Zeta Reticoli On My Mind

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Ho un profilo Instagram, lo uso quando non ho le parole. Se vuoi, cerca @fastedfelson

Zeta Reticoli è una bellissima canzone dei Meganoidi, contenuta in Outside the Loop, Stupendo Sensation, ma se mi chiedi perché l’ho scelta come titolo della mia presentazione non ti rispondo.
Non è scortesia, è che certe cose non si possono spiegare.
Che poi, se riesci ad immaginare cosa sia un bagno di sangue chiamato libertà, sei a buon punto per scoprire la risposta.

Ho dei capelli tendenti al rosso e indisciplinati che cerco di portare in riga a sinistra. Quando mi irritano troppo li raso a zero.
Ho un paio di Gazelle gialle nelle quali cammino molto.
Ho due zaini, una macchina fotografica analogica che ogni tanto si inceppa e un rullino kodak che devo sviluppare dal 2011.
Ho tre taccuini, penne bic sparse un po’ ovunque, un marker indelebile nero con cui scrivo ciò che davvero non voglio scordarmi.
Devo tatuarmi una cosa da due anni ma ogni volta mi bevo il budget in gintonic.
Ho un mozzicone di matita Faber Castell HB=2 che ho fatto diventare un ciondolo.
Una volta disegnavo, ma ora non lo faccio più per paura di scoprire d’aver perso la mano.
Porto sempre con me le cuffie ogni volta che vado da qualche parte.
Considero i viaggi in treno il miglior modo per pensare, ma quando voglio portare qualcuno da qualche parte lo faccio sedere sul sedile del passeggero della mia macchina.
Una volta, di notte, ho visto le balene nel Mar Baltico.
Ho ancora la forza d’incazzarmi, l’incoscienza per esaltarmi, l’entusiasmo per ballare un lento in un parcheggio alle quattro del mattino e, se mi vuoi vedere piangere, ti basta farmi ascoltare Zeta Reticoli.
Scatto una foto ogni volta in cui non voglio scordarmi ciò che sto guardando.
Ho una canzone per tutto, ma molto spesso me lo tengo per me.
Dormo poco perché il tempo non mi basta mai, quando mi voglio rilassare mi cucino delle verdure saltate e d’estate mi piace uscire con la testa ancora bagnata.
Quando scrivo, di norma, c’è una persona nascosta tra quelle righe.
Quando scrivo male è perché vorrei dire a voce ciò che sto scrivendo.
La playlist più lunga che abbia mai creato su Spotify si intitola Paris C’Est Une Idée, che poi è una canzone di Léo Ferré.
Quella più bella è un work in progress.
Mi piace fare colazione con pane, burro e marmellata, una spremuta e tanto caffè, ma lo faccio solo quando ne vale la pena.
Una volta per ogni problema avrei preteso di avere una soluzione, adesso mi accontento di saperlo affrontare.
Ho avuto la fortuna di stringere legami molto forti.
Mi piacciono le ciliege.

Ho un taccuino di scritti che dovrei riordinare, ma ogni volta non so da dove cominciare e mi arrabbio con me stesso.
E l’unico modo che ho di calmarmi è ascoltare Zeta Reticoli. 
Nella tasca della giacca porto sempre una foto di tanto tempo fa, e di nascosto sempre lo stesso smalto.
Brucia ancora.

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