La sparatoria di Macerata e l’antifascismo in assenza di fascismo

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E’ notizia di poco fa che a Macerata un uomo ha esploso colpi di pistola su alcune persone e, prima di proseguire, riporto due articoli affinché vi possiate fare un’idea: Repubblica, Corriere della Sera.

Poi, proseguendo, si può dire che ovviamente i rispettivi colori della pelle erano differenti: bianco il cowboy, neri i bersagli.
Oltre ad essere molto curioso di cosa abbia da dire Mentana, paladino del dialogo e dell’apertura verso le opinioni di chiunque, preciso che del rumore mediatico che si solleverà non mi importa granché.
Non mi inserirò nel coro dei non è possibileè inammissibileè pazzesco che già sento ronzare nel vuoto sospeso a mezz’aria come fastidiose mosche che nemmeno il napalm riesce a debellare. Il coro, a mo’ di tragedia greca con tanto di deus ex machina, del dove sono le istituzioni?

Non lo farò perché, ed è il punto primo, conditio sine qua non, sono d’accordo con quello che diceva che chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.
E, punto secondo, sono decisamente tediato da questo scoprire l’acqua calda ogni volta, da questo accorgersi del problema solo quando si presentano gli effetti, dopo aver regolarmente minimizzato le cause. Stanco dei luminari della nostra contemporaneità che vanno cianciando di inutile antifascismo in assenza di fascismo, che parlano di teoria del ferro di cavallo per dire che gli estremi si assomigliano e che sono tutti deleteri, tutti da evitare. E chissà perché solo l’estremismo dei no borders viene rincorso, additato e ingabbiato come fosse il male assoluto, mentre altri episodi, tipo quello di Macerata, vengono indicati come dei casi isolati, avvenimenti una tantum, episodi sporadici.
Me lo chiedo, credo di sapere la risposta, non è il momento per parlarne.

Poi, andando via come sull’olio, punto terzo: non parlerò di Salvini, che tanto già si sa che dirà una cosa tipo condanno fermamente, però quest’immigrazione incontrollata porta a questa situazione perché non ci sono più le mezze stagioni. Non mi interessa, è rumore o, meglio, è quello che deve dire perché è la sua funzione politica dirlo. E non mi fa né stupire, né incazzare. Perché devo incazzarmi o indignarmi se un razzista dice una cosa normale per un razzista? – anche qui, la risposta e la soluzione non sono argomento di dibattito in questa sede, forse in nessuna sede che non sia una chat telegram criptata. E non è una minaccia, quanto un dato di fatto. –

Sempre proseguendo col passo leggero d’un ballerino di tip-tap, punto quarto: che cosa vi aspettavate da una situazione in cui le istituzioni, le stesse che probabilmente state invocando, parlano dell’accoglienza come di un’ideologia che non possiamo permetterci? Che cosa vi aspettavate, dico io, da una situazione in cui una cosa come il DASPO urbano viene acclamata come una grande scelta di civiltà? Io credo e penso che, se in questo momento state volgendo lo sguardo alle istituzioni per avere una risposta al problema, voi stiate guardando nella direzione sbagliata.
Quando viene fatta passare una legge che permette di ostracizzare dalle città gli indesiderati che minano il decoro – ed è un fatto curioso che gli indesiderati, spesso, abbiano un colore della pelle simile a quello dei bersagli di questo mattino – non è forse una naturale conseguenza che certe idee possano venirne rafforzate, che certe persone possano sentirsi nel giusto, legittimate?
Quando per prendere due voti di merda si arriva a sostenere la tesi del aiutiamoli a casa loro, la tesi della legalità, della sicurezza, del controllo, quando si dice che certe idee sì, son belle, ma non ce le possiamo permettere in questo momento, che cosa ci si può mai aspettare? – e, se non si fosse capito, ce l’ho col maggiore partito di destra del paese, che erroneamente viene reputato di sinistra. Un partito che si chiama PD perché forse volevano anticipare, con un acronimo, quello che avremmo pensato in giornate come queste e, no, sicuramente non è Partito Democratico -.

Un uomo scende da una macchina urlando “Viva l’Italia”, fa il saluto romano, spara su alcune persone scure di pelle.
Se vi state chiedendo perché, non avete capito nulla. Se vi siete chiesti perché e pensate sia opera di un pazzo, non avete capito niente. Se pensate sia una questione di sicurezza, non avete capito niente. Se pensate sia colpa del possesso di armi da fuoco, non avete capito.
Se non fate pace col fatto che il fascismo, oltre a contenere dei caratteri a tema sociale, è anche un’ideologia fortemente razzista, esclusiva nel senso di escludente, irrispettosa della dignità e della vita umana, e inammissibile al punto da non poter – o non dover – essere tollerata come opinione, non avete capito niente.
Se la pensate come Mentana, non avete capito niente.
Se siete d’accordo con Salvini – che non è fascista, ma non voglio dare visibilità ad altri, per tutto quello detto sopra – quando dice quello che dice, non state dalla mia parte.
Umanamente, prima che politicamente.

E no, non sono indignato, né stupito, probabilmente nemmeno incazzato. Bevo caffè nero, ascolto una bella canzone, penso ad una persona che non c’entra niente con tutto questo e ne cullo l’immagine nella mia testa.
E, mentre qualcuno potrebbe sentirsi per niente toccato da questa vicenda, io penso all’eventualità che io, o qualcuno che la pensa come me, possa essere il prossimo a finire sparato. Perché, mentre qualcuno di voi magari vede queste persone come innocue per la propria incolumità, io so che, in una scala d’odio, quelli come me vengono subito dopo gli immigrati e gli omosessuali.
E cristo santo questa cosa non mi piace per niente.
E anche a voi, sinceramente, non dovrebbe piacere. Perché con certe idee basate su assoluti del cazzo è un attimo trovarsi ad essere definito come un cancro sociale.
E sono stupito dal fatto che, nonostante sia lì per essere letta, nessuno si ricordi della Storia. E sì, in questo caso andrebbe bene anche quella ufficiale, con la esse maiuscola, riportata in ogni merdoso manuale pressappochista reperibile in qualunque Libraccio.
Li vendono usati a cinque euro. Io ce li investirei.

Chiudo con una citazione famosissima, che però non credo conosciate nella sua versione originale, quella preferita da chi la pronunciò.

“Quando i nazisti presero i comunisti io non dissi nulla perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”
– Martin Niemöller –

 

[Bon Iver, “00000 Million]

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