori e tutto quello che ci siamo sentiti dire era che eravamo choosy. Abbiamo sperimentato davvero la mobilità, abbiamo accettato stage lavorativi pagati una miseria dove le ore di lavoro erano spesso più di otto, quasi mai meno di dodici, e ci siamo sentiti dire che eravamo svogliati. Siamo la prima generazione dal dopoguerra che, sulla soglia dei trent’anni, ha ormai imparato a considerare il futuro come una barzelletta e ci dite che siamo presuntuosi, che pretendiamo senza mai dare nulla. Che vogliamo le cose, mioddìo, adesso.
La nostra generazione, diciamoci la verità, per voi non esiste. E’ un bug di sistema, un errore di percorso. Non c’è mai stato dialogo. Siamo tutti giovani svogliati e scappati di casa. Non siamo mica copywriter, designer, architetti, scienziati, esperti di settore – nei settori più disparati – gente coi controcoglioni che sa ciò che vale e sa che questo valore non è riconosciuto e, soprattutto, in un mondo dove il tempo è denaro – lo dite voi eh, non noi – non ripagato.
E vi dico una cosa, cari miei: almeno non rompeteci i coglioni se viviamo da rockstar, se bruciamo tutto e lo bruciamo subito. Cos’altro possiamo fare, se le prospettive, a tutti gli effetti, non esistono? Non vi chiedo clemenza, sia chiaro, vi chiedo correttezza: voi non ci calcolate nelle vostre promesse vuote, almeno non pretendete che noi si corra alle urne quando avete bisogno di un voto. Non venite da noi a mendicare attenzione, per insultarci non appena vi rendete conto che quest’attenzione non l’avrete mai.

Non potendo scegliere altro, abbiamo scelto di essere supersonici. Una pletora di mutilazioni emotive e non detti e rabbie sopite e denti digrignati nel sonno, troppo veloci per tutto, anche per capire cosa stia effettivamente succedendo. Non cercateci dove pensate di poterci trovare, perché noi siamo stati lì ma sia già anche andati via. Siamo diventati troppo veloci per voi, e vi osserviamo annoiati dalla vostra lentezza.
Siamo nel futuro, quello che ci è stato negato e che abbiamo deciso di prenderci lo stesso, fosse anche solo per spenderlo nel presente. Conquiste effimere, dite voi. Va bene, ma è sempre meglio del niente di cui ci parlate fingendo che noi siamo importanti per voi.
Noi, nei nostri abiti più disparati, siamo la fottuta cometa di Halley, voi siete il buio che rimane quando la scia si è esaurita.
E no, non ci prendete. Non ci prendete più.

I’m feeling supersonic
Give me gin and tonic

 

[Oasis “Supersonic”]

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